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Quasi arrivò nella sua stanza con il fiatone da quanto velocemente percorse l’intero castello: per primo si posizionò davanti allo specchio, le braccia rigide lungo i fianchi, i pugni stretti, e sbuffò. Una, due, tre volte, sempre più forte, guardandosi dritta negli occhi spalancati, per poi scoppiarsi a ridere in faccia perché proprio non era in grado di fare un’espressione cattiva. E non era nemmeno in grado di essere arrabbiata con Erick per averle detto che baciava male, anzi, la faceva ridere, perché voleva dire che da lì in avanti lo avrebbe solo che sorpreso. In positivo. Quel pensiero le fece scattare una lampadina nella mente, perché implicava altri baci, nel loro futuro. Sorrise al suo riflesso, ricordando anche il grido felice e contento che aveva udito provenire dal centro del campo, quando lei era già uscita. Si voltò, con in testa vorticanti immagini di quell’incontro e di incontri passati. Era contenta che non ci fosse ancora nessuno in stanza, era sicura che Morgana avrebbe preteso delle spiegazioni non appena si fosse accorta del baule dipinto di rosa con le sue iniziali, e in quel momento non aveva altro posto nella mente. Quel pomeriggio non aveva perso tempo a sistemare i vestiti nella nuova camera, aveva solo indagato sui nomi delle sue nuove compagne –si, curiosando nei cassetti- per poi lanciarsi direttamente al campo da Quidditch. Quando aveva letto il nome della Celebrian dentro la copertina di un libro si era parecchio rallegrata, ma incontrandola con il resto della squadra si era dimenticata di avvisarla dell’invasione. E guardandosi attorno proprio di invasione si parlava, perché i suoi averi non si limitavano ad un baule rosa, ma a quattro grucce coperte da teli buttate sul letto, una tracolla per i libri e una scatola in cartone piena di suppellettili pronta per essere rovesciata su tutte le superfici disponibili. Iniziò da quello, un’attività innocua per tenere occupate le mani mentre i pensieri venivano riordinati. Partì dalle cose semplici: il piattino portagioielli di ceramica a forma di conchiglia venne posizionato sul comodino, assieme alla certezza che non aveva intenzione di far finta che Erick non esistesse solo perché aveva dei brutti ricordi che la addoloravano; la boccetta di profumo alla cannella, aperta, prese posto sul davanzale affianco al contegno che aveva perso e che doveva assolutamente recuperare; la foto di famiglia, incorniciata da sottili rami d’argento con petali rosa pallido, e una candela al miele intagliata furono sistemate anch’esse sul comodino, sopra le ultime due grandi decisioni: primo non era da lei perdere la parola, la ragione e il controllo tutte in un sol colpo, perciò doveva fare in modo che non capitasse più, e secondo si sarebbe sforzata di accettare quel cambio di prospettiva, ma avrebbe tirato un pugno nello stomaco ad Erick se questo avesse provato a portarle fiori, bigliettini o prenderla per mano. Risolti quei punti, quelli fondamentali, era già più tranquilla. Inspirò ed espirò un paio di volte, a quel punto le sue mani avevano smesso di agitarsi come se volessero stritolare tutto, quindi poteva passare ad altre attività. Con gesti ormai esperti e rapidi si ripassò il trucco, aggiungendo una riga di eye-liner e un po’ di blush, qualcosa di semplice, quindi raccolse la metà superiore dei capelli in due trecce, unendole poi nel retro da un fermaglio d’ambra. Occupò il resto del tempo a stendere sul letto tutti i vestiti e le divise, per evitare che si stropicciassero, quindi arrivò l’orario giusto e dovette lasciare tutto lì così, in un caos con una certa parvenza di ordine. Morgana e le altre avrebbero molto probabilmente fatto un infarto se fossero rientrate prima di lei. In Sala Grande non c’era ancora molta gente, cosicché Dakota poté scegliere due posti più o meno centrali al tavolo delle Serpi. Nemmeno venti secondi dopo una figura maschile quasi inciampò per la fretta di raggiungere il posto affianco al suo prima di altri. -Hem, no, lo sto tenendo per il…- Si bloccò, con la frase sospesa nel punto più difficile. Lui la guardò, aspettando che continuasse, indeciso se approfittare della sua indecisione e sedersi comunque. -E’ occupato.- E con quello volle dire due cose: non mi scocciare che sono ancora alterata’ e soprattutto scegli un altro posto’. Evidentemente capì entrambi i significati perché proseguì ben più avanti di dove si trovava lei. Per mettere a tacere la vocina che insisteva nel chiederle cosa stesse per dire, usò la spiegazione lapsus, e difronte a quella chiuse la bocca, convinta. Non le rimaneva che aspettare l’arrivo del rosso. Annoiata prese ad arrotolarsi delle ciocche di capelli tra le dita, improvvisamente pentita dell’aver mandato via così in fretta quel ragazzo, almeno avrebbe potuto chiacchierarci per far passare il tempo, e magari la reazione di Erick sarebbe stata divertente. Alzò la testa verso il palco degli insegnati, dando le spalle alla grande porta d’ingresso, -prima lo aveva notato procedere in quella direzione- per individuarlo e chiedergli scusa, magari sarebbe bastato sbattere un po’ le ciglia. |
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Fu una doccia parecchio veloce, forse troppo veloce, tanto che dovetti tornarci sotto perché dall'odore maschio che sprigionavo probabilmente il semplice aprire e chiudere l'acqua non bastava. Volevo rivederla, rivederla subito, ma non tanto per qualche smielato sentimento di mancanza scaturito dal semplice non vederla per trenta secondi, ma bensì per capire se era tutto vero, se lei era veramente tornata e se era successo davvero tutto, o se invece ero stato colpito da un bolide e stavo vaneggiando sul letto dell'infermeria. In effetti un bolide avrebbe spiegato il comportamento inusuale di Ru e come invece che prendermi a mazzate ci fossimo dichiarati ciò che evidentemente tenevamo nascosto, per non parlare di come baciava male, il dubbio mi era venuto proprio da quello! Impossibile, Ru era molto più brava di così. Ad ogni modo dopo la seconda e più efficiente doccia mi diressi velocemente verso l'entrata del castello. Entrai appena in tempo, poco prima che chiudesse per il coprifuoco serale e mi diressi subito verso il mio dormitorio, lanciai tutto il materiale da quidditch sotto il letto, a parte la mazza accuratamente riposta nella sua sacca vicino a letto, mi diedi una sistemata e mi diressi in sala grande con ancora il dubbio in testa. Appena entrato iniziai a scrutare le panche e in poco individuai quella chioma, che anche se più corta, era inconfondibile. Avvicinandomi vidi la scena di un ragazzo,che evidentemente cercava di sedersi e attaccar bottone e fui davvero sorpreso nel vederlo allontanare, ma quanto era cambiata? Anche per un sogno delirante era davvero fantasia pensare che Ruby non si divertisse a fare la civetta con un povero ragazzo ignaro di essere solo preso per il culo. La reazione che seguì mi fu più familiare, il corpo della ragazza si girò alla ricerca del ragazzo che si era allontananto, Probabilmente ci avrà ripensato... L'atteggiamento lo conoscevo bene, la posizione del suo corpo era eloquente, stava cercando di attirare la sua attenzione. In pochi passi fui alle sue spalle, non si era accorta di me. Se vuoi te lo vado a chiamare io, se continui a sbattere le ciglia così a breve dovrò punire tutti i maschi delle altre case per aver cercato di sedersi vicino a te, e probabilmente anche qualche donna! La guardai con aria seria per poi scoppiare a ridere Dai se ti accontenti del tuo bel Prefetto e compagno di squadra mi siedo io qui... Non attesi la risposta e mi sedetti al suo fianco, avrei preferito davanti, ma diciamo che il contatto mi piaceva di più e poi era il modo migliore per capire se stavo sognando o meno, magari avrei allungato la mano e se mi fossi risvegliato in infermeria dopo un suo pugno allora allora avrei avuto ragione! Anzi no probabilmente in entrambi i casi mi sarei svegliato li, forse la palpata non sarebbe servita, ma perché escludere un così ben congegnato piano? Decisi di tenerlo da parte in attesa del momento giusto, o semplicemente di un momento. Sogno o no non potevo continuarla a guardare in silenzio, si era bella, si mi piaceva, ma sarebbe comunque stato strano, quindi decisi di parlare, ma cosa dire? La risposta mi arrivò da una vocina interiore, tanto sarcastica quanto brutalmente realista! A perchè ora ci preoccupiamo di pensare prima di parlare? E da quando? Non siamo noi quelli impulsivi, tremendamente belli e guidati dalla passione che non pensano mai prima di agire? Su vai e fai ciò che sai fare, qui per oggi non si pensa! Ok questo era strano anche per me, quel bolide doveva essere stato davvero potente, ma possibili danni celebrali a parte la vocina aveva ragione, Sono proprio tremendamente bello... Un leggero sorriso mi si dipinse sul volto insieme ad una contrazione involontaria, stile pavone, dei muscoli superiori del corpo. Ed in effetti di solito parlo a sentimento, e che sentimento sia! Allora Ru che mi racconti di questi mesi? Sai ancora non credo a ciò che è successo poco fa, e per quanto puoi rispondermi tranquillamente che non sono cazzi miei, vorrei sapere fino a quanto la spruzzolosi(?) possa avere effetti sulle persone e per quanto a lungo, sai ora che entrambi siamo profumati... Abbassai notevolmente il tono della voce e mi avvicinai al suo orecchio ...La doccia ci starebbe a pennello! Cercai di rimanere serio e a seconda della sua reazione avrei riso facendo finta di averla presa in giro o...Be non credo ci sia bisogno di spiegazioni per la risposta numero due, posso solo dire che non sarebbe passata inosservata. In realtà volevo cercare di riempire il vuoto che si era creato, volevo darle la possibilità di raccontarmi ciò che voleva, sogno o no, volevo veramente esserle più vicino, quello che avevo detto al campo non era solo il frutto di un incidente, era la verità, in più ero certo che ci fosse qualcosa che voleva dirmi, non so il perché ma avevo questa sensazione. Bolide o no lei mi piaceva e smancerie a parte volevo capire chi avevo ora davanti, senza tutte le dichiarazioni e i momenti che le avevano seguite a creare scompiglio in noi. Però conoscevo Ruby, o almeno la vecchia Ru e sapevo che non amava le domande dirette sul suo passato, e anche se il mio bacio l'avesse sciolta un po non ero sicuro che mi avrebbe parlato liberamente, così le diedi anche un pretesto stupido per cambiare discorso, una sorta di via di uscita; Se l'avesse presa mi sarei limitato a seguirla in quella che sarebbe diventata una delle nostre tipiche discussioni fatte di doppi e tripli sensi, scherzi, molle che si comprimono e chissà forse la tanto agognata doccia Ma perché poi mi sono fissato così tanto con sta doccia? Guardai Ru, la guardai bene... A giusto!!! Ovviamente se avesse preso quella strada avrei capito che non era pronta, o che semplicemente non ero io la persona giusta con il quale parlarne quindi non avrei indagato oltre, forse un giorno me ne avrebbe parlato lei da sola, o forse mai, avrei rispettato il suo volere e nel mentre avrei iniziato a versarmi del succo di zucca offrendone un po anche a lei per poi proporre un brindisi Al tuo ritorno! La mia voce era calda e accogliente, accompagnata da un leggero sorriso. Alzai leggermente il bicchiere la guardai dritta negli occhi e nel mentre ne bevvi un sorso. Edited by Erick Fenrir Berg III - 3/5/2019, 13:23 |
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Il punto era che aveva sempre avuto una precisa idea di sé e un accurato modo di far accadere le cose; la confusione di emozioni scatenatasi al campo da Quidditch l’aveva colpita a tradimento, facendole perdere le briglie con cui solitamente si governava. In quel momento le stava cercando al buio -non sapendo come fare senza-, intenzionata a impugnarle di nuovo, ma ad impugnarle più morbide. La voce che parlò alle sue spalle le fece spuntare un sorriso spontaneo e soddisfatto. La sua gelosia era palpabile, che fosse sincera o creata appositamente per farla ridere. Era incredibilmente divertente l’idea che lui potesse mostrare la spilla come ammonimento a chi avesse cercato le attenzioni di Ruby, tanto che si ripromise di verificare al più presto. -Ciao Erick.- Regolò il suo tono in modo che il suo nome fosse carico di seduzione. E anche un po’ di innocenza, come se l’avesse colta di sorpresa. Ci stava provando e riuscendo, almeno in quelle piccole cose, ad essere quella che gli aveva poggiato un gomito sulla spalla in Sala Comune. -Non definirei l'averti accanto come un 'accontentarsi'. Certo però che sei lento a lavarti.- Una risatina accompagnò quell'affermazione, mentre le proprie iridi pervinca si muovevano verso le sue ciocche rosse, rese lucide e voluminose dallo shampoo. Questa volta rifletté prima di agire, un po’ anche per accertarsi che ne fosse ancora in grado e che il ragazzo che aveva davanti non conoscesse per caso un incantesimo per imbambolarla. Alzò la mano destra fino ad incontrare la sua guancia con il palmo, per poi elevarla ulteriormente e far scorrere le proprie unghie nella zona sopra l’orecchio, con lentezza e leggerezza, fino ad arrivare sulla nuca, dove continuò a descrivere cerchi. Si chiese cosa avrebbe pensato lui di quel gesto, che significato gli avrebbe attribuito. Per lei era rilassante e piacevole, tutto qui, e se gli avesse provocato la pelle d’oca sarebbe stata fiera di sé. Poi però le dita cessarono il loro movimento, paralizzate, finché l’intero braccio non tornò lentamente perpendicolare alla panca, con il polso che sfiorava la coscia di lui. Non c’era un perché a quel bisogno di contatto, anche leggero, lasciò semplicemente che il suo istinto la guidasse. Cosa gli racconto di questi mesi? Dakota si prese un minuto per pensare. Pensò al baule che ebbe lasciato intatto nella sua camera a Winchester, pronto per tornare ad Hogwarts nel giro di pochi giorni e che invece dovette aspettare dei mesi, pensò alla diffidenza di Pig nei confronti di Rhaegal e all'indifferenza più totale di quest'ultimo vero il primo. Pensò alla noia mortale delle giornate, allo studio per occupare le ore -aveva imparato a memoria tutte le regole e le interpretazioni dell’Astragalomanzia-, pensò al momento comico del taglio dei capelli e a quello non-tanto-comico della richiesta d'aiuto a sua madre. Poi però l’ironia sfumò inesorabilmente con il ricordo della prima pustolina, alla base del collo, e del prurito che aveva cercato di ignorare. D'altronde, allora mancavano pochi giorni al rientro al castello, al Quidditch e ad Erick, e l’inglese non voleva motivi perché fosse ritardata. Se non si fosse presentata nessuna malattia lei si sarebbe assentata per un paio di settimane solamente e nessuno avrebbe accusato la sua mancanza, non avrebbe dovuto ascoltare il risentimento nella voce del norvegese, avrebbe guadagnato dei punti a scuola –Serpeverde sembrava messa maluccio a giudicare dagli smeraldi all’ingresso-, sarebbe stata scelta come titolare per il ruolo di battitrice ed una serie di altri episodi ipotetici tutti rosei. Un bicchiere di succo di zucca interruppe la carrellata di possibilità, offerto dal ragazzo. Gli fu grata di quel tempo in più che le stava offrendo. Chissà cosa stava pensando di lei, nel vederle passare sul viso mille espressioni differenti, a seconda dell'evento rievocato. Ricambiò il brindisi con un cenno del capo ed un sorriso sincero. -Grazie Erick.- Grazie davvero. Le sembrò che la bevanda zuccherina -bevuta tutta d'un fiato- le entrasse direttamente nel cervello, sommergendo i momenti più malinconici e lasciando sulla superficie quelli invece passabili, che non le provocavano fitte al petto. -Ero infetta, la Spruzzolosi è una cosa seria scemo, non prendermi in giro! Fortunatamente mia mamma è una guaritrice, perciò mi sono evitata l'isolamento in ospedale, guadagnando l'isolamento nella mia camera. E per isolamento intendo proprio isolamento, i miei non potevano rischiare che li contagiassi. Hanno incantato la stanza e mi passavano i pasti su piatti di plastica. Ora ovviamente non sono più pericolosa, o almeno, non lo sono più in quel senso.- Che immaginasse lui in che ambiti potesse esserlo, lei si era limitata a mettere la battutina sul tavolo, accompagnandola ad un mezzo sorrisetto. -Quindi..perché no?- Pronunciò quelle parole con velocità, distrattamente, quasi che fossero un ragionamento suo personale, tanto che forse si sarebbe domandato se per caso le avesse udite davvero. L'unico indizio che poteva ricondurle al ragazzo era quel sorriso obliquo che non le abbandonava le labbra. Prima però che potesse approfondire oltre, Ruby tornò alla sua espressione normale e continuò. -Mi sono fatta recapitare delle tele e dei colori per provare a dipingere ma è venuta fuori più una pozzanghera che un mare al tramonto. Provando a sfumare sole e acqua è diventato tutto verde e non sono riuscita a rimediare.- Con l'astratto se l'era cavata molto meglio, alla fine in quel caso si era trattato di semplici abbinamenti di colori, e in quello era bravissima. Uno dei tre che aveva finito era appeso nella sua camera nello Hampshire, sopra la testiera del letto. -E nemmeno con il pianoforte ho fatto progressi. Sì ne ho uno in casa e sì mi piacerebbe moltissimo saperlo suonare. Mia madre è superba: è grazie a lei se è diventato il mio strumento preferito in assoluto, ma evidentemente non mi ha passato il suo gene perchè non riesco a memorizzare sequenze più lunghe di cinque note, e poi il problema più grande è che non arrivo a premere i tasti neri, insomma!- Alzò le mani tese davanti al viso di Erick, per fargli notare quanto piccole e fastidiose fossero. -Per toccarne uno devo spostarla tutta, e a quel punto mi dimentico dove fosse prima e sbaglio.- Aggrottò le sopracciglia, contrariata. Forse, semplicemente, il suo posto nel mondo era all'ascolto, ma dopo la lezione di Lily Luna Potter si era impuntata che ci sarebbe dovuta riuscire, che era nel suo DNA e che avrebbe imparato. Purtroppo, fino a quel momento, i pomeriggi solitari non l'avevano fatta progredire. Avrebbe dovuto aggiungere dell’altro? Magari qualche aneddoto, qualche passatempo, ma purtroppo erano state le ore più sprecate, inutili e vuote della sua vita, nessun colpo di scena da raccontare. Si perse ancora una volta, con le iridi chiare e brillanti per le candele fisse in un punto oltre l'orecchio sinistro del rosso. La riportò al presente una sola cosa: il profumo di una tavola imbandita. Scattata l'ora x gli elfi sotto di loro avevano schioccato le dita, ed una marea di colori e odori aveva invaso la Sala Grande, ormai riempita del tutto. -Aah!- Beato tempismo e beato cibo, Ruby non se lo fece ripetere due volte e riempì una ciotola di brodo, reso carico e appetitoso da una quantità di pezzettoni di carne e verdure. Più veloce di quello che le stava seduto davanti, s'impossessò dell'ultimo pezzo di bannok, quindi, soddisfatta, poté dichiarare la pace ai suoi concasati. Scaldata da una cucchiaiata del suo primo piatto poteva quindi tornare a conversare. -Dov'ero rimasta? Ah si, la mia incapacità con il pianoforte. Beh, in verità non c'è altro da aggiungere, oltre al fatto che mi piacerebbe da morire imparare, ma forse lo avevo già detto.- Mangiò ancora al comando della propria pancia, che mandò una sottospecie di ululato. -Oh, giusto! Il mio gatto mi ha tradita.- Lo disse con leggerezza, quasi fosse uno scherzo, ma sotto le pungeva ancora molto quella separazione. -Ebbene sì, dopo aver speso soldi per farlo addestrare dal professor Balerio, Rhaegal ha deciso che mio padre per lui era un compagno più adatto. Avessi dovuto vederlo, che stronzo di un gatto! Che miagolone! Sempre attorno ai suoi piedi! Mi vuole bene, certo, ma si vede che tra noi non è scattato lo stesso feeling.- Lo aveva lasciato a casa, in poche parole, e mai la sua stanza ad Hogwarts le era parsa tanto vuota come in quel momento, senza la cuccetta leopardata, o le sue mattine, senza i molti chili del Maine Coon sopra la pancia. Provò a nascondere la tristezza che ciò le provocava dietro un vorace morso ad un cavolfiore. -Però ho intenzione di rimediare.- Continuò, seguendo un proprio pensiero. -Andrò al Serraglio e prenderò un animale. Non ancora un gatto però, una puffola forse, o una fata. Secondo te è possibile tenere una fata domestica dentro Hogwarts?- Poggiò indice e pollice sul proprio mento, pensierosa, mentre si voltava verso il rosso per la risposta. Guardò il profilo del Berg, la contrazione della mandibola, il colore delle labbra, il colletto della camicia, il nodo della cravatta. E poi su verso gli occhi, le sopracciglia chiare. Deglutì, anche se il cibo era già andato giù da un pezzo. -E tu quando sei diventato ancora più bello?- Sperava di coglierlo di sorpresa con una domanda così scherzosa quanto assolutamente seria, domanda che le era uscita di bocca spontaneamente, senza il blocco di un qualunque freno. E le andava meravigliosamente bene, in fondo, tra loro le cose funzionavano a quel modo. Edited by Ruby Dakota Delaware - 15/5/2019, 15:50 |
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Dieci minuti....Una settimana...Un mese o ancora di più...Non so se c'è una quantità di tempo, trascorso separati, prestabilita per definire una relazione rovinata, ma di sicuro quello passato senza Ru non era bastato per incrinare ciò che c'era tra noi, e anzi sembrava in qualche modo averlo rinforzato. Quella lontananza ci aveva costretto a tirare fuori da quell'angolino che si trova tra la mente e il cuore tutto ciò che realmente provavamo e che evidentemente non avevamo avuto il coraggio o semplicemente l'occasione di dirci. E ora dopo mesi eccoci qui, insieme, come se non ci fossimo mai lasciati, come se ci fossimo salutati solo ieri dopo una giornata in giro a far danni, a punzecchiarci e a fare tutto ciò che ci andava. Sorrisi alla sua affermazione, sapevo di essere importante per lei, come lei lo era per me, ma il sentirglielo dire mi gratificava l'ego e istantaneamente mi gonfiava il petto come fossi un pavone in cerca di una compagna. Bè ho dovuto, qualcuna qui fa la schizzinosa per un po di sana virilità! E poi volevo essere sicuro di essere perfetto come lo sei tu! Sorrisi con un aria rimproveratoria e non dissi quella seconda frase, troppo smielata, troppo ripiena di cuoricini, troppo vera... Dopo quello che ci eravamo detti poco prima quest'affermazione sarebbe stata come un granello di sabbia in un deserto, ma qualcosa dentro di me mi spinse a tenere per me quel pensiero, per oggi c'erano state abbastanza rivelazioni e poi con Ru non c'era mai stato bisogno di parlare, il modo migliore con lei era agire.... Mi avvicinai a lei guardandola in volto, la sua pelle perfetta e le sue labbra carnose mi fecero venire un brivido l'ungo la schiena, cercai di mantenere il sangue freddo e spostai lo sguardo sul suo collo, scostai delicatamente una ciocca di capelli e avvicinai il naso appoggiando lievemente la punta contro la pelle morbida e profumata. Inspirai delicatamente, ma in modo che potesse capire cosa stavo facendo, nel mentre chiusi gli occhi. Il suo profumo mi permeò i sensi e la mente, non era quello solito dello shampoo o di qualche altro prodotto, era il suo e mi faceva impazzire, per un momento dimenticai il perché lo avessi fatto, ma ringraziai di averlo fatto, mi piaceva ed era più che evidente. Riaprii gli occhi a fatica sforzandomi di ritornare su quella panca in quella sala e nel farlo mi alzai leggermente fino a quando le mie labbra non fossero ad un soffio dal suo orecchio, così vicine che quando avessi parlato di sicuro si sarebbero sfiorati. Tu invece per me sei perfetta così... Mi allontanai subito dopo con un sorrisetto stampato in viso riaccostando le ciocche sul suo volto e lasciandolo con una carezza continuai a parlare come se niente fosse. Il contatto con lei mi mise i brividi, mi bloccò per un attimo, solo la testa seguiva il movimento delle sue dita inclinandosi leggermente. Mi sentivo rilassato ed eccitato allo stesso tempo, fino a quando allontanando le dita dal mio corpo un ultimo brivido mi fece venire la pelle d'oca, per fortuna le lunghe maniche della divisa scolastica avrebbero nascosto quell'effetto che di sicuro la streghetta aveva provocato di proposito. Quando posò la mano sulla mia gamba d'istinto avrei messo la mia mano sulla sua...E in effetti proprio mentre pensavo se farlo o no la mano partì senza aspettare che il mio cervello gli dicesse di farlo. Il contrasto tra il palmo un po ruvido che avvolgeva quasi per intero il dorso della sua morbida e delicata, nonostante la muscolatura da battitrice, mi piaceva moltissimo. Quel contatto non era come il tenersi per mano di due piccioncini, io stringevo forte la mano di lei come per dirle sono qui, prendi un po della mia forza se ti serve. Più la guardavo più capivo che forse tutto quel tempo lontani aveva rinforzato il nostro rapporto, ma aveva creato in lei parecchi scheletri nell'armadio, scheletri che cercava di tirare fuori, ma che all'ultimo si richiudevano a doppia mandata nascondendosi dietro il suo "maglione dell'umore". Non sapevo se aprire io quell'armadio o lasciar fare a lei, di sicuro il tempo e le distrazioni che le davo sembravano essere per lei come un ancora di salvezza, ma si sa le ancore possono aiutarti e sostenerti nei momenti difficili non facendoti perdere la rotta, ma possono anche affondarti se non sai quando levarle e issarle in barca, ancorandosi così a quei macigni che nascondiamo sotto il pelo delle apparenze e dei sorrisi. Il suo grazie mi fece capire più di mille parole, ogni tanto la Ruby del campo da quidditch riemergeva come per prendere il respiro dopo una lunga apnea per poi tornare a immergersi nel profondo di tutte quelle parole non ancora dette, era ora per me di tendere una mano, di darle un appiglio, se accettarlo o meno sarebbe stata solo una sua scelta. Decisi così di intervenire in qualche modo, ma avrei aspettato il momento giusto, non volevo rovinare la nostra cena, e in ogni caso volevo dare a lei la possibilità di fare tutto coi suoi tempi. Io prenderti in giro?!!? Non oserei mai! La mia aria tra l'offeso e la vittima fu da oscar, io stesso mi sarei sentito in colpa vedendomi, ma purtroppo io non ero un attore e come da manuale scoppiai a ridere sottolineando il fatto che amavo prenderla in giro Ma mettendo il caso che lo facessi, e non sto dicendo che l'ho fatto, mi interessa sapere come funziona questa cosa dell'isolamento, se me lo dicevi mi sarei sacrificato e sarei venuto io a darti da mangiare...Quindi tanto per capire nessuno sarebbe potuto entrare giusto? Il mio sguardo malizioso non lasciava adito a dubbi su ciò che stavo pensando...In un attimo il mio volto si trasformò e divenne serio... Scherzi a parte deve essere stato davvero orribile stare li da sola, mi dispiace e anche se ora come allora non ho potuto far nulla sappi che avrei davvero voluto, e che davvero mi sarei preso quella roba pur di stare li con te... Ero sincero lo avrei fatto per davvero, sapevo cosa voleva dire star da soli, anche se in un contesto totalmente differente, e non era piacevole, anzi. Speravo che Ru captasse che nella frase parlavo anche di ora perchè in effetti non sapevo proprio come aiutarla, anche se avrei davvero voluto farlo. Un sorriso mi si ridisegnò sul viso insieme ad uno sguardo che tanto aveva da dire... ...Ma tranquilla non avrei sbirciato, sempre che tu non lo avessi fatto per prima! Le feci l'occhiolino e feci "finta" di sbirciare sotto la divisa per poi con aria innocente rimettermi al mio posto prendendo il mio boccale di succo. Tu innocua!?! Penso che tutta la scuola avrebbe riso a quel'affermazione, e dopo averlo fatto io stesso mi concessi un bel sorso di succo, che in men che non si dica mi andò di traverso mentre le sue parole prendevano forma ed immagine nella mia mente. Cercai di mantenere un certo contegno mentre il potente mago del nord, nonché Prefetto della terrificante Casa di Serpeverde stava per morire affogato nel succo di zucca mentre immaginava la battitrice della suddetta casa entrare nuda in doccia con lui... Appoggia la tazza e mi alzai Ok...Allora vado prima io e ti aspetto o andiamo insieme? Ero terribilmente serio, questa volta l'oscar sarebbe stato mio, la posta in gioco era troppo alta, il problema era: cosa sarebbe successo se Ru avesse accettato per davvero? Rimasi in piedi per un attimo aspettando la sua risposta, mantenendo quell'aria seria come se ne andasse della mia vita. Da li la serata si sarebbe divisa in due: Doccia, e in questo caso ci risentiamo domani o ahimè mi sarei riseduto con aria sconsolata continuando la cena. Diciamo che purtroppo si verifichi la seconda opzione. La pittura non è il mio forte, mi piacerebbe imparare, ma purtroppo sono negato, quando io finisco di dipingere i colori mi mandano a cagare e tornano nei tubetti fa un po te! Ascoltai attentamente il suo discorso sul pianoforte, potevo capire benissimo la sua passione in questo strumento visto che provavo anche io la stessa emozione nell'ascoltarlo quanto nel suonarlo. Quando mi porse la sua mano, che in effetti era piccolina, alzai la mia e gliela appoggiai contro, il divario era evidente, ma non limitante per lo strumento. Bè in effetti...Ma sono sicuro che tu abbia altre grandi doti... Sbirciai velocemente in un punto imprecisato della sua cravatta per poi continuare Ad ogni modo per quanto riguarda la memoria nessun pianista ricorda le note, ma i suoni, e conoscendo lo strumento sa come muoversi sui tasti. Il pianoforte è uno strumento di passione, solo all'inizio si seguono gli spartiti, ma poi col tempo ci si fa pervadere dala melodia e dalle emozioni che essa ti riesce a trasmettere, per esempio acceleri o rallenti non in base alle pause, ma per dare più forza o più delicatezza, aumenti se c'è rabbia o rallenti se c'è amore o tensione...Questo è il pianoforte. Imparare uno spartito non ti serve, all'inizio leggilo, seguilo e poi con il tempo lo interpreterai a tuo modo. Per quanto riguarda le tue dolci manine da elfo nano il problema sta nella tecnica, invece di accarezzare i tasti come faccio io tu dovrai leggermente saltellare su di essi per raggiungere quelli neri, un lieve movimento che con la pratica diverrà naturale, pratica che ti aiuterà attraverso piccoli espedienti a non perdere la posizione dei tasti. Ovviamente se vuoi ti posso aiutare io, ma ti avverto le mie lezioni costano mooolto e non so se puoi permettertele... Mi sarebbe davvero piaciuto insegnarle e al contempo avere una scusa per poter suonare, cosa che purtroppo mi riusciva sempre più di rado. Amavo quello strumento per tantissimi motivi, ma il primo fra tutti era che mi aveva fatto scoprire di essere un mago, liberando la mia magia grazie alle forti emozioni che mi trasmettevano le melodie che suonavo. Ti ha tradita?! Come ha osato??? Però a pensarci bene potrebbe essersi spaventato vedendo gli effetti di quella malattia...Mi dispiace per quest tua perdita...Dai facciamo così se stanotte mi porti con te nel dormitorio te le faccio io le fusa! Dai che occupo poco spazio, sto in fondo a letto! E poi ti tengo al calduccio è un buon affare!!! Tentar non nuoce anche se l'immagine di me acciambellato in fondo al letto era tra l'esilarante e il ridicolo, e forse Ru avrebbe accettato pur di non farsi scappare un occasione così ghiotta, di sicuro mi avrebbe subito messo in corce con qualche battuta delle sue. Bè se ti fanno tenere me in dormitorio non penso ci siano problemi, ma non staremo un po stretti io e la fata nel letto con te? Cercai di essere serio, ma avevo finito tutta la mia abilità da oscar per portarmela in doccia quindi in poco il mio castello di finta credibilità crollò e dovetti gettare la spugna Sinceramente non so se sia vietato, ma ad ogni modo non credo te la venderebbero così facilmente. A quell'affermazione rimasi un po a bocca aperta...Mi aveva davvero preso in contropiede, cosa che del resto le riusciva davvero bene. Ci misi qualche istante per risponderle, il tempo che servì al mio ego per smetterla di saltellare come una groupie strafatta ad un concerto Bè era ora che te ne accorgessi! Cosa ci sono stato a fare un'ora sotto la doccia se no!?! Una risposta più o meno adatta, niente di che, ma solo perché il mio obbiettivo era un altro...La voce si abbassò e diventò sensuale, mi avvicinai a lei e la guardai dritta negli occhi E tu invece? E' stata la spruzzolosi a renderti così bella o è una dote naturale riuscire a togliermi il fiato...? Lo dissi con tutta l'enfasi che avevo in corpo e devo ammettere che ero oltre a sembrarlo ero davvero sincero...Ora però c'era un problema, i miei occhi iniziarono a puntare le sue labbra, probabilmente il bivio che si era creato poco prima, stava per convergere verso un destino comune... ...O molto più probabilmente era questo che Ru pensava (ed in realtà io volevo), ma non era il luogo adatto, perciò mi allontanai a distanza di sicurezza e cercai di tornare in me. Allora...(mi schiarisco la voce) come riprendiamo il tempo perso in isolamento? Cosa ti piacerebbe fare che non hai potuto?So che me ne pentirò, ma chiedi pure sono a tua disposizione! Non so perché, ma sapevo che me ne sarei pentito e che allo stesso tempo non avrei potuto dire cosa migliore.... Edited by Erick Fenrir Berg III - 10/6/2019, 00:30 |
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Oh, accidenti. Quante altre volte in quella giornata avrebbe ripetuto mentalmente quella parola? Non erano ancora passate ventiquattro ore dal suo ingresso nella scuola e già così tante emozioni le avevano sconvolto cuore e mente, lasciandola senza parole, senza risposte, con ben poche certezze e senza fiato. Oh, accidenti, pensò appunto, mentre tratteneva il respiro e rimaneva immobile. Erick stava mantenendo le distanze tra di loro, da bravo studente, tranne che in un unico punto: sul collo. Passava aria tra i fianchi, tra le cosce, tra le braccia, ma la punta del suo naso stava tracciando una linea sulla pelle del collo, fuoco per le sue terminazioni nervose, e muoversi avrebbe significato rovinare i suoi movimenti leggerissimi. In quella beata non-lucidità che le spense la mente per secondi interminabili, Ruby si ricordò di quando tempo prima avevano parlato del giocare con il fuoco, definendosi spavaldi e vissuti, per nulla spaventati. Dalla metafora si era passati alla realtà, ma non era cambiato il fatto che affianco a lui si sentisse intrepida, che effettivamente la sua persona la spingesse a non temere qualche pericolo in più. Come quello lì, quello di essere visti dall’intera scuola. Non importava che esteriormente fossero innocenti, i pensieri di entrambi scoppiettavano ad alte temperature. Un angolino della sua mente, l’unico distratto, pensò che da fuori poteva sembrare che lui le stesse dicendo qualcosa all’orecchio, se lei fosse riuscita a mantenere un’espressione neutrale, magari concentrata a distinguere quelle ipotetiche parole nel brusio della Sala. Ci provò, vagamente, riuscendo solo ad alzare un sopracciglio, parte anatomica che rimase sollevata quando lui effettivamente le sussurrò qualcosa. Avrebbe anche potuto ignorare le parole e concentrarsi sul tono, sul soffio caldo sulla pelle, ma fu l’insieme a scatenarle la pelle d’oca lungo tutta la colonna vertebrale. Si accorse che era facile e bello essere tenuta per mano, mantenere un piccolo contatto, assorbire un po’ del calore dell’altro. Però…però fingendo di sistemarsi un ricciolo la sfilò da quella grande del rosso, e poi se la tenne in grembo. Era possibile che la sentisse pulsare? Come se quelle cinque dita volessero tornare ad essere strette. Magari domani, si disse. Doveva dormirci sopra. Erick la faceva ridere, ed era uno dei benvenuti migliori di quella giornata intensa. Riusciva a scherzare pure sul suo isolamento, rendendo quei mesi tristi leggeri come un gioco. Il far finta che fosse tutto normale, che pure in quel momento nulla andasse storto, era il più grande aiuto che potesse darle, poiché Ruby non era una da grandi rivelazioni, sfoghi e pianti liberatori, preferiva trovare la forza dentro di sé, come si era abituata a fare con il tempo, e il ragazzo le stava dando il tempo per farlo. Fu piuttosto comica la reazione di lui alla sua provocazione. L’alzarsi in piedi con una faccia estremamente concentrata la fece ridere forse in modo inopportuno, dato che con tutte le probabilità lui era serio e sarebbe andato veramente in doccia, anche subito. -Siediti sciocco, ho fame. Ci tocca rimandare.- Lo disse ridacchiando ancora, ma tenendo aperta quella possibilità. Era incredibile la capacità del rosso di passare da un’espressione del viso all’altra, dal voler fare la doccia insieme al parlare di pittura e di musica. Infatti non capì subito: la fame reclamava i quadratini di manzo sul fondo della ciotola, inoltre aveva tirato fuori la storia del pianoforte un po’ per caso. Non capì subito, quindi, con quanta cognizione di causa Erick stesse descrivendo i passi da compiere con lo strumento. -Tu…- Lui sapeva suonare il pianoforte. Lui accarezzava i tasti, interpretava gli spartiti, dava nomi alle velocità. -…tu suoneresti per me?- E non solo, lui le avrebbe insegnato. Le avrebbe potuto far rivivere le sensazioni intense della lezione della Potter, la pace che le trasmetteva la madre con la musica. Avrebbe potuto cantare per lui, sedergli vicino mentre osservava i tendini delle mani ballare sottopelle. Tutte quelle possibilità le si palesarono così improvvisamente che si dimenticò di avere il cucchiaio pieno sollevato sopra il piatto, e passò un interminabile secondo a godersele. -Ma è perfetto! Dobbiamo organizzare, devi assolutamente farmi sentire qualcosa, io…c’è la saletta all’Ufficio Postale, possiamo…tu...- A quel punto infilò di scatto il cucchiaio dentro il brodo e gli puntò contro un indice laccato di rosa molto, molto accusatorio. -Tu non me lo hai mai detto!- E chissà quante altre cose ancora non sapevano l’uno dell’altra, non poteva fargliene una colpa, però immagini desiderabili si erano palesate nella sua mente, e non riusciva ad ignorarle. Non le accantonò del tutto nemmeno quando lui gliene inculcò una decisamente esilarante che comprendeva lui acciambellato come un gatto nel suo letto a baldacchino. Scoppiò a ridere tanto intensamente da doversi coprire la bocca con una mano, mentre con l’altra si aggrappava alla sua spalla per non cadere dalla sedia. -Ti prego basta, preferisco immaginarti in altri panni piuttosto che in quelli del gatto.- O magari direttamente senza panni. Si appuntò mentalmente di chiedere ad Auburn se fosse vietato stare nel Nido a petto nudo. E poi accadde ancora una volta: la luce negli occhi di Erick cambiò nettamente, quasi come se il fuoco delle candele non si riflettesse sulla sua cornea ma bruciasse dall’interno. La temperatura nella stanza si alzò di qualche grado quando il suo viso si avvicinò pericolosamente e la sua voce riecheggiò nelle orecchie della bionda con altre parole infiocchettate. Non avrebbe dovuto sorprendersi di una sua ribattuta così…adeguata, dopo che lei stessa aveva iniziato con termini simili. Però si sorprese, e il suo cuore accelerò. Si rese conto che le due Serpi giocavano sempre e comunque ad armi pari, nessuno dei due riusciva a prevalere sull’altro, che si trattasse di confessioni urlate al centro del campo da Quidditch, sfide nella Sala Comune, complimenti o tecniche di seduzione. Ecco cosa li aveva uniti fin dal primo momento e cosa li guidava ogni volta che si vedevano: il bello della sfida, il pepe nell’attesa della mossa dell’altro. Quando lui uscì dallo spazio vitale di Ruby per tornare dritto una parte di lei fu tentata di riportarselo vicino, di finire quello che aveva iniziato, in barba alle regole. In fondo lui era un prefetto, si sentiva in qualche modo protetta. Ma ovviamente non lo fece, perché di prefetti ce n’erano altri sette, per non contare insegnati e caposcuola, e non poteva sedurre tutti altrettanto facilmente. -Torna a respirare Mr. Seduzione, altrimenti mi tocca eseguire la respirazione bocca a bocca.- Lo disse rivolgendogli un occhiolino e un sorriso obliquo, mentre il proprio cuore tornava ad un ritmo regolare. E alla normalità tornò anche la conversazione, dopo che Erick ebbe cancellato quel tono profondo che le scatenava brividi per tutta la schiena. -Sinceramente? Parlare. Lo so, ti saresti aspettato una qualche folle avventura e, si, magari più avanti, ma ora ho proprio voglia di una chiacchierata. Soprattutto visto che ho scoperto solo ora che oltre ad essere super affascinante sai pure suonare il pianoforte.- Si conoscevano da più di un anno ma non si conoscevano affatto, e all’inizio le andava bene così: Erick era solo uno dei molti –uno piuttosto piacevole, ma nulla di più. A quel punto…a quel punto stava con tutte le sue forze cercando di farlo rimanere uno dei molti, ma con scarsi risultati. -Ad esempio...- Tenne un po’ di suspense mentre inzuppava una fetta di bannock nel brodo e la addentava rischiando di sporcare la divisa. -Mi nascondi qualche altra abilità? Magari sai cantare o scalare una parete verticale senza la magia, insomma, così per citare due cose simili.- Ridacchiò da sola per la sua battuta e finì la sua unica fetta di pane scozzese. Guardò lungo la tavola per adocchiare un altro cesto , ma erano tutti vuoti. -Mh, uffa. Comunque, dov’ero rimasta?- Quella sera si accorse di perdere molte volte il filo del discorso, forse a causa della cravatta della divisa: doveva ancora decidere se le piacevano per la possibilità di essere slacciate, oppure desiderava slacciarla perché non le piaceva. -Ah si, alle scalate pericolose. Ecco, magari tanto per iniziare potresti raccontarmi di come passi il tempo libero quando sei a casa…tipo per le vacanze Natalizie oppure d’estate. Hai amici stretti ad aspettarti?- Erano solo le prime di mille curiosità che aveva, ed era sicura di riuscire a soddisfarle tutte entro quella cena. |
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Una semplice cena, nulla di più, eppure anche una cosa così semplice in un luogo tanto contraddistinto da regole e rigidità, come il contesto scolastico, poteva diventare intrigante e divertente. Non credo che il posto contasse molto, in effetti quando mi trovavo con Ru tendevo a considerare l'ambiente solo all'inizio di un discorso, ma poi mi concentravo su di lei, sulle sue parole, sul botta e risposta che contraddistingueva ogni singola frase. Spesso mi perdevo sul suo viso dimenticando dove mi trovavo. Gli occhi mi facevano impazzire, soprattutto perché la vera Dakota si nascondeva proprio li, dietro muri e muri di battute, scherzi e spavalderie. Avevo avuto l'occasione di sbirciare da vicino nel suo animo solo in poche rare occasioni, probabilmente non mi considerava ancora abbastanza, non si fidava o forse aveva paura di essere ferita da me o di spaventarmi in qualche modo; mai pensiero poteva essere più sbagliato! Ciò che avevo intravisto mi piaceva esattamente come mi piaceva la streghetta che voleva sempre avere l'ultima parola o che si divertiva a mettermi in difficoltà ed approfittarne appena cadevo in uno dei suoi tranelli e che metteva il broncio appena le rigiravo la frittata nel piatto per poi mettersi a ridere in attesa di farmela pagare. Due Ruby, due diverse persone con qualcosa in comune, due rapporti completamente diversi, insomma due al prezzo di una. Ru era così una continua sorpresa, nulla con lei era scontato e chissà se sarei stato all'altezza con il mio semplice me ...Si... Era la risposta che mi ero dato, forse era un po da spacconi, ma con lei mi sentivo a mio agio e davo il meglio di me, cercavo di farla ridere e di proteggerla da quei tarli che sentivo scricchiolare sotto i suoi corti e profumati capelli. Lei mi piaceva e mi piaceva ogni momento passato insieme indipendentemente da quale parte di lei avessi davanti. Il nostro rapporto era qualcosa di inspiegabile, non stavamo insieme, ma quando ci guardavamo negli occhi era palese che ci legasse qualcosa di molto forte; non ci tenevamo per mano, ma ci emozionavamo appena entravamo in contatto, e bè ci baciavamo come...Bé quello lo facevamo come due semplici adolescenti arrapati nulla di più nulla di meno, anzi a pensarci bene lo facevamo proprio alla grande! Ci bastava guardarci per capire cosa ci passava per la testa, e magari passavamo un intera giornata scherzando e ridendo senza pensare ad altro come due ottimi amici. Non esisteva una definizione per un rapporto simile, amicizia era limitativo e fidanzatini non del tutto giusto, di una cosa però ero certo, lei era la mia perfetta metà in certi momenti e l'esatto opposto in altri, questo era il collante di quella nostra strana relazione, ci capivamo come fossimo noi stessi a pensare le cose e allo stesso tempo eravamo sconosciuti e scoprivamo lati nuovi dell'altro perché dentro avevamo il nostro piccolo mondo, totalmente diverso dall'altro e soprattutto totalmente da scoprire. Ero li in piedi come uno stoccafisso speranzoso della sua occasione, ma purtroppo il destino aveva deciso per la via meno divertente, costringendomi a rimandare un qualcosa che sotto sotto, sorrisi a parte, non mi sarebbe per nulla dispiaciuto. E' già ci tocca che peccato... Non ebbi bisogno di cercare in me l'abilità di attore, la mia faccia era davvero un misto di delusione e rassegnazione, ma subito la mia mente iniziò il suo strano modo di unire pensieri e possibilità per trovare la via di uscita migliore per ogni situazione. Presi un mestolo di legno e rabboccai il piatto di Ruby fino a farlo quasi straripare, poi feci lo stesso con me e mentre riposavo al suo posto la posata la guardai sorridendo spavaldo Ti ho capito sai...Hai ragione, meglio fare il pieno di energie, ci servirà! Certe volte mi stupisci proprio!!! Detto ciò affondai il mio cucchiaio nel piatto e ne mangiai avidamente un paio di mestolate, masticai e la guardai con un aria compiaciuta e maliziosa mentre contraevo con forza i muscoli di petto e braccio. Cercai di tenere quell'espressione per un altro paio di bocconi, però poi quando il discorso ricadde sulla musica smisi di fare il cretino e ritornai serio, posai il cucchiaio, diedi una grande sorsata dal boccale, mi pulii le labbra e con voce calda e profonda le risposi Sarebbe per me un piacere suonare per te qualunque melodia tu desideri, ma solo ad una condizione: tu dovrai ascoltare ad occhi chiusi...Non vorrei ti innamorassi di me vedendomi suonare! Mi misi a ridere e continuai Scusa, scherzi a parte, non voglio che ti concentri sulle mie mani, ma sulla melodia, vorrei che tu lasciassi trasportare da essa e solo allora potrai aprire i tuoi occhietti, se vorrai ti farò sentire qualcosa scritto da me, però mi raccomando, non essere troppo severa, sei la prima che la ascolterebbe, a me piace, ma non so se anche per te sarà così. Ma toglimi una curiosità come mai tutto questo interesse per il pianoforte? Per me la musica non era solo un modo per esprimermi, ma un vero e proprio linguaggio essa è parte della ma anima, del mio essere e il pianoforte è il mio secondo cuore, le mie labbra le mie corde vocali. Quando poso le mie dita sui suoi tasti divento un tutt'uno con esso riuscendo ad esprimere ciò che ne le parole ne le azioni potrebbero mai dire o fare, e forse questo sarà il modo migliore per far vedere a Ru qualcosa in più di me, qualcosa di invisibile sotto una doccia, o che per lo meno non sarebbe la prima cosa a risaltare alla prima occhiata. Se hai qualche spartito che ti piace, che ti fa venire la pelle d'oca quando la senti o che ti lascia senza fiato che vorresti provare a suonare dimmelo e ti permetterò di sedere al mio fianco e ti mostrerò che in meno di dieci minuti la suonerai! Questo te lo prometto! La guardai con così tanta intensità che per un attimo smisi di pensare, parlare o considerare altro che non fosse lei. Volevo che capisse che ero serio, volevo che quella potesse essere un occasione per fidarsi di me e mostrarmi qualcosa di lei tramite la musica, di sicuro non era un metodo diretto o convenzionale, ma come non mi stancherò mai di dire: Noi eravamo tante cose, ma di certo non convenzionali Le sorrisi con dolcezza, la sua espressione, la sua reazione mi fece comprendere quanto tenesse a quell'esperienza e di tutta risposta presi molto seriamente quella promessa, così tanto seriamente che smisi addirittura di pensare alla doccia. E tu non me lo hai mai chiesto! Potei chiederti io perché non lo hai fatto?! Mia risposta scontata a parte non è un mistero che mi piaccia la musica, non dico troppo in giro delle mie abilità con il pianoforte o sarebbe difficile riuscire ad esserti fedele, sai le groupie! Scherzi a parte non pensavo ti interessasse, magari lo trovavi noioso e poi mi materializzavi in mezzo ad un bosco e mi ci abbandonavi, quindi sai com'è ho preferito non rischiare! Usai quella parola buttandola in mezzo alla frase, sapevo l'avrebbe colta, sapevo avrebbe scatenato qualcosa, non era una parola qualunque, e sottolineava un qualche legame. Non sapevo quanto il nostro legame si potesse definire e quanto seguisse le normali regole, ma di sicuro la sua reazione a quella parola mi avrebbe fatto capire cosa, per lei, rappresentavo io. Le sorrisi accennando un'espressione semi impaurita per poi dirle che cos'hai da puntare, ce ne sono di cose che non sai(e che io non so), se fosse diversamente non ti paicerei, o sbaglio?Ad ogni modo ora lo sai, c'è una stanza con un pianoforte nell'ala est, quando vuoi ci possiamo andare e farò di tutto per renderti una brava pianista nonostante le dita corte!(sorrisi e le feci l'occhiolino) Comunque non sapevo ci fosse un pianoforte alla posta... La mia espressione si fece all'improvviso estremamente seria, il mio sguardo era fisso nel suo e dalla voce non traspariva altro che decisione e fermezza Devo però chiederti una cosa molto importante...Per piacere nulla di scollato o non riuscirò ad essere un bravo insegnante! Anzi probabilmente non riuscirei nemmeno a suonare! Mantenni espressione e tono per un paio di secondi, poi una sorta di leggerezza si dipinse sul mio volto mentre portavo la mano al mento con fare pensieroso Anche se devo ammettere che amo le sfide e la cosa potrebbe davvero essere interessante! Ho deciso lascia perdere quello che ho appena detto! Vieni pure scollata!!! Sapevo che di li a poco sarebbe arrivata qualche freddura o sguardo di incredulità per le mie affermazioni, ma non mi importava, una sana e spensierata risata prese il sopravvento mentre nella mia mente l'immagine di una lezione con svariati risvolti prendeva il sopravvento distraendomi per qualche istante da quella cena. La sua reazione e soprattutto la sua risata mi trasmise allegria e mi contagiò facendomi ridere a mia volta. Sicura che ci sono panni nelle tue immagini? Devo ammettere che la cosa mi deluderebbe un po', ma va be, in fondo la malattia è stata dura posso capire che tu non possa sopportare altre cose forti ancora per un po... Il mio sguardo non aveva bisogno di spiegazioni come nemmeno il ghigno divertito stampato sulle mie labbra. E comunque non c'è dubbio sul fatto che sarei un bellissimo gatto rosso! Bastava avvicinarsi a lei, sfiorarla e dire le parole giuste per sentire la temperatura salire di centinaia di gradi. Spesso giocavo così tanto con il fuoco per ribattere o sfidarla da rischiare di rimanere a mia volta scottato. Giocare con Ru era pericoloso, prima o poi avrebbe accettato o dato corda alle mie parole e per quanto non desiderassi altro, non avevo idea di cosa avrei fatto, non ero un pianificatore, ero un ragazzo istintivo e se questo da una parte aiutava dall'altra mi lasciava impreparato fino al momento in questione. Per s-fortuna fino ad ora non era successo nulla, ad ogni modo era proprio quel brivido, quel po' di pepe in ogni frase e sguardo che mi faceva apprezzare la sua compagnia, che mi stimolava a sfidarla e che non mi faceva mai annoiare neanche dopo ore insieme. Capii di aver scatenato qualcosa e che la sua risposta le serviva a riprendere fiato, perciò come l'infido bastardo che ero non mi feci scappare l'occasione. Di nuovo il mio tono si abbassò, di nuovo le distanze si accorciarono, anche se meno questa volta, di nuovo il mio sguardo passò dai suoi occhi alle sue labbra, lentamente così da essere certo che lo notasse. Sei sicura di non averne bisogno tu? Mi sembri provata, sappi che non esiterei nemmeno un secondo... Mi morsi leggermente il labbro inferiore e mi avvicinai di qualche altro centimetro Ad ogni modo hai ragione, qui vicino inizio a sentire venir meno il respiro...Puoi aiutarmi? Lasciai quella domanda sospesa al contrario dello sguardo che si mosse ritornando a incrociare gli occhi di lei. Lasciai trascorrere qualche istante, un paio di secondi o poco più così da dare più peso alle mie parole e poi mi riallontanai lentamente mentre mi passavo una mano tra i capelli senza però mai distogliere lo sguardo. Ritornato al mio posto avrei preso un altro sorso dal boccale che insieme all'arsura avrebbe portato via con se anche quella voce profonda lasciando spazio al mio solito me. E va bene fai pure la misteriosa, attenderò con trepidazione i tuoi racconti, ma non farmi attendere troppo! Sorrisi a quel complimento, era evidente mi facesse piacere e non lo nascosi Be in realtà non ti ho mai nascosto nulla, chiedi e ti sarà svelato, niente di più facile! Però vedo che non perdi tempo Sorrisi e iniziai a buttare in qua e in la qualche informazione, se poi qualcuna avesse attirato la sua attenzione sarebbe stata lei a dirmelo. No non so cantare, anzi faccio proprio schifo, se possibile pure più del dipingere, però amo chi lo sa fare, non so perché ma è una di quelle doti che mi piacerebbe avere e un po' invidio chi la possiede perché può esprimersi ovunque senza bisogno di strumenti. Però si so arrampicare e anche abbastanza bene, che siano alberi o pareti, anche se dopo l'incidente di qualche anno fa la mia mano sinistra non è più la stessa, ma ciò non mi ha impedito di continuare ad arrampicare Mentre parlavo alzai istintivamente il braccio sinistro come a mostrare la mano incriminata, nel farlo la larga manica della divisa scivolò sopra l'astuccio porta bacchetta, sotto di esso erano parzialmente visibili le cicatrici di quella notte di tanti anni fa, non ci feci caso e riabbassai il braccio appoggiandolo sul tavolo tra me e Ru, la manica rimase semi alzata lasciando quei segni parzialmente visibili. La battitrice le aveva già viste una volta, ma non le avevo raccontato come me le ero procurate, o forse si non me lo ricordavo, nella mia mente ero convinto di si, quindi non feci caso a se le avesse viste o meno. Oltre a questo lotto sia a mani nude che con le lame, so che può sembrare strano, ma è una tradizione di famiglia, so cacciare con l'arco e fare un po' tutto ciò che riguarda la vita e sopravvivenza in montagna e nei boschi, niente di astruso, il giusto per sopravvivere. Poi vediamo, non saprei, vado a cavallo, mi piace nuotare, l'acqua da noi è limpidissima e gelida, ed è un tocca sana per il corpo, un esperienza da provare te lo garantisco! Per il resto ho provato qualche volta la pesca in apnea, ma non si può dire che sia bravo, ogni tanto prendo qualcosa e ogni tanto no. Sorrisi Dimenticavo, ovviamente non c'è neanche bisogno che te lo dica, ma in acqua si va nudi, pesca inclusa ovviamente, non so se è un fattore che ti possa interessare. La guardai e continuai come se nulla fosse Per il resto a parte suonare il piano quando posso, e purtroppo non spesso quanto vorrei, quando sono a casa faccio poco di ciò che vorrei fare, la mia famiglia è quello che da voi verrebbe definita nobile, perciò quando torno devo partecipare a balli, incontri e cene di rappresentanza varie, tutte cose di una palla inumana in cui i falsi sorrisi e le altrettanto false amicizie la fanno da padrone. E si prima che tu me lo chieda, ahimè, so ballare, mia madre me lo ha fatto insegnare da quando ero piccolo, quindi purtroppo ne sono capace, non dico che non mi piaccia, solo non mi piacciono i balli totalmente inibiti, in cui ci sono regole e figure e non si può uscire da esse. Di solito tendo a non stare molto a casa, preferisco viaggiare finché posso e poi diciamo che a casa mi sento un po' stretto, tutti si aspettano qualcosa, tutti chiedono del futuro quando io voglio solo vivere il presente, che dire ci sto bene, ma sto bene anche lontano. Una lieve ombra mi inscurì il volto quando pensai che se ci fosse stato Tyr di sicuro sarei stato più tempo a casa, ma purtroppo non era possibile e comunque non era quello il momento di pensarci. Poi non saprei, di base cerco di fare un po' tutto, ma da me non c'è molta scelta, una volta in Germania ho fatto bungee jumping, mi piacerebbe provare a lanciarmi con il paracadute, ma non ho mai avuto occasione di farlo. Allora c'è qualcosa che ti attira, pesca nudi a parte ovviamente? Scavalcai con una gamba la panca in modo da essere frontale a lei, appoggiai il gomito destro al tavolo e il mento alla mano dello stesso pronto ad ascoltare le sue parole. E tu invece raccontami qualcosa di te, se tu sai poco io ancora meno, e la cosa mi dispiace molto, perché tu non sei una semplice conoscente, che in ogni caso dovrei per l'appunto conoscere per chiamarti così. Ultimi mesi a parte dimmi qualcosa di Ruby che valga la pena conoscere e che di sicuro non so... Era una fucilata nel silenzio della notte lo sapevo bene, ma forse era l'unico modo per conoscerla un po' di più. Amavo scoperchiare un po' alla volta quell'immenso vaso che componeva la giovane maga, ma sentivo che qualcosa la frenava soprattutto riguardo all'ultimo periodo, ma a me non serviva sapere chi era la Ru di oggi, mi bastava conoscerla un po' di più, mi bastava guardare dal buco della serratura del suo animo, chiedevo tanto lo sapevo, ma in fondo io le avevo dato l'intero mazzo di chiavi del mio, stava solo a lei decidere quando si sarebbe sentita pronta per usarlo. Avevo osato, ma con il sorriso sulle labbra, lo sguardo era serio, diretto, ma quel sorriso le dava sempre la via di uscita che le serviva, non l'avrei mai costretta, volevo guadagnarmi la sua fiducia, ma dovevo anche farle capire che volevo conoscerla, almeno questo. Tranquilla non ti giudicherò per i tuoi scheletri nell'armadio, tutti ne abbiamo, e di sicuro non li userò contro di te, non ne sono il tipo e poi non mi piace vincere facile... Ad ogni modo a proposito di scheletri, che ne dici di metterne un paio nei nostri armadi andando verso la doccia? Vedi ho finito il piatto ormai, ho energie da vendere, potrei scalare l'Everest a mani nude! Ed ecco la seconda uscita di sicurezza in un contesto che conosceva bene, che l'avrebbe fatta sentire a suo agio. In fondo questo ero io, istintivo, impulsivo, arrapato, malizioso, testardo, competitivo e protettivo. Forse lo ero anche troppo, forse era insieme il mio miglior pregio e difetto, ma forse e dico forse era l'unica chiave per il più complesso e inespugnabile dei lucchetti, un diabolico marchingegno che proteggeva e custodiva quella piccola parte di Ruby che probabilmente nemmeno lei conosceva del tutto, ma che condizionava costantemente il suo essere. Aspettai in silenzio con il sorriso sul volto e gli occhi carichi di dolcezza, o almeno era quello che tentavo di trasmetterle, la tranquillità non tanto di avere un ragazzo, ma almeno un amico vero che oltre a farla ridere sapeva anche ascoltare e magari tenerla stretta a se in silenzio o ridere sopra al problema. Ad ogni modo vi era sempre la seconda possibilità cioè che Ruby si chiudesse e mi portasse sotto la doccia pur di non rispondere, per quanto la cosa mi avrebbe fatto male alla fine l'avrei perdonata, in fondo mica sono un mostro io!!! Ps. Vi era anche una terza possibilità, niente rivelazioni, niente doccia e a letto senza nemmeno un bacino, in questo caso la depressione adolescenziale era già dietro l'angolo... Edited by Erick Fenrir Berg III - 20/10/2019, 16:43 |