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La prima visita che si sentiva obbligata a fare la portò ad entrare nel campo di Quidditch. Si tenne sul bordo, sul confine, ed osservò i suoi Ed Erick? Lui era il suo più grande interrogativo. Congiungendo le mani davanti al ventre fece qualche passo attorno al perimetro del campo, lentamente. Tenne lo sguardo alto verso i giocatori, sentendo viva dentro di sé la voglia di intrecciarsi i capelli e prendere verticalmente quota. Vide molte persone nuove, una delle quali con in mano una mazza e lì provò una fitta d’invidia e un’altra di rabbia perché le aveva rubato il posto, ma durò un secondo soltanto, solo finché tornò a ricordarsi che era stata lei –o almeno, il viaggio in America- ad escluderla dagli allenamenti, e che giustamente James necessitava di un battitore. Non voleva interrompere l’allenamento, una piccola parte di lei le diceva che aveva già fatto abbastanza torti -e sempre quella piccola parte le sussurrava anche che una delle opzioni praticabili era la fuga a ginocchia alte- perciò continuò a tenersi sotto gli spalti, camminando lentamente. Le parole di James posero fine alle fatiche, e quello fu il suo segnale. Inspirò rapidamente l’aria ed iniziò a muoversi sull’erba per raggiungere le Serpi che stavano scendendo a terra, con un sorriso allegro e un batticuore tremendo. Evitando accuratamente il rosso e tenendoselo così per ultimo, Dakota salutò ognuno con due baci sulle guance e una parolina cortese, quindi si presentò ai nuovi con una stretta di mano, dedicando più tempo possibile ad ogni gesto. Cercò di focalizzarsi su un viso alla volta, fingendosi terribilmente impegnata e interessata a qualsiasi dettaglio, tutto per prendere tempo, desiderando da un lato che non arrivasse mai il suo turno e dall’altro che se ne andassero tutti per lasciarli soli. Ma i giocatori non erano infiniti, e in meno tempo di quello che si aspettava si trovò a fissare la schiena di Morgana, cercando di farsi venire in mente una prima frase ad effetto che potesse sciogliere in un sorriso quei mesi in cui era sparita. Si voltò lentamente costringendosi a tenere la testa alta, a guardarlo direttamente in viso, anche se una forza invisibile le spingeva il capo a piegarsi in basso. -Mmh, sorpresa!- In rapida successione sorrise, si vergognò quindi abbassò lo sguardo e poi lo sollevò di nuovo con uno sforzo, tornando seria e dispiaciuta. Era cambiata, e non si trattava solo dei capelli, lo percepiva in quei piccoli dettagli, in quella vocina che le sussurrava insicurezza. Nonostante fosse sudato, Ruby non avrebbe permesso che andasse in spogliatoio. La loro conversazione era più importante di qualsiasi doccia. -Io…- Vero la metà di Settembre era tornata a Winchester: aveva raccolto vestiti e animali ed era tornata dalla famiglia con la promessa di una gita avventurosa a Buajo – o Bahujo, Boujo non ricordava- alla ricerca di un fantomatico Golden Snidget che si era spinto in una zona non civilizzata, che rischiava quindi di essere catturato e ucciso. Il padre e una cerchia di colleghi erano stati incaricati di trovarlo e metterlo al sicuro: niente di più semplice a detta loro, per niente pericoloso, perciò lei e qualche altro parente degli altri lavoratori erano stati invitati ad osservare da lontano. Sicurissimo, tanto che alla fine aveva iniziato a pruderle tutto. Chissà cosa o chi aveva toccato, erano stati in così tanti posti in quei pochi giorni. -…mi sono beccata la spruzzolosi.- Era stata tentata dal raccontare una scusa qualsiasi, tutto piuttosto di sentire un mi dispiace o assistere ad un’espressione pietosa. Certo, era stato uno schifo e una vergogna, era stata male e a volte malissimo tra il ricovero e l'isolamento e tutto il resto, con tutte quelle pustole violacee e spurganti, ma non era una malattia così tanto grave della quale dispiacersi e la compassione di chicchessia non le avrebbe dato indietro mesi di vita sociale e Quidditch. -So che mi stai per chiedere come mai non te l’ho detto prima, è semplice: avevo…- Un sospiro che doveva simulare una risatina uscì a quel punto, un po’ per prendere tempo, un po’ per sottolineare la comicità di quanto stava per dire, se ne rendeva conto solo in quel momento. Si passò una mano tra i capelli, sorprendendosi quando le lunghezze terminarono molto prima di quanto si aspettasse. Doveva ancora abituarsi al fatto che in un momento di noia intensa aveva deciso di accorciarseli, salvo poi pentirsene immediatamente e correre dalla madre implorando per un’aggiustatina. Alla fine dei ritocchi la capigliatura le solleticava le clavicole e non scendeva di più. -…avevo paura che ti saresti materializzato a Winchester chiedendo a tutti dove abitasse una certa Delaware.- L’immagine era comica ma per nulla irrealistica, Ruby era convinta che lui ne sarebbe stato capace, anche se sapeva che quello era un ragionamento molto egocentrico e che in quel momento ci faceva la figura della principessina. Tutto ciò era però vero per un terzo, il secondo terzo faticava ancora ad accettarlo e per ammetterlo ad alta voce avrebbe dovuto strapparglielo con la forza e tanta persuasione, il terzo terzo era invece più semplice, e cioè che un paio di lettere le aveva in verità scritte, imbustate e nascoste nel cassetto senza consegnarle ad Olimpia. L’ultima gli era arrivata invece, con tanto di confessione. -E poi insomma, non potevo permettere che ti ammalassi anche tu.- Che altruista. La sua voce era stata resa più acuta dalla bugia che si era propinata per tutti quei giorni, molti dei quali erano passati pensando proprio al rosso. Ma era possibile che fosse diventato ancora più bello? Portò ancora una volta le iridi pervinca sul viso di Erick, lasciandole scivolare da un punto all’altro, dalla linea del naso, al massetere, alle ciglia curve. Per non parlare delle labbra. Odiava la possibilità di averlo deluso, ma odiava ancora di più i sensi di colpa che improvvisamente erano affiorati in lei, motivo per cui tutte le volte troncava qualsiasi cosa la volesse impegnata e fedele e disponibile e tutte quelle cose che le facevano venire ansia e fastidio. Però Erick aveva quella specie di aurea…anche lì, sudato dall’allenamento, e quel profumo, e quello sguardo…che quasi le veniva voglia di allungare le mani e posarle sul petto che si alzava e abbassava ritmico. Sbatté le palpebre più volte per smetterla di pensare a muscoli e forme maschili. -Tu…tutto bene?- E in quelle due parole inserì il viaggio estivo, il Natale, la famiglia, il Quidditch, le lezioni, la vita, i compiti, la noia, i pomeriggi, i voti, le notti, le novità, i professori, i sentimenti, i nuovi concasati, l’umore di Eustass, e tutto, tutto ciò che gli potesse passare per la testa. Qualsiasi cosa fosse normale, che la facesse sentire la benvenuta lì, e la benvenuta con lui. |
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Quella mattina mi svegliai presto come era ormai di consuetudine, mi piaceva fare le cose in tranquillità, ma soprattutto non mi piaceva chiacchierare più del dovuto la mattina. Misi i piedi nudi giù dal letto, il contatto con il legno del pavimento era per me un ricordo di casa al quale ero molto legato, e che mi faceva sentire nel posto giusto. Dopo una bella stiratina iniziai a cercare e raggruppare tutto ciò che mi sarebbe servito durante la giornata: libri, calamaio, pergamene e intanto che c'ero sistemai anche l'attrezzatura per il quidditch visto che nel pomeriggio ci sarebbe stato l'allenamento. Tenevo tutto sotto il letto in una sacca, infilai la mano sperando di non aver lasciato per sbaglio il libro dei mostri aperto, di sicuro un suo morso avrebbe fatto prendere una brutta piega alla giornata, e tirai fuori la sacca, con essa un piccolo pezzo di pergamena appallottolata rotolò fuori fermandosi accanto al mio piede. Lo raccolsi, di sicuro se era li non era nulla di importante, ma era sempre meglio controllare. Appena lo aprii il cuore sobbalzò accelerando leggermente i battiti, era uno degli innumerevoli tentativi di risposta all'inaspettata(quanto desiderata) lettera di Ru, per l'esattezza l'ultima. Nonostante i tanti fogli di pergamena che ci erano voluti per arrivare a quello, non mancavano le cancellature, le correzioni, i ripensamenti. Ogni parola era contrastante con quella che la sostituiva, come se a scrivere fossero due personalità opposte risiedenti in me, ed in effetti era proprio così. Volevo bene a Ruby, mi mancava, sia come amica che come...Bè qualunque cosa fosse mi mancava. Ancora una volta una persona a cui tenevo mi aveva lasciato, senza una motivazione, senza darmi la possibilità di salutarla ed aspettare il suo ritorno come qualsiasi amico avrebbe fatto. Non sapevo dov'era, come stava, ma del resto perché avrei dovuto? Infondo chi ero io per lei? Ma soprattutto chi era lei per me? Ogni mia domanda, ogni contraddizione era evidente in quel foglio in cui passavo dall'aprire le braccia ed accoglierla al salutarla con freddezza e distacco. Volevo rivederla questo era ovvio, volevo riabbracciarla, ma non so se volevo riaccoglierla, se volevo di nuovo fidarmi di lei e aprirle le porte del mio animo come stavo facendo prima che sparisse. Forse il mio essere impulsivo era la mia condanna, ma se non lo fossi non l'avrei mai conosciuta, quindi cosa fare? Rischiare? Per lei l'avrei fatto, ma non volevo più soffrire, quindi decisi di buttare anche quella pergamena nella quale era visibile tutto ciò che provavo per lei... Cara Ruby, Anche tu mi sei mancata e non sai quanto. In effetti è davvero strano scriverti e non poterti vedere, abbracciare e dare il benvenuto di persona, ma per ora mi accontenterò di questo. Il viaggio non è stato come mi sarei aspettato, mancava qualcosa per renderlo perfetto, mancavi tu e le tue risate, ma avremo tempo per recuperare parlarne quando torni. Per ora ti dico ben tornata e a presto. Mi sei mancata, Un bacio Erick. Ero arrabbiato, con me stesso più che altro, per quanto ero stupido, Ruby era una persona unica, davvero speciale, che sapeva tenermi testa come pochi e che di sicuro sapeva dare a tutto una sua interpretazione personale, colorata, profumata...Ma questo non giustificava il modo in cui si era dimenticata di me, del nostro viaggio. Avevo provato più volte a contattarla, ero anche riuscito a scoprire più o meno la zona in cui abitava a Winchester, avevo allungato il mio viaggio per raggiungerla, per farle una sorpresa, per avere una risposta... Ci misi diversi giorni, ma poi la trovai chiedendo ai cittadini, ai vicini, Ru non era di certo una ragazza che passava inosservata e in effetti così era. Arrivai davanti alla porta di casa sua, non feci nemmeno caso a come era fatta, mi guardando introno aspettandomi in ogni momento che venisse fuori da qualche cespuglio per prendermi alla sprovvista e sfottermi...Nulla... Bussai...Nulla Una signora li vicino mi si avvicinò dicendomi che la famiglia era partita e che non sapeva quando sarebbero tornati, mi chiese se volevo lasciar detto qualcosa, scossi la testa e dopo aver salutato me ne andai. Mi sentivo abbandonato, questa volta la speranza divenne tristezza, ora non avrei più potuto trovarla, era impossibile,l'avevo persa. Ripresi il mio viaggio senza guardarmi indietro, anche se nel cuore avevo la speranza che si materialzzasse all'improvviso dicendomi Ci sei cascatooo!!! Ma non accadde. Il viaggio fu bello, spesso ripensavo a quella porta chiusa, ma dopo un po' mi misi l'anima in pace e andai avanti cercando di non pensarci, di dimenticare quella ragazza solare che mi aveva ustionato ed era scomparsa dietro una nuvola come se niente fosse. Ero riuscito ad andare avanti, anche se i miei rapporti con gli altri studenti erano notevolmente peggiorati, non mi aprivo più come prima, cercavo di trovare il mio spazio e difficilmente invitavo qualcuno ad entrarci, l'Erick di quella sera, in sala comune, era rimasto davanti a quella porta chiusa. Poi la sua lettera, il ricordo che insieme alle ustioni si ripresentava, come potevo averla già perdonata al Caro Erick...Come potevo tenere così poco a me stesso. Una volta Ru mi disse che non ero uno zerbino, a meno che non mi comportassi come tale, e io non avevo più intenzione di farlo, e così scrissi quel gufo tanto freddo che non sembrava neppure scritto da me. Gettai quella prova del mio perdono nel fuoco del caminetto e scesi per fare colazione e partecipare alle varie attività della giornata. Fortunatamente i tempi serrati di Hogwarts mi fecero dimenticare quel ritrovamento e in men che non si dica mi ritrovai sulla mia amata scopa dove i pensieri non riuscivano a raggiungermi, dove mi sentivo bene. L'allenamento procedeva bene, i nuovi imparavano in fretta, anche se l'assenza di alcuni veterani si faceva sentire. Stavo inseguendo un bolide in picchiata quando una figura, troppo lontana per essere riconosciuta, apparve nel mio campo visivo, era a terra vicino all'entrata del campo. Fu un attimo, subito ripresi il mio inseguimento, ma qualcosa dentro di me era improvvisamente cambiato, mi sentivo teso, con uno strano peso sul petto. Scrollai la testa e scaricai quella strana sensazione sul bolide che fu spedito con un boato verso il cacciatore della squadra avversaria. Allenamento finito e scope a terra Era il momento di andare negli spogliatoi, nonostante la temperatura non propriamente calda avevo sudato, ero stanco e non vedevo l'ora di farmi una doccia. Toccai terra e iniziai a sentire gli strilli delle compagne di squadra Ciao!! Bentornata...Ru...!!! Il cuore mi si fermò, io mi fermai, mentre tutti avanzavano a passo spedito verso colei che prima era solo un'immagine indistinta, ma che il mio corpo aveva già riconosciuto. La guardavo mentre salutava tutti, mentre faceva domande e si presentava evitando attentamente di incrociare il mio sguardo, ma i compagni non erano infiniti e volente o nolente si ritrovò davanti a me. Era già palese nella sua lettera che qualcosa in lei fosse cambiato, ma quando la vidi, quando potei finalmente rivederla da vicino quasi non riconobbi tutti quegli strani atteggiamenti che non avevo mai visto prima in lei. Forse non ero l'unico ad essere cambiato...Forse qualcosa era successo...Forse non aveva potuto dirmelo... Ancora una volta giustificazioni, speravo fosse così, speravo ci fosse un motivo per darmi la scusa di perdonarla e riprendere da dove avevamo lasciato. Decisi in quel momento che non sarei stato io a dover riconquistare ciò che avevamo lasciato mesi fa e poi un dubbio...C'era veramente qualcosa da riconquistare o era stata solo una mia immaginazione? Mi parlò di una malattia che non avevo mai sentito, era grave? Non lo sapevo, ma poi lei mi fece quella domanda che avrei tanto voluto farle io... Alle sue parole la rabbia mi pervase, partì dal petto annebbiandomi la vista, il mio viso si fece duro e la mia voce profonda e senza sfumature. Lo sai che non posso materializzarmi...Ma anche se avessi potuto una volta bussato alla tua porta (Descrivo nel dettaglio come è fatta) non avrei trovato nessuno...Giusto? Guardai la sua reazione a quella scoperta. La sua finta(?) preoccupazione per me non mi interessava, per lei avrei preso volentieri la spruzzosi o come diavolo si chiamava, pur di sapere che stava bene, che mi voleva ancora (bene) come amico... Si tutto bene...E' stato un bel viaggio, ho visto tante cose... Sospirai, la rabbia si attenuò. Era li davanti a me, era evidente che non era la stessa di sempre, che qualcosa era successo, che anche io le ero mancato, o almeno speravo che fosse così. Volevo abbracciarla, stringerla a me, averla li davanti mi fece capire quanto tenessi a lei, anche se ancora non capivo in che modo, non era la stessa cosa di quando stavo con Jasmine, era diverso, era nata e si era sviluppata in un modo totalmente spontaneo e inaspettato, ma ciò non la scusava. Non mi andava di raccontarle del mio viaggio, poteva venire e vederlo di persona, stessa cosa per il resto, capivo la sua voglia di recuperare, ma non ero più disposto a piegarmi agli altri. La guardai, era bella, davvero bella, solo in quel momento mi accorsi che aveva tagliato i capelli, stava meglio prima, ma mi piaceva lo stesso. I miei occhi incrociarono i suoi e ci si ancorarono cercando di spingere il mio sguardo nel profondo di lei, volevo vedere quel che c'era al di la di quel bel visino. Mi avvicinai arrivando ad un soffio da lei Mi sei mancata Ru, non puoi immaginare quanto... E sono davvero felice cge tu sia qui...(con me) Il mio corpo bolliva come se le mie parole, in quel momento calde e cariche di sentimento, stessero accendendo un enorme falò dentro di me, un fuoco tanto forte da assorbire tutto il calore della mia voce, rendendola fredda carica di rabbia e tristezza. Ma se pensi di tornare, dire sorpresa e sperare che io ti riprenda come se niente fosse ti sbagli di grosso! Voglio una spiegazione, voglio capire perché hai voluto farmi soffrire tanto, o almeno voglio che mi dici che non avevo capito niente di noi e che non mi devi giustificazioni. Rimasi in silenzio qualche istante in modo che le mie parole penetrassero a fondo dentro di lei poi proseguii Non voglio che ti senti in qualche modo obbligata, fa ciò che senti, pensa a ciò che vuoi davvero. Ora io vado a farmi la doccia, quando torno se sarai ancora qui ascolterò le tue parole, altrimenti... Non volevo nemmeno pensare a quell'ipotesi, mi avrebbe spezzato in due, ma per quanto ero disposto a tornare a ridere e scherzare come prima, volevo capire se sarei stato di nuovo ferito o se questa volta avrei fatto bene a riaprire le braccia...Aprire le braccia... Tieni...So che ti è mancata e aiuterà a pensare... Porsi a Ruby la mia mazza personalizzata, con il mio nome, la scritta One Shot One Kill e l'impugnatura ergonomizzata sulla mia mano. Trattala bene, ci tengo molto... Era un chiaro messaggio che non aveva bisogno di spiegazioni. Non l'avevo mai fatta toccare a nessuno. Feci un altro passo verso di lei, ormai il suo viso era sul mio petto Indipendentemente da tutto tu a me sei mancata molto... L'abbracciai come si fa con...Non so con chi si fa, ma lo feci e lo feci per interminabili secondi. Mio malgrado mi separai, la guardai e le sorrisi per poi dirigermi verso gli spogliatoi, avevo atteso tanto per rivederla, e stavo stupidamente attendendo ancora, speravo che mi fermasse, che mi desse una mazzata sulla testa, che facesse solo ciò che Ru poteva immaginare di fare, non volevo arrivare agli spogliatoi, ma forse sarebbe servito ad entrambi...Forse sarebbe servito...A UN CAZZO!!! Se non lo avesse fatto lei mi sarei fermato di colpo girandomi e con passo spedito sarei tornato indietro fino ad un soffio da lei. Ne avrei avvolto il bacino con le braccia stringendola forte a me e sollevandola leggermente da terra. L'avrei guardata come non facevo da tempo e l'avrei finalmente baciata. Sarebbe stato un bacio allo stesso tempo passionale e triste, di quelli dolci e salati, di quelli che non avrei mai dimenticato. Ma non lo feci, proseguii fino a scomparire negli spogliatoi. Mi sarei chiesto perchè non mi aveva fermato, era davvero cambiata tanto? Sotto la doccia avrei cercato di schiarirmi la mente, ero terrorizzato dalla possibilità di trovare la mia mazza appoggiata senza di lei. Quella possibilità di aver gettato all'aria tutto, fece esplodere la mia rabbia che sfociò in un violento pugno contro la pietra della doccia. Il sangue sgorgò espandendosi nell'acqua. Era un graffio superficiale, niente di che, ma quel semplice quanto stupido gesto fu in grado di calmarmi. Uscii e mi vestii velocemente e altrettanto velocemente raggiunsi il campo dove i miei occhi cercarono quel bagliore biondo come fa un cercatore col boccino quando la sua squadra sta perdendo. In quel silenzio innaturale fui capace di sospirare solo due lettere cariche di tutte le emozioni e la speranza che in quel momento minacciavano di esplodere e venire fuori Ru... |
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Il fazzoletto con cui anni prima aveva tappato la bocca alla sua vocina interiore era ancora al suo posto, facendo giungere alle orecchie di Ruby solo mugugnii irritati, cosicché lei brancolava da tempo nel suo beato silenzio, in convinzioni comode, senza renderle conto. Era come se tutte le cose tendenzialmente ingiuste fossero state mandate in quell’angolino taciturno, accumulate e dimenticate. Mai però si era trovata lei stessa a camminare in quella porzione di coscienza, a riordinare in pile le cianfrusaglie che erano stati i suoi pensieri repressi. Mai, fino al momento del suo isolamento forzato, aveva avuto così tanto tempo, mai infatti l’aveva permesso, impegnandosi in attività extra che la facessero arrivare stanca a fine giornata, sempre con l’udito reso ovattato da chiacchiere e suoni. Passare ore sola con se stessa aveva allentato il bavaglio della vocina, permettendole di scandire qualche parola, e Ruby Dakota le aveva udite fin troppo chiare, stupendosi del tono infinitamente risentito con cui erano state pronunciate. Quell’attimo di sconcerto era bastato alla vocina per slegare definitivamente il fazzoletto ed urlarle dentro un sacco di offese. A nessuno piace essere criticato, men che meno dalla propria coscienza. Quello era stato il giorno in cui aveva spedito Olimpia a cercare Erick, in cui aveva fatto il primo passo verso il tentativo di recuperarsi un pochino. Il suo tono la colse di sorpresa, le punse il petto come una stilettata e le fece percepire chiaramente il rivolo di sangue caldo che ne uscì. Se le prime parole che le rivolgeva erano quelle, tanto valeva tornare ad ignorare la vocina, smetterla di sforzarsi, continuare ad accumulare scelte sbagliate. Avrebbe fatto meno male. Era tantissimo che lei fosse lì, a torturarsi le mani. Non lo capiva? Era decisamente più di quanto avesse mai concesso a nessuno, e si sentiva indignata dal fatto che non lo avesse capito immediatamente. Ma come avrebbe potuto? ribatteva quell’altra, timida ma forzuta parte che non voleva più essere ignorata. Accadeva tutto nel silenzio di quella stanza ingombra ma meno disordinata di prima, in cui con gli occhi riviveva e con le mani catalogava. Ruby si sentiva affaticata da tutto quel misurarsi, dallo stare attenta alle espressioni del viso, dalla pazienza che stava portando. In un mondo parallelo, mondo in cui si era assentata per altri motivi e in cui la nemica interiore era ancora vincolata nel silenzio, il rosso non sarebbe nemmeno arrivato ad alzare la voce: dopo le prime parole sdegnate lei avrebbe chiuso la conversazione e sarebbe passata oltre. Invece era lì, impalata ad ascoltare –ma ascoltare per davvero, interiorizzare, subire, capire- le implicazioni della sua leggerezza. Abitualmente non le importava, principalmente si limitava ad ignorare. Lì stava la grossa differenza, il fulcro del suo grosso cambiamento: Ruby Dakota Delaware si stava costringendo a provare il rimorso che le spettava. Non avrebbe saputo dire cosa sarebbe stato più doloroso, se una spada piantata fino all’elsa e rigirata per interminabili minuti, oppure diverse coltellate, intervallate da uno spiraglio di pietà. Erick le toglieva il respiro mostrandole affetto, per poi affilare l’espressione e piantarle un altro colpo. Forse una sfuriata continua sarebbe stata più sopportabile, invece la vicinanza, le sfumature della sua voce, il tormento, erano pesanti. Ecco perché solitamente evitava tutto ciò come il peggiore dei mali. Voglio. Echeggiò nella sua mente molte volte, quasi escludendo le altre parole. Pretendeva qualcosa da lei, la obbligava, la metteva difronte ad una scelta. Era in trappola, o questo o niente, punto, finita. Legami, l’affetto, l’amicizia, l’amore portavano legami, i legami doveri, responsabilità, dolori, spiegazioni. Sentiva già il fastidio montare, crescere dentro di lei come in tutte le altre volte qualcuno le aveva messo tra le mani un peso del genere. La Ruby guidata dalla vocina interiore deglutì una rispostaccia, sforzandosi di respirare, mentre la Ruby sdegnata da tutta la situazione si preparò a scagliare nell’angolo una scatola con il nome del rosso e a spegnere nuovamente la luce. Mancava poco, pochissimo, perché cedesse all’impulso della pace interiore, il contenitore sigillato già alzato sopra la testa. Tra le due però, la Ruby corporea notò un peso fra le mani, abbassò la testa e vi trovò una mazza da gioco. Fu un gesto improvviso che incuriosì la versione più minacciosa e la spinse a voltare il capo, distraendola dal lancio furioso. Un soffio. Quel piccolo gesto aveva evitato il lancio per un soffio. Le braccia erano ancora alte, ma non più caricate. Che potesse leggerle nella mente? Aveva forse previsto l’imminente decisione e aveva pensato –bene- di evitare il peggio? Mentre lui parlava, alternando alla carezza il coltello, lei era muta e immobile, impegnatissima in una profonda discussione interiore. In quel momento alzò gli occhi dalla mazza, confusa, lo guardò in viso e li riabbassò, tornando ad osservarla mentre se la rigirava tra le mani. Si sentiva talmente stordita da accorgersi solo marginalmente delle ultime parole, l’ennesima dolce carezza. Si aspettava di sentire il male, a quel punto, ma non arrivò. Arrivò un abbraccio, uno lungo, stretto, profondo, che lasciò a bocca aperta la Ruby con la scatola. A dire la verità non era più tanto convinta di volerla lanciare, forse avrebbe potuto rifletterci un po’ di più. Però non era pronta a lasciar perdere, non era così impreparata da farsi convincere totalmente da un abbraccio, anche se quello in questione era particolarmente piacevole, carico, caldo, atteso. Se lo godette tutto, chiudendo gli occhi, lasciandosi letteralmente avvolgere. La Ruby con la scatola si sedette a gambe incrociate, tenendo il pacco sulle ginocchia e appoggiandovici il mento sopra, in attesa. Aveva perso un po’ della sua grinta, ma l’espressione era comunque corrucciata. E poi l’abbraccio finì. Quando aveva parlato di andare negli spogliatoi –un’eternità prima o solo un minuto?- credeva scherzasse, invece faceva sul serio. Voleva lasciarla davvero lì, nuovamente in balia del silenzio, con le sue convinzioni cementate pronte a caderle in testa e a farla tornare nel mondo dell’egoismo? Lo guardò allontanarsi mentre le labbra socchiuse cercavano di articolare una parola, emettendo solo sospiri. Lo sguardo le cadde sulla frase incisa sulla mazza, mentre la sua schiena era quasi uscita dal perimetro del campo. Un colpo, un morto, era quello il senso –più o meno- della situazione. Qualsiasi cosa avesse fatto in quel momento avrebbe colpito qualcuno, Erick le aveva lasciato questa scelta. Perché non si voltava, perché non tornava indietro? Lei o lui. -Avevo paura!- Urlò ad occhi chiusi, sperando non fosse troppo tardi, prima che un qualche filtro le impedisse di parlare. -Quando mi hai chiesto di venire in viaggio con te mi hai immensamente spaventata. Io…temevo avessi frainteso, il mio comportamento con te…sono sempre stata così a mio agio da lasciarmi andare completamente, sempre.- Fin lì non era chiaro per niente. -Ti ho baciato ad Hogsmeade perché mi andava, nulla di più. Poi ti sei messo con Jasmine e ho pensato fosse una cosa fantastica, nessuna implicazione per me. Ma ogni volta che vi vedevo insieme provavo…- Gelosia? -…fastidio. Così ho continuato a starti vicino un po’ per rivalità, che sciocchezza. Che stupida!- Strinse la mazza –impugnata automaticamente- tanto da farsi diventare le nocche bianche. -E tu mi davi attenzioni, mi facevi sentire…non lo so, più che bene? Come si può spiegare? Non me lo sarei aspettato, non così in fretta almeno. Ah, nel caso non si fosse capito la rivalità era una scusa che avevo inventato a me stessa.- Iniziò a camminare verso di lui. -Parlare e starti vicino era uno stimolo continuo, non era mai noioso e…e mi agitavo ogni volta. Pensavo sempre, continuamente, a come stupirti e punzecchiarti, per vedere la tua reazione, per provare a starti un passo avanti, e…- l’ennesima pausa, l’ennesimo respiro, l’ennesima cosa da confessare. -…pensavo al nostro bacio.- Ecco, la Ruby con la scatola era rimasta a bocca aperta e con un’espressione tradita. In quella confessione si nascondeva tutta l’altra parte di lei. -Inizialmente ignoravo tutto il…- Come chiamarlo? -…tumulto interiore, ci prendevo come un gioco molto molto interessante, ma tutto qui. Poi vi siete lasciati e non puoi capire cosa ho provato, non volevo capirlo nemmeno io, me lo sono negato e ho fatto finta di niente. Ma poi tu hai nominato il viaggio, mi hai chiesto di venire con te e non ho potuto più far finta di niente.- Mimò le virgolette con le dita, sempre stringendo la mazza, senza lasciarla cadere a terra. Non si sarebbe nemmeno graffiata, lo sapeva, ma la reggeva come fosse vetro. Le aveva detto di trattarla bene e lo avrebbe fatto, almeno quello. -Mi sono detta che tu avevi capito male i miei gesti, che tu volevi qualcosa di diverso, che magari ti avevo…illuso, che tu avevi interpretato il mio volerti stare vicina come un sentimento vero e proprio. Che, come sempre, sempre! mi accade era giunto il momento di recidere qualcosa prima ancora che fiorisse. Ed ero anche arrabbiata con te perché mi avevi chiesto di passare delle settimane insieme, da soli! Proprio una cosa da…- Non era sicura di riuscire a pronunciare quella parola. -…fidanzatini. Mi hai spaventata, l’ho già detto? Con che masochismo avrei cercato di mettere in chiaro le cose, con il rischio di allontanarti o di vederti fare espressioni tristi, quando insieme a te stavo così bene? Quindi ho colto la pluffa al volo e sono corsa via con i miei genitori. Pensavo che, non parlandone, si sarebbe risolto tutto da solo. Che s-t-u-p-i-d-a fifona, che bambina, che…rimbecillita testa di troll. Non si è risolto nulla, nulla di nulla, le cose sono solo precipitate, mi mancavi ogni giorno.- Voleva darsi quella mazza in mezzo alla fronte, e per qualche secondo ci pensò. Però non aveva ancora finito, quindi per il momento rimandò a più tardi quel gesto. -Ma non è vero niente, niente di quello che mi sono auto imposta è vero.- La Ruby con la scatola faceva no con la testa, si sentiva messa da parte. Tutto il rimorso che una persona era in grado di accumulare pervadeva il suo corpo, le gelava la pelle e la faceva stra parlare. Come sarebbe stato facile non imboccare quel sentiero melodrammatico e rimanere leggermente distaccata, come prima. -Mi dispiace. Mi dispiace perché sono sempre stata io quella illusa, quella che segretamente era…invidiosa, e gelosa, quella non coinvolta solo dal punto di vista…fisico. Sono stata egoista a stare zitta, mi dispiace, mi dispiace. Tu sei sempre stato così…solido, sincero, presente. Invece sono io quella spaventata, spaventata a morte, mesi fa come lo sono ora, di quello che potrei provare.- Inspirò profondamente e prese una decisione. In quei minuti non era stata del tutto lucida, presa com’era dal voler rivelare qualsiasi cosa, ma in quel momento si schiarì la mente, tutte le voci interiori zitte e in ascolto. -Ti chiedo un favore. Non so cosa pensi di me dopo che ti ho rotto i bolidi con tutta questa robaccia, ma ti prego, non alterare ulteriormente il mio umore già instabile perché ho una mazza e so usarla. Potrebbe partirmi un braccio e colpirti, non lo so, mi sento così…- Non terminò la frase ma fece una serie di gesti come stringere i pugni, rilassarli, alzare le braccia al cielo e riabbassarle, camminando in circolo davanti al ragazzo che probabilmente avrebbe preferito scappare piuttosto che assistere a quella scena confusa. In fondo era stata davvero sciocca a presentarsi lì con sfacciataggine; era stata davvero sciocca ed egoista a pensare che in fondo non avesse un gran che da scusarsi ma soprattutto, era stata davvero sciocca, egoista, cieca e sorda, perché aveva passato un anno assieme ad Erick ma non aveva capito nulla. |
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Ero ormai giunto all'ingresso degli spogliatoi e i dubbi, invece che svanire e dar posto a risposte, mi attanagliavano, si contorcevano tra loro come fossero serpi in una fossa, era impossibile capire dove iniziava uno e ne finiva un'altro, si mescolavano, accalcavano, tutti volevano avere una voce per dar sfogo ai loro dubbi, ai miei dubbi. La mente mi esplodeva, era una vera e propria lotta per non farsi mordere e fermare, ogni passo pesava una tonnellata, volevo solo girarmi e andare da lei. Lei che non mi aveva fatto nulla. Nulla...Ovviamente se non si considera l'abbandonarmi senza un motivo ne un saluto, come aveva potuto farmi questo dopo che sapeva quanto avevo sofferto quando Jasmine se ne era andata, quale sadica avrebbe mai escogitato una simile cattiveria, e perché soprattutto. Le volevo bene, ma allo stesso tempo non riuscivo a guardarla senza sentir ribollire dentro di me la rabbia. Ero persino andato fino a casa sua a prenderla, a porgerle una mano, chissà cosa mi aspettavo, chissà cosa volevo ricavare da un simile gesto! Ad ogni passo le mie convinzioni crescevano e ad ogni metro che mettevo tra me e lei i dubbi demolivano quelle fragili speranze, volevo solo che tutto tornasse come prima, che ogni cosa ricominciasse da quell'ultimo saluto carico di voglia di vivere, di divertirsi e di scoprirsi un pò alla volta, giocando e ridendo come solo con lei riuscivo a fare. La mia voce interiore era profonda e roca come quella di un roker all'apice della sua rabbia nella più violenta delle sue canzoni, poi qualcosa attirò quella voce, la zittì, in qualche modo la imbrigliò e la costrinse ad ascoltare. Avevo paura! Di colpo le gambe si fermarono, incapaci di ascoltare qualunque cosa non fosse quella voce così carica di tristezza e di sincerità. Fu come se un paletto mi si fosse conficcato nel petto, riuscivo a sentire la sua anima infrangersi contro il mio corpo mentre metteva a nudo se stessa. Ma come era possibile, non era da lei, non era lei quella che stavo ascoltando! Ma quanto era cambiata? E perchè? Ancora una volta domande, voci, ma non avevo tempo per ascoltarle, quell'uragano che di solito era Ru mi aveva permesso di entrare nell'occhio del ciclone, li dove esso era più debole, dove potevo vedere la vera strega, l'amica, la battitrice e la ragazza a cui tanto avevo pensato messa a nudo, senza la sua maschera, il suo profumo, la mazza o la macchina fotografica magica a nasconderla, era solo Ruby e io ora potevo vederla come probabilmente nessuno aveva mai visto, o almeno così mi piaceva pensare. Volevo voltarmi e capire se davvero era lei, se non fosse un sogno. Piano, come se li ci fosse un esile e spaventato uccellino che sarebbe scappato al mio semplice respiro, mi iniziai a voltare conscio del fatto che quello era il punto di non ritorno, li avrei affrontato ogni dubbio, li avrei dato voce a ciò che desideravo(provavo) per davvero. Ascoltai ogni parola, la feci mia percependone il peso e l'importanza, e se la sua voce non fosse abbastanza vi era il volto a sottolinearne il significato profondo, un volto dolce e disperato che mai avrei pensato potesse possedere un'espressione diversa dal sorriso o dalla malizia. Era davvero Ruby, non c'erano dubbi e io non avevo capito niente e anche su questo non c'erano dubbi! Ma dove era finita colei che non si spaventava, che affrontava tutto di petto (e che petto), che non poteva essere fermata se non per suo volere, più simile a una brezza inarrestabile che a una donna in cane ed ossa. Ciò che stava dicendo era nuovo tanto per me quanto per lei, come se stesse per la prima volta sentendo e dicendo quelle parole, come se fosse un esteriorizzazione del suo io più profondo, del suo inconscio. Come potevo essere stato tanto cieco e come potevo non aver capito quanto tenesse a me? Quanto soffrisse mentre mi dava consigli per un'altra ragazza. Che stupido adolescente che sono Nella mia mente c'era il silenzio, le serpi si erano calmate e disperse nell'oblio senza possibilità di ritorno, ma al contrario della notte che lascia il posto alla luce non vi fu nessuna illuminazione, c'era solo il silenzio e così feci la stessa cosa che aveva appena fatto lei, aprii il mio petto, la mia mente, la mia anima e lasciai che ne uscisse ciò che non potevo comprendere, ma che volevo più di ogni altra cosa. Feci qualche passo verso di lei. Mi passai la mano tra i capelli ed inspirai profondamente chiudendo gli occhi. Li riaprii e li agganciai a quelli di lei. Espirai le sorrisi con affetto e con voce calda diedi la mia risposta mentre mi fermavo a pochi passi da lei. Ti ho chiesto di venire con me perché sei l'unica con cui avrei potuto affrontare un'avventura simile. Perché con te mi sento bene, mi diverto e posso essere me stesso temendo il tuo giudizio e divertendomi di come trasformi i mie difetti in una risata. Non ho frainteso, non ti avrei chiesto di andare in giro mano nella mano, volevo conoscerti al di fuori di queste mura, volevo vedere, scoprire chi sei e quanto puoi essere unica nel tuo genere Ruby Dakota Delaware. Le parole mi uscivano come un fiume in piena, ma stranamente ero rilassato, tranquillo che ciò che sarebbe uscito dalla mia bocca era ciò che solo nell'occhio del ciclone aveva la forza per farsi strada tra le miliardi di voci e pensieri che di solito occupano la mia mente, nascondendo ciò che davvero vale la pena di essere ascoltato. Feci un altro passo verso di lei, ero sempre più vicino al fulcro del suo cuore. Con te una semplice uscita si può trasformare in un pomeriggio indimenticabile, fatto di giochi, malizia, gesti e parole dette istintivamente guidate solo dalla voglia di assaporare un momento speciale, di trasformare la noia in divertimento e il semplice divertimento in qualcosa di più. Con te nulla può essere dato per scontato ed è proprio questo che mi piace, che mi ha fatto desiderare di averti con me in giro per l'Europa a combinar danni, a scoprire cosa c'è la fuori e...A scoprire cosa provavo per te... Un altro passo verso di lei, ormai ne mancava solo uno al contatto dei nostri desideri Già...Non sei l'unica che nascondeva qualcosa a se stessa, ma nel mio caso ero proprio cieco. Ciò che c'è tra noi non è paragonabile a ciò che c'era con Jasmine, sono due sentimenti totalmente diversi, tu...Tu sei...Tu sei tu! Ed è l'unica vera spiegazione per tutto ciò che sei e fai; con te nulla è ciò che sembra, non mi hai mai illuso! Ma hai catturato il mio interesse in un modo semplice, spontaneo ed impulsivo proprio come quel bacio...Un bacio carico di desiderio, di passione, un semplice, intenso e perfetto bacio che non nascondeva altro che un bacio. Niente significati nell'ombra, niente stranezze emotive cariche di chissà che, solo un bacio...Ne più ne meno di tanti altri, se non per un particolare, è stato come piantare un seme, che da li se annaffiato nel giusto modo sarebbe cresciuto senza sosta. Ma noi non abbiamo annaffiato nulla, non intenzionalmente almeno, siamo solo stati noi stessi e quel seme è cresciuto indisturbato invadendo i nostri pensieri e le nostre azioni, interpretando e traducendo tutto ciò che facevamo. Semplicemente il nostro essere noi stessi è ciò che più di tutto ci lega. Un ultimo passo Hai pensato di recidere una pianta di cui non eri a conoscenza, volevi tagliare ciò che credevi ci legasse, quando ciò che realmente ci stava avvicinando cresceva nell'ombra. Io non sono come gli altri legami Ru, io non sono così facile da tagliare, nemmeno io ci sono riuscito, volevo farlo, ma non potevo ne volevo lasciarti andare ed è per questo che ho accettato di vederti nonostante la rabbia e la delusione che provavo e se mi avessi fatto capire cosa stava succedendo avrei cercato di comprenderti, non sarei mai scappato da te, ne avrei cercato di allontanarti. Non sono più forte ne più sincero, anzi ti ho fatta soffrire parlandoti di Jasmine mentre tu avresti voluto parlare di noi, uscire e divertirci insieme, perdonami per non aver capito, pensavo solo a me e ai miei problemi e non vedevo quanto ti stavo facendo male. Allungai una mano, lentamente, verso il suo volto. Dolcemente posai il palmo sulla guancia mentre le dita si insinuavano tra i capelli recisi, morbidi e profumati. Non sei una stupida, sei solo confusa, tanto da cercare di prendere una pluffa invece di scagliare un bolide verso il bersaglio come solo la Ru che conosco sa fare... La Ru che conosco...Sarebbe più giusto dire Che pensavo di conoscere, mai avrei pensato in una simile confessione, non credevo nemmeno che ne fosse capace, mettersi così a nudo non era da lei, o forse mi ero soffermato troppo sul suo aspetto e avevo tralasciato ciò che c'era di più importante. Le sorrisi ad ormai un soffio da lei ...Ma per favore lascia stare i miei di bolidi....(occhiolino) Era ora di riportare quella conversazione in un ambiente a noi più familiare. Posai la mano libera su quella di lei stretta sulla mia One shot one kill Basta scusarti! Mi hai ferito è vero, ma direi che con le tue parole hai sapientemente ricucito e curato tutto, ora ho qualche cicatrice, ma si sa che alle donne piacciono! Attesi un secondo nella speranza di non ricevere una mazzata di gelosia in testa... Ora sono qui e non sono intenzionato a scappare o a tradire ciò che proviamo, anzi vorrei scoprire cos'è, con te un po alla volta senza troppi pensieri, senza la paura di sbagliare che ci ha allontanato in questi mesi. Ti sei aperta come mai avrei creduto, e non tradirò questa tua fiducia, vorrei che ti sentissi libera di farlo quando vorrai tra una mazzata e l'altra e io farò lo stesso con te, dando voce a ciò che sento... Il mio volto si avvicinò al suo, la mia voce si fece bassa e profonda mentre la mia mano stringeva con forza la sua Io amo il nostro rapporto, qualunque cosa esso sia, e non mi interessa dargli un nome, voglio solo viverlo con te come abbiamo fatto in passato, ma senza più paure... La mano che fino a quel momento si trovava sulla guancia sprofondo tra i capelli posandosi sulla nuca mentre le mie labbra si fondevano con le sue in un misto di sentimenti e parole non dette. Ci misi tutto me stesso questa volta, non era solo la passione a guidarmi, anche se ne era una buona fetta, questo era il mio primo, volontario nutrimento a quel seme che Ru aveva piantato mesi prima, era il mio primo passo verso la scoperta di...Noi Arrivò il momento di separarci, ma non ero triste, finalmente ero consapevole di tutto, di me e di lei e sapevo che ci sarebbero stati altri baci, alcuni fini a se stessi, altri dati per gioco, per passione e ogni tanto ce ne sarebbe stato qualcuno da togliere il fiato uno di quelli che avrebbe fatto crescere e sbocciare il nostro piccolo seme. Quando a qualche centimetro l'uno dall'altra mi accorsi che attorno a noi non vi era più l'uragano, ma solo un immenso, vasto occhio di un ciclone ormai estinto. La guardai dritta nel profondo dei suoi meravigliosi occhi Bentornata...Da me Poi un sorriso beffardo si dipinse sul mio volto Visto che ormai ti sei data alle pluffe che ne dici di ridarmela(Indico la mazza) tanto ormai sono io il titolare! E poi sarai arrugginita!!! La guardai serio per poi scoppiare a ridere Ad ogni modo credo lo scopriremo al prossimo allenamento anche se ti avverto sono diventato molto più forte dall'ultima volta(Mostro i muscoli). Fino ad allora avrei un paio di proposte, ma la prima se me lo concedi è di farmi una doccia, la seconda, ammesso che tu non voglia venire ora con me (occhiata maliziosa), è di andarci a bere qualcosa. Ma prima di tutto ciò avrei una domanda/richiesta da farti...Non è che dietro averti la tua "macchina fotografica"? La guardai con un espressione dolce e divertita conscio che quell'ultima richiesta non aveva bisogno di spiegazioni. Avevamo una foto per ogni momento importante e questo di sicuro lo era... Edited by Erick Fenrir Berg III - 17/4/2019, 23:25 |
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Una delle prime cose che la calmò furono i passi che compì Erick per riavvicinarsi a lei: non era troppo tardi, sarebbe rimasto, voleva anche lui capire. Lo osservò sistemarsi i capelli e desiderò, come altre mille volte prima di allora, toccarglieli. E poi arrivò il suo turno di parlare. Non era arrabbiato e la stava pure riempendo di complimenti. Com’era possibile? Tutto la colse d’improvviso, lasciandola interdetta, qualsiasi parola, le espressioni che si scambiarono posto sul suo viso, il tono della voce, ogni centimetro di spazio che li separava che svaniva man mano nel nulla. Rimase immobile e in silenzio per tutto il tempo, catturata dai più piccoli dettagli, come le pieghette nell’angolo delle labbra quando parlava o le spalle rilassate, la pelle d’oca sulla spalla dal lato in cui le stava toccando la pelle e i capelli, ascoltando tutte quelle considerazioni così incredibilmente vere. Lui era così calmo, sicuro delle proprie parole , con la schiena dritta e la voce ferma, lei aveva invece riversato frasi direttamente fuori dal cuore, senza che la mente le riordinasse. Aveva fatto bene a definirlo solido’, ed era esattamente quello che le serviva: qualcosa di sicuro, perché Ruby non si riusciva a vedere indistruttibile come prima, e quel cambiamento la destabilizzava parecchio. A tratti si dimenticava di espirare, bloccandosi nella sorpresa delle confessioni di Erick: non aveva intenzione di tenerla per mano, erano legati anche se lei aveva cercato di fare il contrario, aveva provato rabbia, si era definito egoista, voleva…stare con lei. Quelle erano le cose che l’avevano colpita di più, che in tutto il discorso erano spiccate. L’ultima non era stata pronunciata esplicitamente, ma le parole non sono intenzionato a scappare’, non sono intenzionato a tradire’ e un po’ alla volta’ nella stessa lunga e seria frase non potevano significare altro. Deglutì. Aveva portato lei il discorso in quei termini, com’era possibile che fosse stata così tanto presa in contropiede da quelle parole? E poi, dopo che gli aveva esplicitamente detto che si sentiva instabile –cioè che sostanzialmente poteva urlare, o picchiarlo o svenire da un momento all’altro- lui aveva deciso coraggiosamente di sfidare la sorte e gli ormoni di Ruby ponendo il viso così vicino al suo. Un sussulto provenne dal suo cuore quando usò il verbo amare, temendo in una dichiarazione più grande di quella che avrebbe potuto sopportare. Non fu così, per fortuna, ma Ruby fu certa che il rosso avesse costruito in tal modo la frase per farle prendere un colpo. Tra un battito mancato e l’altro, sapeva cosa stava per accadere, e lui sapeva che lei sapeva. Era stato lento, si era come annunciato, dandole tutto il tempo per ragionarci e decidere. Ma lei non ne aveva assolutamente bisogno perché…insomma, gli aveva appena rivelato di aver sempre desiderato un altro bacio, e come poteva essere altrimenti? Come poteva, chiunque, non desiderare un bacio da quel bell’imbusto norvegese? Però era ancora troppo scossa, troppo turbata da…da tutto sostanzialmente: dal proprio argine rotto, dalla tenerezza della voce di lui, da quanto le fosse realmente mancato e da quanto –apparentemente- il futuro sarebbe stato…semplice, a fidarsi di Erick. Dipingeva una relazione –e dipingere era proprio il verbo adatto- così desiderabile, come il classico lieto fine di un romanzo rosa, che non riusciva a vederselo cucito addosso. Non si era mai sentita dentro quel genere di racconti e in quel momento proprio non riusciva a credere alle parole del Serpeverde. Per quanto fosse fastidiosamente scettica non rifiutò il contatto delle loro labbra, anzi lo accettò con molto, molto piacere, ma non lo ricambiò mettendoci l’entusiasmo della prima volta. Si mantenne calma, accorta, concentrata nel mantenere l’equilibrio su quell’agitazione interiore che le rischiava di togliere il respiro. Con la scusa della mazza tenne la destra lungo il fianco, mentre la sinistra andò ad accarezzargli la schiena in lenti e delicati movimenti verticali. Un brivido la attraversò, uno di quelli che assomigliano più a trilli d’allarme che a sensazioni piacevoli, come se il suo inconscio la invitasse a prestare attenzione e a non rilassarsi troppo, un’eco di ciò che era stata (o che era ancora?) . Invece di ascoltarlo si impuntò, cocciuta, e accolse tutto, si godette ogni momento in cui, per la prima volta da molto tempo, si abbandonava ad un bacio senza volerlo per forza guidare. Per fortuna Erick fu gentile, breve, non insistente, e Ruby gliene fu grata: probabilmente non sarebbe riuscita a sostenere di più in quel momento. Bentornata da me. Incredibilmente, esponenzialmente, eccessivamente dolce, ma non le diede fastidio, non quanto si aspettava, almeno. Forse a piccole dosi le avrebbe fatto bene, un po’ di dolcezza. -Uffa però..- Tenne la testa ben premuta in basso per cercare di nascondere il sorriso intenso e prepotente che le accese il viso. -Troppo facile quasi.- Insomma. Parlare non era stato piacevole e men che meno facile: era convinta di esseri espressa in modo confuso e incomprensibile, invece Erick l’aveva intesa talmente bene da cogliere pure ciò che non aveva detto ad alta voce. -Ora ti conviene rendermi le cose un po’ più difficili oppure rischi di annoiarmi.- Non sarebbe riuscita a commentare o ribattere nulla delle parole di Erick, qualsiasi aggiunta sarebbe stata superflua o ripetitiva, avrebbe sminuito un discorso così dolce e intenso. Voleva che nelle loro memorie rimanessero le sue carinerie, non il balbettio confuso che sarebbe uscito dalla bocca di lei. Era bello e giusto così, si faceva volentieri da parte per lasciare l'ultima parola a lui, solo per quella volta. Infatti si era immaginata un primo incontro totalmente diverso, delle emozioni diametralmente opposte anche se un esito simile –a dire la verità lo sperava più che aspettarselo-, ma nemmeno nelle più fortuite aspettative sarebbe arrivato così presto e in un modo così…risolutivo, motivo per cui non era preparata ad una risposta altrettanto ottimista. Dakota ancora non era certa della sua parte di finale, ma almeno era decisa a provarlo, a lasciare aperta quella possibilità di cui Erick era tanto convinto. Fu ben felice di cambiare argomento –perché rischiava di chiudersi in ragionamenti prolissi- ma non tanto di quello che sentì. -Titolare?!- Le scappò senza riflessioni, con un tono di voce più acido e sorpreso di quanto in realtà meritasse la situazione. Provò a spiegarsi e a rimediare. -Scusa non volevo, non intendevo dire che…beh, non intendevo proprio niente in realtà, e non dovrei esserne sorpresa, eri bravo. Però…- Però credeva che sarebbe spettato a lei. Un’altra cosa che la malattia le aveva sottratto e che aveva giustamente posato nelle mani di Erick. -Scusa ancora, sei molto più che bravo e non c’è nessun però. Non vedo l’ora di tornare ad allenarmi per vedere i tuoi progressi, ma guai a te se mi dai ancora dell’arrugginita oppure potrei non provare pietà nei tuoi confronti.- Tirò una sberla amichevole –ma senza controllare la forza- al braccio alzato e in tensione che le mostrò, ridacchiando. Era bellissimo parlare di un argomento così neutro, le era mancato da morire. Scosse la tesa, pensierosa, dopo le sue ultime proposte. -No, non ce l’ho con me, e ora che ci penso l’ho anche dimenticata a casa, purtroppo.- La sua espressione si intristì, ricordando quante cose non aveva portato con sè al suo ritorno ad Hogwarts. Magari ne avrebbe parlato con lui, più tardi. -E non verrò con te in doccia, no grazie! Io profumo già al contrario tuo.- Era già riuscito, con la sua spontaneità, a farle accantonare il pensiero di Rhaegal. -Allora ci vediamo dopo…- Era un’affermazione detta con il tono di una domanda, pronunciata mentre gli porgeva la sua mazza. Quella breve separazione le serviva più di quanto a lui servisse il sapone, in quanto necessitava di qualche minuto di sragionevolezza davanti allo specchio e soprattutto, di pettinarsi i capelli. -…a cena. Credo tu non te ne sia accorto sai, ma è tardi, tra non molto tramonterà.- Iniziò a camminare all’indietro, allontanandosi da lui e indicando il cielo che iniziava a perdere la luminosità pomeridiana. Quindi si voltò e accelerò il passo per fuggire in solitaria. Prima di uscire dal campo alzò una mano e la agitò come saluto, con le labbra tese nel tentativo di trattenere un sorriso di quelli che fanno quasi male ai muscoli da quanto sono grandi. |
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Alle sue parole iniziai a ridere, eccola la Ru che conoscevo, non potevo credere che fosse sparita nel nulla. Facile? TI correggo mia cara, ho voluto solo chiarire le cose e darci modo di partire da un punto zero, ti ci vorrà molto più di una minaccia per poterti far perdonare del tutto!!! E per quanto riguarda il bacio...Bè posso solo dire che mi andava e molto... Una semplice punzecchiata? Una vera e propria sfida? O solo un modo per stemperare il clima romantico che si era instaurato? O perchè no tutte e tre le cose! Non importava, non c'era bisogno di alcuna spiegazione, non con lei. Di sicuro vi era un fondo di verità, anche se era indubbio che provavo qualcosa per lei era altrettanto indubbio che volente o no mi aveva ferito e si sa le cicatrici ci mettono un po a guarire anche se curate a dovere. E per quanto riguardava il bacio...Era palesemente la verità, o meglio una mezza verità, ma anche questo non aveva bisogno di spiegazioni... Anche se devo ammettere che a mio ricordo baciavi moolto meglio! Mi sa che quella malattia ti ha fatto proprio male! Il mio tono tra il deluso e il rimproveratorio mi venne a pennello, tanto che convinsi me stesso dell'esistenza di una malattia debilita baciatori. Si era trattenuta, era evidente e il farglielo pesare era parte del percorso di cicatrizzazione e del mio personale divertimento. Senti senti come viene fuori la nostra battitrice! Tranquilla, non mi offendo per così poco! Ad ogni modo mi duole ammetterlo, ma ancora non sono arrivato al tuo livello quindi dovrò restituirti il ruolo da titolare, ma in fondo è giusto così, me lo voglio guadagnare sul campo diventando più forte di te! E per quanto riguarda l'arrugginita, bè, se fai come coi baci sarà molto facile per me riprendermi il ruolo! La guardai serio, per poi esplodere in una risata incontrollata. Quando riuscii a riprendermi, tra le varie lacrime, un pensiero prese forma nella mia mente Mi sei davvero mancata... Non so perchè ma mi sentii il viso avvampare di calore, probabilmente ero diventato rosso. Quella reazione era assurda se si pensa a ciò che ci eravamo appena detti, ma più che normale se si considerava il nostro rapporto passato. Ero felice di quella mia reazione. Che peccato... Non aggiunsi altro, qualcosa mi fece capire che c'era altro che non aveva con se, ma lei non ne parlò e io feci finta di nulla. E dai!!! E poi chi dice che puzzo!!!(Mi annuso l'ascella)Ok va bene, ma a me piace il tuo profumo e fino a prova contraria chi si deve far perdonare sei tu, magari ti faccio un mega sconto della pena!! Sapevo che non avrebbe accettato...Ma provare non costava nulla! Non pensavo mi chiedesse così presto di rivederci, evidentemente c'erano altre cose che mi voleva dire, e io non vedevo l'ora di colmare quei mesi di lontananza. Quindi devo proprio escludere la doccia? E va bene...Certo che mi va Solo in quel momento mi accorsi di quanta fame avessi e che nel frattempo il sole era quasi scomparso A cena? Direi che è perfetto, sto proprio morendo di fame! Mi sbrigo e arrivo! La guardai mentre se ne andava, e non potei fare a meno di passarmi una mano tra i capelli e sorridere, anzi ridere di felicità. Mi girai e corsi verso lo spogliatoio facendo un balzo e urlando Eeevvvvaiiii!!!! Un urlo liberatorio, pieno di gioia e che di sicuro anche Ru avrebbe sentito. |