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  • Silver Tongue - II , Balthier Sleath, Alberto Lestrange Foresta Proibita
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  • .Fato. Administrator

    FATO



    Balthier Sleath: Incantesimo riuscito al 350% (Resa Straordinaria).
    L'invocazione del Guardiacaccia si perse tra il rombo degli zoccoli, i bruschi movimenti del Centauro che stava trasportando i due umani, e l'ululato di guerra dell'inseguitore più vicino, che aveva incoccato una freccia, rapidamente imitato dai due luogotenenti al suo fianco.
    Nel giro di pochi, scalpitanti metri, il gruppo fu di nuovo in vista, e anche in mezzo a quel caos, Balthier, voltatosi per prendere la mira, intercettò l'ira nell'espressione del Centauro di testa. Ira... e odio.
    L'Incantesimo colpì lesto la vegetazione che avevano appena superato. Un muro di rampicanti, piante, foglie e rami intrecciati si innalzò quasi all'istante, incastonando le frecce che saettavano verso di loro. Le foglie crebbero di dimensioni, raggiungendo le cime degli alberi, e la trama densa di rami tagliò gli inseguitori alla vista.
    Anche il Centauro che li aveva raccolti rallentò per una frazione di secondo, voltandosi verso l'effetto dell'Incantesimo. I versi selvaggi con cui i Centauri all'inseguimento reagirono al muro di vegetali li raggiunsero attutiti.
    Il Centauro sotto di loro si voltò e riprese a correre alla consueta velocità senza commentare.

    L'intreccio di rami e rampicanti doveva essersi espanso orizzontalmente, oltre che in altezza: dopo le prime centinaia di metri corse a rotta di collo, fu evidente all'Auror e al Guardiacaccia che il gruppo all'inseguimento non era ancora stato in grado di aggirare l'ostacolo.
    Il Centauro amico, tuttavia, non rallentò. Continuò a cavalcare con foga, gli zoccoli che pestavano sul terreno, evitando tronchi caduti e fronde, con la sicurezza di chi era estremamente familiare con il percorso.

    Quando ormai era passato abbastanza tempo perché i due cominciassero a riconsiderare di aprire bocca, il Centauro si fermò all'improvviso, costringendoli ad afferrarsi a lui con prese rafforzate.
    Erano arrivati davanti a un intrico di alberi e fronde troppo fitto perché potessero attraversarlo, ma il Centauro non sembrava sorpreso. Era difficile valutare quanto si fossero allontanati dal punto in cui erano partiti, ma dovevano essere in un'area profonda della Foresta Proibita.
    Cauti versi di uccelli giunsero alle loro orecchie. Sul terreno, un Vermicolo brucava una foglia bucherellata.


    - Continuate verso est. Seguite quelle radici giallastre. Vi riporteranno alle montagne che chiudono il Lago Nero. Da lì vedrete il castello. Non tornate qui.

    Disse il Centauro, fissandoli con gravità. Si voltò, pronto per tornare a cavalcare, quando qualcosa sembrò fermarlo. Da dietro di lui, Balthier e Alberto lo video abbassare la testa.

    - Perché ci cercavate?

    Domandò infine, arrestandosi.
    3 anni fa
  • Alberto Lestrange Insegnante
    La proposta di pace urlata a squarciagola fu del tutto ignorata dall’orda di Centauri che li inseguiva a perdifiato. In quella manciata di concitatissimi istanti, il guardiacaccia ebbe appena il tempo di chiedersi per quale ragione quel gruppo di Creature avesse deciso di combattere una guerra che aveva tutta l’aria di essere un conflitto intestino, da cui non sembravano esclusi nemmeno la comunità di maghi che abitava il castello adiacente alla Foresta.
    Alberto offrì con la massima disponibilità la sua spalla per sorreggere Balthier mentre scagliava un potente incantesimo. Si voltò anche lui, curioso, per vedere quali effetti ne sarebbero scaturiti e il monumentale muro vegetale che crebbe davanti ai suoi occhi lo lasciò sorpreso, pur mantenendo salda la stretta per non cadere.
    -Grande, Balthier!- esultò cercando di contenere gli insulti che avrebbe volentieri riservato ai Centauri che li avevano attaccati, e assecondò la scelta del Centauro amico di non arrestare la forsennata cavalcata.

    Sceso dalla groppa del Centauro, il guardiacaccia si concesse un minuto per riprendere fiato. Si ricordava chiaramente che il loro generoso salvatore non sembrava avere ascoltato la spiegazione sul perché erano lì, quando l’aveva, forse istintivamente, richiesta in occasione del loro improvviso incontro.
    -Grazie- gli disse massaggiandosi le mani, dopo aver appuntato mentalmente le indicazioni che gli aveva fornito, assieme al Vermicolo che notò vicino ai suoi piedi e agli uccelli canterini che provò ad avvistare sui rami della vegetazione che cresceva intorno.

    Lestrange, conservata la balestra, allungò una mano come per fermare il Centauro che si era voltano apparentemente per andare via, ma questi lo precedette:
    -Siamo in missione diplomatica. Io sono Alberto Lestrange, il nuovo guardiacaccia di Hogwarts; lui è il professore di Erbologia Balthier Sleath.-
    Cominciò a rovistare nello zaino e ne tirò fuori alcune mele che aveva portato come scorte alimentari.
    -Queste sono per lei, se le vorrà. È per ringraziarla di averci tratti in salvo. Possiamo fare qualcosa per lei? Non ci ha detto nemmeno il suo nome…- continuò il guardiacaccia, offrendo i tre pomi e rivolgendosi con rispetto.
    -Vorremmo parlare con il vostro leader per rinnovare l’accordo di pace e di alleanza che regola i rapporti fra le nostre due comunità, e saremmo eventualmente disposti a concedervi nuovi territori- spiegò, rispondendo alla domanda del Centauro.
    L’operazione diplomatica ebbe così inizio, ma un interrogativo, in particolare, preoccupava il guardiacaccia spedito in missione.
    -Non ci aspettavamo sicuramente uno scenario simile. Cosa sta succedendo, qui? Perché quei Centauri la rincorrevano?-
    3 anni fa
  • Balthier Sleath Member
    Fortunatamente il suo piano funzionò, e quell'approccio non offensivo bastò a bloccare l'avanzata degli inseguitori. Il Centauro che aveva dato loro un passaggio però non si fermò ancora a lungo, più a lungo di quanto Balthier avrebbe fatto. Era estrema cautela, maggiore resistenza fisica rispetto a un semplice umano o terrore? Sicuramente tutto ciò che si era presentato loro davanti era insolito, e andava oltre ciò che doveva essere la norma, per quanto ne sapesse. Purtroppo Alberto era stato appena assunto e non aveva potuto monitorare da vicino i cambiamenti nella Foresta Proibita. Chissà da quanto e come era iniziato tutto... beh, erano lì per rispondere anche a quello.
    Quando si fermarono e scesero dal Centauro, Balthier lasciò che Alberto si presentasse, in quanto nuovo ambasciatore di Hogwarts con gli abitanti della Foresta era bene che instaurasse un rapporto diretto. Ripose la bacchetta nel fodero, per non mostrarsi in alcun modo come una minaccia e rimase attento ad ogni parola dell'uomo, pronto a intervenire se avesse notato qualche parola fuori posto che rischiasse di minare la missione che gli era stata assegnata, ma Lestrange scelse bene le sue parole. Balthier quindi si limitò ad osservare le reazioni del Centauro, mentre il Guardiacaccia parlava.
    «Pensa che sarebbe possibile o ci sono forse dei conflitti interni al clan?»
    Per come stavano le cose ora, non poteva dire con certezza se i Centauri stessero inseguendo il Centauro che li aveva aiutati o se stessero inseguendo i due "intrusi". Era necessario ottenere risposte.
    «Mentre ci dirigevamo verso i vostri territori abbiamo notato dei cambiamenti nella Foresta, nella sua fauna e flora...»
    I Centauri erano Creature molto connesse alla natura e sperava quindi di fare appello a quell'affinità per ottenere risposte. Era davvero possibile che fossero i Centauri la causa di quel cambiamento? Sembrava così insolito.
    3 anni fa
  • .Fato. Administrator

    FATO



    Il Centauro indietreggiò non appena il Guardiacaccia si mise a rovistare nella borsa: era chiaro che si aspettava di vedere un'arma. Apparve imbarazzato dalla propria reazione, e alla vista delle mele il suo mento si alzò, i lineamenti induriti. Fece per aprire bocca ma poi la richiuse lentamente. Gli angoli delle labbra si incurvarono leggermente verso il basso, e le sue sopracciglia si corrucciarono mentre scuoteva la testa con rassegnazione.


    - "Pace" e "alleanza" sono parole che non hanno più alcun valore. E il nostro leader...

    Un'indicibile amarezza accompagnò quel titolo, mentre il braccio muscoloso indicava gli alberi alle loro spalle: la via da cui erano venuti, quella da cui erano stati rincorsi.

    - ... era in testa a quella battuta di caccia. Vi ucciderebbe, se vi trovasse. Hanno provato a uccidere anche noi. Ci stanno cercando.

    Una distinta scintilla illuminò lo sguardo altrimenti cupo del Centauro quando Alberto nominò nuovi territori. Venne mestamente soffocata.

    - La Foresta non appartiene agli umani. Non appartiene più nemmeno a chi la abita, ormai.

    Abbassò lo sguardo, la mandibola marmorea che mostrava una nuova emozione: rabbia. I pugni del Centauro erano stretti.

    - Il mio nome è Jalenio.

    Disse solennemente mentre si risollevava.

    - Forse, se avessimo sconfitto... l'orgoglio della nostra specie, e se la Foresta fosse ancora...

    Sembrò trattenersi. Parlava a denti stretti, come se quello stesso orgoglio che aveva menzionato lo imbrigliasse dallo sfogarsi liberamente con i due estranei. Guardò Balthier e annuì, il capo rigido.

    - Pardus... non era il nostro capo, noi non abbiamo capi. Era... una guida. È iniziato tutto quando ha chiesto ai suoi fratelli di accompagnarlo alla Croce del Sud. Avevamo visto la selvaggina scappare da lì. Avevamo visto... molto altro, nelle stelle.

    Annuì tra sé e sé, come in risposta a un proprio pensiero.

    - Lui sarebbe venuto ad avvertirvi. Rispettava gli umani. E aveva capito che quello che ci aspettava alla Croce...

    I suoi lineamenti si incisero in una maschera. Disprezzo.

    - ... non lo era.
    3 anni fa
  • Balthier Sleath Member
    Centauri che cacciano altri Centauri? La situazione non sembrava delle migliori. Tuttavia ciò sembrava delineare un possibile piano d'azione: fare in modo che fosse Jalenio il nuovo capo e rimuovere il nuovo leader belligerante e chiunque altro non avesse accettato questo cambio di leadership. Avrebbero dovuto indagare di più, ma ciò che seguì complicò di molto la situazione. Non sembrava più una semplice sconfinazione di territori accordati, ma qualcosa di più sinistro.
    La croce del sud..?
    Gli pareva di ricordare una croce sulla mappa che li aveva guidati la notte della vigilia, la stessa notte che aveva spinto alcuni di loro sotto le frecce dei Centauri. Che fosse proprio quella? Era possibile che ciò che i Negromanti avevano fatto quella notte - o in sua preparazione - avesse lasciato nella Foresta Proibita un qualche segno oscuro che aveva influenzato anche gli altri suoi abitanti oltre che a loro maghi?
    «Jalenio, quando è successo tutto questo? Cosa avete trovato alla croce del sud? Quella cosa si trova ancora là?»
    Voleva risposte, ma non voleva sembrare troppo insistente. Cercò di mostrarsi calmo, ma conscio della serietà di ciò di cui stavano parlando. Più che fare ciò che poteva apparire come un semplice interrogatorio, avrebbe dovuto offrire una possibile soluzione, mostrare la sua volontà di risolvere il problema alla radice. Non era un abitante della foresta come i Centauri, ma per via dei suoi studi Erbologici quella zona la sentiva un po' sua, quindi non avrebbe dovuto fingere nulla, la sua determinazione era genuina.
    «Voi Centauri sapete vedere nelle stelle cose che noi maghi non potremmo mai, avete un rapporto invidiabile con la natura... in altre parole avete le vostre forze, noi maghi abbiamo le nostre. Ha visto cosa ho saputo fare con la bacchetta prima, e ho volontariamente cercato un approccio non offensivo; se nella Foresta c'è qualcosa di pericoloso forse potremmo eliminarlo e far tornare la Foresta come era prima.»
    Non era esattamente il motivo per cui Kedavra l'aveva mandato in quella missione, ma era certo che avrebbe compreso se un suo Auror avesse indagato sulla pista che poteva avere collegamenti coi Negromanti. Inoltre se davvero c'era qualcosa che aveva squilibrato così l'ecosistema della Foresta Proibita, poteva essere un rischio per gli studenti di Hogwarts, e in quanto professore non poteva permettere fossero a rischio senza tentare di rimediare.
    3 anni fa
  • Alberto Lestrange Insegnante
    Vi era una costante aura misteriosa nelle parole che il Centauro usava per raccontare la situazione in cui si trovava, perennemente contratto in espressioni amareggiate o rabbiose. Non trovando soddisfazione nelle risposte che gli aveva fornito, il guardiacaccia cercò informazioni nel linguaggio del corpo della Creatura e comprese la gravità del conflitto che era in atto. Quella che ai suoi occhi apparve come una guerra – o poco meno – sembrava coinvolgere più di due parti opposte, e questo complicava il gioco geopolitico all’interno del quale il guardiacaccia e l’erbologo avrebbero dovuto destreggiarsi.

    Quando venne citato Pardus gli occhi di Alberto si spalancarono per un istante, cogliendo il prezioso dato per ricostruire il corso degli avvenimenti. Il tempo verbale utilizzato da Jalenio gli fece intuire che la leadership era mutata, confermando le previsioni del capo degli Auror, e che quel momento doveva aver rappresentato una tappa importante per l’evoluzione allarmante che gli eventi avevano preso. Corrugò la fronte quando venne citata la Croce del Sud: non ricordava l’esistenza di un posto con una simile denominazione all’interno della Foresta Proibita, e infatti Balthier lo precedette nel chiedergli informazioni circa quel posto appena citato.

    Annuì sentendo il suo compagno d’avventure proporre un piano di azione comune.
    -Jalenio, potrebbe darci maggiori informazioni sulle Creature che stanno causando tutto questo scompiglio? Chi sono, di preciso? dove si trova esattamente la Croce di cui parli e.. perché gli abitanti della Foresta scappano via?- domandò il guardiacaccia, riallacciandosi alle domande del professore di Erbologia.
    3 anni fa
  • .Fato. Administrator

    FATO



    Gli occhi di Jalenio si tinsero di rassegnazione, anche se i pugni serrati indicavano ancora ira.


    - Quattro lune orsono. - replicò, e la riluttanza a confidarsi sembrava essersi allentata, merito forse del rispetto che aveva percepito nelle parole di Balthier. - Quando abbiamo seguito le tracce a ritroso. Coloro incaricati a pattugliare avevano... smesso di andare da quelle parti. Nemmeno loro sapevano spiegarsi il perché. Fu Pardus a notarlo, e a chiederci di unirci a noi. Gli altri non avrebbero accettato... ha chiesto ai suoi congiunti, i suoi tre fratelli. Non gli avremmo mai negato niente.

    Si voltò di scatto, parandosi davanti a loro. Balthier e Alberto non avevano udito alcun rumore. Jalenio attese per qualche secondo, poi si voltò di nuovo e proseguì. Sembrava abituato a essere sempre all'erta.

    - Ce ne accorgemmo anche noi, avvicinandoci. Il silenzio. Qualcosa di strano. Gli umani non se ne sarebbero accorti. Sarebbero subito scivolati nell'inganno. Ma è successo anche a noi Centauri, alla fine.

    Scosse la testa.

    - Pardus lo sentì, ma si avvicinò lo stesso. Io... io sono rimasto indietro. Ho lasciato andare avanti i miei tre fratelli. Quel posto... era diventato malvagio.

    Strinse i denti.

    - Lui era lì. Sentii la sua voce attraverso gli alberi. L'Ingannatore. Offrì la Foresta ai miei fratelli, derise la mia vigliaccheria. Pardus non si fece ingannare e lo attaccò: sperava che i miei fratelli lo aiutassero, che io lo aiutassi. Lui lo uccise. Anemone e Clivius... non fecero niente. Rimasero a guardare. Erano già vittime della sua sporca magia.

    Jalenio si erse sulle zampe posteriori, agitando gli zoccoli in aria in un gesto rabbioso.

    - Sono stato un codardo. È solo per questo che la mia compagna è riuscita a salvarmi. Siamo scappati con i piccoli. Da quattro lune abbiamo continuato a scappare. Clivius è il capo, adesso. Ora i Centauri hanno un capo. Ha ucciso tutti quelli che non lo hanno seguito. Anemone... è il nostro fratello più giovane. Qualsiasi maleficio stia agendo su Clivius, Anemone non può contrastarlo. Lo avete visto, in testa alla battuta di caccia.

    Aggiunse con tristezza. Scosse lentamente la testa in risposta ad Alberto.

    - Nemmeno loro ci vanno più. È un luogo malvagio. L'Ingannatore vi ha lasciato la sua magia... e il terreno l'ha bevuta. Gli umani ne sono impazziti. Anche voi. Perché è anche nel vostro castello e quando siete venuti nella Foresta, ci avete camminato sopra. Vi ha presi. Vi ha presi, ormai. E non potete vedere la verità.

    Rivolse uno sguardo al cielo, come se vi avesse ritrovato un segno familiare. Studiò la volta celeste in silenzio per qualche minuto. Poi, con gli occhi ancora in alto, mormorò.

    - È troppo tardi, ormai. Per noi, e per voi.
    3 anni fa
  • Alberto Lestrange Insegnante
    Il racconto di Jalenio fu impressionante, ma non gettò Alberto nella disperazione. Se da un lato non immaginava che la situazione nella Foresta Proibita fosse cambiata così radicalmente, dall’altro era pronto a combatterla. Confidava nel fatto che la popolazione di Hogwarts poteva contare tra le sue file elementi validi per vincere un eventuale scontro con i Centauri che abitavano la foresta adiacente, e l’amicizia che Alberto e Balthier stavano tessendo con Jalenio avrebbe forse assicurato loro informazioni preziose per elaborare il piano più efficace per avere la meglio sulla colonia capitanata da Clivius.

    Rivolse uno sguardo a Balthier, una ruga di preoccupazione che gli solcava la fronte. Necessitavano di un piano per portare a termine quella missione che si stava presentando più complessa da risolvere di quanto aveva previsto. Non ne avevano ancora discusso uno, e i nuovi eventi che si erano presentanti convinsero Alberto che non si poteva aspettare oltre.
    Non era ancora il momento però di isolarsi e discutere dei loro affari; Jalenio li aveva tratti in salvo e si era finalmente aperto a loro, mostrando una disponibilità alla relazione con gli umani che, specialmente se confrontata con il resto della colonia, appariva più unica che rara.
    -Jalenio, ti siamo grati per aver condiviso con noi la tua esperienza: ti assicuro che ne faremo tesoro, e che ti tratteremo con rispetto se possibile maggiore di quello che nutrivamo prima nei tuoi confronti.-
    Si era fatto avanti il guardiacaccia, prendendo la parola.
    -Hogwarts sarà lieta di accoglierti fra le sue mura e di forniti la protezione di cui hai bisogno, se lo desideri. Mi assicurerò io in prima persona che questo si realizzi.-
    Era consapevole che si trattava di una proposta decisamente impegnativa. Kedavra aveva spedito i suoi sottoposti con tutt’altra intenzione, ma il Centauro, a opinione di Alberto, rappresentava un’eccezione che probabilmente la stessa preside non aveva considerato.
    Lanciò un nuovo sguardo verso Balthier, sperando che convenisse con lui che avere Jalenio dalla propria parte fosse più un’opportunità che un ostacolo.

    Ritornò su Jalenio, e riprese a parlare:
    -Non possiamo permettere che le cose rimangano così. Ingannatore o meno, quello che sta accadendo nella Foresta Proibita è un abuso e deve essere fermato quanto prima. Se le cose non possono tornare come prima, è nostro dovere quantomeno mettere al sicuro chi è in pericolo e ristabilire un clima pacifico.-
    Guardò il cielo per rintracciare la posizione del sole e trarre una valutazione del tempo trascorso da quando erano entrati nel bosco e comprendere quanto mancasse ancora al tramonto.
    -Naturalmente non possiamo improvvisare. Per fare questo abbiamo bisogno di un piano- concluse, pronto ad ascoltare le opinione dei due alleati.
    3 anni fa
  • Balthier Sleath Member
    Lo sguardo che il Guardiacaccia gli diede gli fece capire che entrambi avevano realizzato quanto la situazione fosse complessa e grave. Non avrebbero potuto risolvere facilmente come sperato da Kedavra. Avevano il nome di un colpevole fra i Centauri, ma la vera colpa sembrava di qualcun altro. Qualcuno che sembrava terribilmente negromantico. Il luogo tanto temuto dal Centauro poteva essere il punto in cui la spedizione della Vigilia di Natale sperava di arrivare, e i racconti del loro compagno quadrupede lasciavano presagire la terribile realtà che fossero stati preceduti.
    Alberto offri asilo a Jalenio, e Balthier concordò, ma sentì di dover aggiungere a quell'offerta.
    «L'offerta ovviamente è estesa anche alla tua compagna e qualunque altro Centauro sia riuscito a scappare con voi.»
    Avrebbe volentieri aperto le porte delle Serre, se necessario; erano anche la zona più ricca di vegetazione che avrebbero potuto offrir loro, per quanto chiuse e limitate.
    «Abbiamo già incontrato esseri simili all'Ingannatore, e ne portiamo i segni.»
    Si indicò la cicatrice che gli segnava il volto.
    «E abbiamo trionfato. C'è speranza anche per la Foresta.»
    Il Centauro sembrava abbastanza abbattuto e disfattista (non si poteva biasimarlo, siccome le descrizioni date avevano allarmato parecchio anche lui), doveva cercare di fargli vedere un po' di luce fra le fronde se voleva sperare in una collaborazione fruttuosa.
    «Sì, sicuramente ci serve un piano... e più di due maghi e un centauro, temo.»
    Per quanto volesse correre alla croce del sud a risolvere tutto, gli era chiaro che non fosse fattibile riuscirci con una sola bacchetta, una balestra e quattro zoccoli. Se davvero era opera di un Negromante dovevano fare rapporto a Kedavra e organizzarsi meglio.
    «Ma potremmo certamente scortare te e la tua famiglia lontani da Clivius e dalla croce del sud, al sicuro.»
    Quella sembrava già una missione più fattibile, che avrebbe preparato alla seconda fase in cui avrebbero potuto liberarsi dei pericoli rappresentati da Clivius e dalla croce del sud. Era pronto a prendersene la responsabilità davanti a Kedavra, in quanto Auror e Professore di Hogwarts.
    3 anni fa
  • .Fato. Administrator

    FATO



    La fronte di Jalenio era corrugata: ciò che rimaneva del suo breve scoppio di rabbia, evocato dalla sua storia. Era come se quel dolore avesse scatenato, in lui, una furia che non si poteva contenere, e che non sarebbe riuscita a trovare sfogo senza seminare vittime. Il suo imponente corpo continuava a muoversi, inquieto. I suoi zoccoli scalciavano contro il terreno, mentre gli occhi continuavano a viaggiare tra il folto degli alberi, il sentiero dietro di loro e il cielo, come in cerca di una conferma.
    Era evidente che l'invito di Alberto e Balthier lo avesse posto davanti a un dilemma che non faceva che accrescere i suoi dubbi. Con la mascella ancora irrigidita, il centauro spostò lo sguardo dall'uno all'altro.


    - Siete sotto il suo male.

    Affermò, ma se si ascoltava attentamente, era possibile cogliere una velata nota di incertezza nella sua voce.

    - Gli umani non fanno regali. Come faccio a sapere che non state obbedendo al suo volere?

    Distolse lo sguardo. Poi, a voce più bassa.

    - E che cosa pretenderebbe la vostra leader in cambio? Aspettate soltanto una scusa per sterminarci tutti!

    Sbuffò a denti stretti.
    3 anni fa
  • Alberto Lestrange Insegnante
    Il guardiacaccia annuì col capo mentre Balthier aggiungeva dettagli importanti circa l’offerta appena proposta e l’esistenza di presupposti di alleanza potenzialmente molto fertili. La scelta di mostrare le cicatrici fu azzeccatissima, a suo parere; avrebbe mostrato anche lui le sue in un momento successivo. Quei segni erano forse la testimonianza più lampante del dramma che sembrava accomunarli.

    Nell’attesa di ricevere un esito dal Centauro, Alberto era convinto che una proposta tanto allettante non poteva essere rifiutata. Eppure, alla fine, Jalenio mostrò ancora una volta una diffidenza tanto estrema da indurlo a ipotizzare che i due avventurieri umani l’avessero cercato per tendergli una trappola, una trappola in cui non era intenzionato a cadere. Forse, da un certo punto di vista, quelle riserve erano comprensibili, ma non era intenzione del guardiacaccia quella di mollare. Quella magnifica Creatura Magica era in pericolo assieme ai suoi cari rimasti estranei al radicale cambio dei vertici della colonia; ma nemmeno la comunità del castello poteva dirsi al sicuro, dopo la svolta autoritaria e aggressiva avvenuta nel clan. I destini di Jalenio e degli Hogwartiani erano intrecciati, e Alberto ce l’avrebbe messa tutta per farglielo capire.

    -Jalenio, uniti ce la facciamo; divisi crolliamo- esordì il guardiacaccia, un tono che quasi implorava comprensione.
    -Siamo stati attaccati anche noi, ed è ormai da diverso tempo che i Negromanti non ci danno pace. Eppure abbiamo sempre resistito, unendo le nostre forze e collaborando con gli Auror. Li abbiamo sempre vinti, ma l’ultima volta, nella Foresta Proibita, non siamo riusciti a scovarli ed annientarli. Anzi, abbiamo assaggiato il loro potere e questo ci è costato moltissimi sacrifici, alcuni di noi sono ancora ricoverati al San Mungo…- continuò, profilando uno scenario drammatico, ma che lasciava sperare la possibilità di vincere ancora.
    -Anche noi viviamo sotto minaccia. Ed è vero, non è facile, ma vogliamo vincere, ancora una volta. E per fare questo abbiamo bisogno di tutte le forze possibili. Veniamo in pace, come ti ho detto appena ci siamo incontrati. Abbiamo ribadito questa nostra intenzione anche quando eravamo inseguiti dagli altri Centauri, che peraltro Balthier è riuscito a seminare grazie al suo incantesimo- aggiunse, consapevole che forse nemmeno quella spiegazione sarebbe stata sufficiente.
    -È nell’interesse tutti noi Hogwartiani riportare la pace e sottrarci alle minacce dei Negromanti: le stesse – a quanto pare – che hanno messo in crisi la vostra comunità. La nostra leader non pretenderebbe nulla in cambio da te e dai tuoi vicini, se non… alleanza. Alleanza contro un nemico più insidioso del solito- disse, quindi, per rispondere all’ultima domanda di Jalenio.

    Aveva cercato in tutti i modi di convincere il Centauro a veder ragione e fidarsi dei due maghi che mai, da quando si erano incontrati, avevano manifestato un atteggiamento belligerante nei suoi confronti, anzi. Si grattò la barba, ancora poco sicuro che le parole potessero funzionare. Jalenio era terrorizzato e i dolorosi eventi vissuti sulla sua pelle dovevano avergli consegnato un trauma indelebile. Lestrange giunse a credere che per ottenere la fiducia del Centauro fosse necessario un gesto più concreto, una segno di pace che non poteva essere interpretato diversamente.
    Sul volto di Alberto l’espressione quasi supplichevole lasciò spazio a uno sguardo più determinato, che donò all’intero viso un tono di serietà difficilmente trascurabile. Si sfilò la balestra tenuta vicino al petto con una cintura a tracolla, e la posò per terra, a pochi metri di distanza da Jalenio.
    -Anche gli umani fanno regali- gli disse, l’ansia di essere vulnerabile che cresceva ad ogni passo che lo allontanava dalla sua fedele arma.
    3 anni fa
  • .Fato. Administrator

    FATO



    Per la prima volta da quando il Guardiacaccia e l'Erbologo lo avevano incontrato, il Centauro rivolse a loro, o per meglio dire alla balestra posata sul tappeto di foglie, un'occhiata di autentica sorpresa.
    Ancora una volta Jalenio sembrò combattuto, come incantato dal gesto; ciascuno dei suoi lineamenti mostrava incredulità. Era chiaro che nella sua visione delle cose, cedere la propria arma a un essere che i maghi avrebbero considerato inferiore in una situazione di pericolo era un'enorme contraddizione, qualcosa che minava le fondamenta stesse di quell'idea.
    Lo schioccare di un rametto spezzato infranse quella stasi. Jalenio scattò in avanti e afferrò la balestra mentre guardava oltre il folto degli alberi, le orecchie tese. Strinse gli occhi, ma poi indietreggiò e riconsegnò la balestra al Guardiacaccia.


    - Salite. Dobbiamo scappare.

    Qualcosa nella sua espressione e nel suo tono era cambiata, come se nel robusto muro che separava i loro mondi si fosse aperto un piccolo spiraglio. I due maghi salirono in groppa al Centauro, che prese a galoppare rapido attraverso cespugli, tronchi e il denso sottobosco, ben lontano dai sentieri.

    Cavalcarono per ore. Di tanto in tanto Jalenio si fermava, si guardava intorno, come intento a capire la provenienza di suoni che sembrava il solo a poter udire. Quando arrivò il tramonto, prese a dedicarsi, nelle sue brevi soste, anche all'osservazione degli astri. La notte era limpida e fredda, e una nebbiolina biancastra aveva preso a vorticare dal terreno ai tronchi e agli arbusti.

    Quando finalmente si fermarono, sarebbe stato difficile, anche per il Guardiacaccia, orientarsi rispetto alla posizione iniziale, ma Jalenio non sembrava affatto smarrito. L'oscurità allungava le sue dita intorno a loro e la Foresta Proibita era silenziosa: qualsiasi rumore di movimento era lontano.


    - Non accendete fuochi. Non usate la vostra magia.

    Li avvertì, parlando sottovoce. Poi si voltò e disse, come riprendendo un discorso appena interrotto.

    - Alberto Lestrange, ho bisogno di proteggere la mia famiglia. Nessun posto è sicuro qui a Hogwarts, e il castello lo è ancora di meno della foresta. Conosco luoghi... oltre i vostri confini.

    Mentre parlava, un barlume della sua antica diffidenza comparve sul suo volto.

    - Incontrare la vostra leader non è sicuro adesso. Ti ha mandato qui per parlare per lei. Puoi darmi la sua parola che non verremo perseguiti se ci... nasconderemo... - sibilò l'ultima parola. - ... oltre i vostri confini.

    Abbassò lo sguardo.

    - Se lo puoi giurare, Alberto Lestrange, allora avrai la tua alleanza. Combatterò per voi. E troverò il modo di farti arrivare quello che so.
    3 anni fa
  • Alberto Lestrange Insegnante
    Non riuscì a comprendere fino a che punto il sacrificio messo in atto aveva funzionato. Jalenio aveva afferrato la balestra e poi gliel’aveva riconsegnata come impaurito da un rumore sinistro avvertito nelle vicinanze. Alberto stava ancora elaborando la perdita, chiedendosi se quella scelta fosse stata veramente saggia: il tentativo di costruire un’alleanza di quel tipo poteva valere mettersi in pericolo privandosi dell’unica arma che aveva a disposizione? Per fortuna, il Centauro venne come distratto da qualcos’altro, e il guardiacaccia si limitò ad assecondare il suo ripensamento.

    Preoccupazioni più grandi si erano profilate davanti a loro. Lestrange non esitò un solo istante a salire in groppa a Jalenio, mettendosi davanti: Balthier, grazie alla sua bacchetta, avrebbe potuto difenderli meglio, come aveva dimostrato nella fuga precedente. La cavalcata fu lunghissima, tant’è che sopraggiunse la notte e più volte il Centauro dovette fermarsi per riprendere energia. Più andavano avanti, però, e più il guardiacaccia si convinceva che quel tipo di episodi avrebbero reso più solido il legame che vi era fra il Centauro sopravvissuto e gli Hogwartiani andati in missione, e pur nell’ansia che la situazione gli causava Alberto non poteva che esserne contento per i fini diplomatici della missione.

    D’altro canto, il luogo in cui erano stati condotti non era affatto familiare al guardiacaccia. Sceso dal dorso di Jalenio, si guardò attorno ispezionando l’ambiente circostante: esaminò la flora per cercare di capire cose poteva esserci nelle vicinanze, ma il buio non favoriva quel tipo di ricerca. Tornare a casa, forse, non sarebbe stato così facile. Tornò a rivolgersi a Jalenio, che aveva ripreso la drammatica questione di cui stavano parlando prima di dover fuggire nuovamente. Le sue parole gli infondevano timore e speranza allo stesso tempo: il giudizio del Centauro sulla situazione ad Hogwarts era angosciante. Ma evitò di lasciarsi prendere dalle emozioni, sforzandosi di mostrare il suo lato più coraggioso e sicuro di sé: doveva risultare quanto più credibile possibile se avesse voluto siglare un patto vantaggioso per entrambi.

    Alla fine, Jalenio aveva messo in chiaro i termini del patto. Non contenevano nulla di capzioso o articolato: sembravano piuttosto dettati dalla disperata esigenza di una famiglia di Creature Magiche di mettersi in salvo. Qualcosa in Alberto gli suggeriva che avrebbe dovuto tirare un po’ la corda a suo favore, essere più astuto del Centauro, assicurarsi inequivocabilmente la vittoria diplomatica. Rivolse uno sguardo a Balthier, salvo poi tornare su Jalenio, meditando una risposta. Si chiese quanto il racconto di Jalenio fosse vero: era sulla base di questo che il guardiacaccia avrebbe preso una decisione. Se la rincorsa da parte degli altri Centauri non era una messinscena, forse valeva la pena accogliere le richieste di Jalenio. Inoltre, la richiesta di sconfinamento sarebbe stato accordata solo a un esiguo gruppo di esemplari: qualora le cose si fossero messe male, era certo che gli Auror e gli Hogwartiani che lavoravano al castello avrebbero saputo avere la meglio. Infine, il relativo controllo della Foresta Proibita che Lestrange aveva come guardiacaccia gli attribuiva una certa responsabilità nel prendere quella scelta. E lui si sentiva pronto a cogliere il rischio.
    Fece un passo avanti, in direzione di Jalenio.
    «Hai la mia parola».
    La dichiarazione secca e inequivocabile ruppe il silenzio notturno nel quale erano immersi.
    «Avrete a disposizione il territorio di cui avrete bisogno. Come guardiacaccia mi impegnerò a garantirti tutta la sicurezza che ti meriti. La mia unica richiesta è quella di tenermi al corrente dei tuoi eventuali spostamenti, e di quelli della tua famiglia. La situazione è delicata per entrambe le parti» aggiunse, usando un tono particolarmente calmo per evitare di indisporre il Centauro e far saltare l’accordo.
    Sentì il bisogno di rinfocolare il senso di unione che avrebbe dovuto legarli, quindi si affrettò a dire:
    «Sono certo che unendo le nostre forze debelleremo anche questa orrenda minaccia».
    3 anni fa
  • .Fato. Administrator

    FATO



    Jalenio valutò attentamente la risposta di Alberto, e il silenzio di Balthier. Nei suoi occhi era chiara la diffidenza verso l'Auror, ma dopo una lunga considerazione, e un'altra occhiata alle stelle, il Centauro sembrò attribuirla allo stato di shock in cui versava il mago.


    - Non possiamo permetterci di essere deboli. - disse, in quello che poteva essere un rimprovero verso Balthier, o una risposta a ciò che il Guardiacaccia aveva appena detto. Tornò a fissarlo. - A breve, debolezza significherà morte.

    Si voltò di nuovo verso il folto del bosco.

    - Le stelle non sbagliano.

    Affermò, assottigliando lo sguardo, ma senza ancora rialzare la balestra.

    - Alcune parti della Foresta sono cambiate per sempre. La magia che imbeve la terra è antica. E malvagia. Si rafforzerà, e i maghi e le streghe della scuola non si dimostreranno in grado di fermarla.

    Sembrò riflettere a voce alta. La mancanza di freni in quell'apertura faceva sospettare che avesse desiderato a lungo qualcun altro con cui parlarne, e che i gesti e il comportamento del Guardiacaccia gli avevano ispirato fiducia.

    - Le stelle parlano dell'arrivo di un grande Male. Ma un Male ne laverà via un altro; Alberto Lestrange, devi ricordartelo. La magia ha il proprio modo di purificarsi. Ci sono soltanto due luoghi che non sono corrotti. Uno è nella scuola, uno è qui, nella Foresta.

    Guardò Alberto intensamente.

    - Sono entrambi al di fuori dei confini dei Centauri. Ma le stelle dicono che sono entro la vostra conoscenza. Se volete liberarvi dal Male, dovrete visitarli prima che vengano corrotti di nuovo. L'Ingannatore non li conosce, ma ne verrà a conoscenza se non agite con prudenza. Questo è quello che dovrete fare, in futuro, quando il Male piomberà su di voi. Perché lo farà. Le sue radici crescono già sotto il terreno, sotto la scuola.

    Sospirò con impalpabile tristezza.

    - C'è... altro che verrà risvegliato. Creature Oscure che sono rimaste nell'ombra per lungo tempo. Arriverà... - rivolse un altro sguardo alla volta celeste. -... una Congiunzione. Maghi, Streghe, Creature, piante magiche. L'aria stessa ne sarà impregnata. Innocenti moriranno. Altri... si perderanno.

    Il suo profilo si indurì. Gli restituì la balestra.

    - Tornate e riferite alla vostra leader. Non è sicuro farvi trovare con me, e non è sicuro per me e per la mia famiglia stare con voi. Partiremo tra due lune. Cercheremo rifugio da voi, e vi chiederemo di rispettare il vostro patto. Troverò il modo di comunicare.

    Stese una mano verso Alberto.

    - La scuola è a mezza giornata, in direzione sud-ovest da qui. Se rispetterete la vostra parola, questo non sarà un addio, Alberto Lestrange. Avrete bisogno del nostro aiuto. E noi del vostro.

    Edited by Irvine B. Dolus - 28/1/2021, 23:40
    2 anni fa
  • Alberto Lestrange Insegnante
    Si era fatto tardi, e la stanchezza era mitigata solo dall’adrenalina che scorreva nelle vene dei due maghi intenti ad ascoltare Jalenio. Alberto seguì i discorsi che pronunciava con la massima attenzione, ma rabbrividì di terrore quando affermò che la Foresta Proibita era cambiata per sempre. Fu in quel momento che comprese che la vita a Hogwarts non sarebbe mai più tornata come prima, e che ci sarebbe stato inevitabilmente un prima e un dopo attacco negromantico. Vide Balthier immobile e silenzioso, e sentì la paura espandersi dentro di lui. Esteriormente, Alberto si mantenne impassibile, deglutendo un boccone troppo ingombrante. Serrò la bocca per evitare che lo sgomento la facesse spalancare in un’espressione di angoscia.
    Le speranze che Jalenio accese in alcuni punti riuscirono appena ad alleviare la terrificante consapevolezza di essere le vittime di una delle minacce più potenti che Hogwarts avesse subito, se non la peggiore in assoluto.

    Strinse i denti, sentendo la mascella irrigidirsi dolorosamente. La missione non era ancora finita, e si sforzò di memorizzare le informazioni condivise da Jalenio. Esse si rivelarono di una tale preziosità che il guardiacaccia non provò nemmeno a sfoderare nuove armi diplomatiche. Il panico e il senso di insicurezza di maghi e Centauri, in quel momento, erano così palpabili che si fondevano in un sentimento di fratellanza universale senza il bisogno di alcuna ulteriore mediazione comunicativa. Di fronte a un’emergenza di quella portata, non rimaneva che lottare contro il tempo.
    Vedendo la mano di Jalenio stesa verso di lui, il guardiacaccia non riuscì a trattenersi dall'avvicinarsi lentamente e dallo stringerla delicatamente. Non era sicuro che fosse un’abitudine dei Centauri quella di siglare patti in quel modo, ma quello che stava per dirgli avrebbe cancellato ogni dubbio sul valore morale di quel gesto.
    «Hai la mia piena lealtà, Jalenio. Abbiamo già vinto una volta contro le Forze Oscure: vinceremo anche questa» disse, mostrando una sicurezza e una convinzione che tirò fuori a fatica, ma sentendo lui per primo il bisogno di credere in quello che stava dicendo.

    Si staccò dal Centauro, e fece diversi passi indietro, mostrando gratitudine per avergli riconsegnato la balestra e per le indicazioni che gli aveva dato. Non aveva invece trovato parole per commentare nel merito le spaventose notizie circa l’Oscura Magia in cui sembravano essere stati intrappolati. Le forze magiche del castello andavano allertate quanto prima. Si caricò in spalla la sacca con cui aveva lasciato la capanna, e guardò Balthier come per capire se fosse ancora in grado di mettersi in cammino. Poi rivolse un ultimo sguardo verso Jalenio.
    «Attendo le tue comunicazioni» proferì, come per rassicurarlo un'ultima volta.
    Dopodiché voltò definitivamente le spalle al Centauro e si avviò in direzione sud-ovest. Un lunghissimo viaggio lo attendeva.

    *



    Erano passate diverse ore da quando era partito. La strada era stata impervia, e la balestra sguainata era stata pronta a scoccare il dardo incoccato, ma la gravità dell’emergenza in atto richiedeva di agire senza sosta.
    Giunse alla capanna avvolto dall’atmosfera aurorale che precedeva l'alba, i passi ormai pesanti, gli occhi innervati di sangue e circondati da un alone violaceo. Il barbagianni del guardiacaccia, appollaiato sul tetto, seguì il mago dentro l’abitazione, e quindi imbeccò la missiva che Lestrange con scrittura sghemba vergò rapidamente. Infine, prese nuovamente il volo dalla finestra, diretto verso l’ufficio della preside Mandylion.
    2 anni fa
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