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Quella mattina mi alzai presto, ero determinato come non mai, volevo rimettere le cose a posto, ma allo stesso tempo sapevo che Ru non centrava nulla, anzi, era un'ottima amica e un ancor più valida compagna di squadra e tutto ciò non era da trascurare. Ci eravamo già messi d'accordo nella sala comune che dopo l'ultimo l'allenamento di quidditch che precedeva la fine delle lezioni e l'inizio del fine settimana saremmo venuti direttamente a mielandia, probabilmente utilizzando la materializzazione di Ruby. Non aver preso il patentino mi faceva ancor più ammirare l'abilità della giovane strega e mi faceva desiderare come non mai di imparare quella tecnica al più presto. Allenamento Finita la partita di allenamento andammo tutti negli spogliatoi. Mi feci una doccia veloce e attesi Ru fuori dal campo. Ciao Ru, bell'allenamento oggi! Sei pronta a pagare la scommessa!? Stuzzicare un pò Ruby mi piaceva perchè sapevo che non se la sarebbe presa e anzi di sicuro avrebbe subito ribattuto. Una volta riuniti saremmo andati verso il dormitorio a posare il materiale per poi andare ai cancelli dove ci saremmo smaterializzati per poi riapparire nel piccolo villaggio magico. Nonostante sapessi cosa mi aspettava il "trasporto" non fu dei più rosei, ma a parte una leggera nausea andò tutto abbastanza bene Che ne dici di mangiare qualcosa a Mielandia, magari possiamo andare di sopra così ci possiamo sedere... Se avesse accettato saremmo entrati nel negozio, dove non sapevo ancora come, avrei dovuto spiegare la motivazione di quell'incontro, una motivazione che a dirla tutta non capivo neanche io, ma temevo a Jasmine e se per lei era importante avrei cercato di considerare la cosa tale anche per me. Edited by Erick Fenrir Berg III - 17/2/2018, 10:01 |
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Non c’era niente di più bello di quel posto, la gente era sempre festosa quando entrava nel negozio, e sebbene il tutto era nulla in confronto al periodo natalizio, ogni volta che vi faceva il proprio ingresso lasciando il giubbotto e il cappello nel retrobottega indossando il grembiule del negozio. E questa piccola abitudine era una cosa che anche se fatta meccanicamente la svolgeva sempre con un sorriso sulle labbra. Era intenta a imbustare i prodotti di un cliente quando sott’occhio fuori dal negozio vide due giovani scolari compagni di scuola della nobile casata di serpeverde. Sorridente dopo aver ricevuto il denaro porse il sacchetto al cliente deponendo il tutto in cassa salutandolo cordialmente gettando un occhio ogni tanto a quei due che a quanto pare avevano deciso di entrare finalmente. Non appena lo avessero fatto, e avrebbero chiuso la porta con un il volto sempre sorridente disse Buon pomeriggio e benvenuti da Mielandia, sono Harley Anderson e sono a vostra totale disposizione così dicendo prese da sotto il bancone due listini prezzi poggiandoli sul bancone e spostandoli con la mano verso di loro facendoli strisciare sul legno del bancone. questo è il nostro Listino prezzi dove potete osservare tutti i prodotti qui presenti detto ciò avrebbe atteso la decisione dei due ragazzi in modo che avrebbe provveduto a recuperare il tutto per servirli. |
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Un giorno, così dal nulla, Erick le aveva mandato un gufo. Si vedevano ogni giorno, i loro dormitori erano a due scale ed una Sala Comune di distanza, eppure il prefetto le aveva mandato un gufo. Poche righe allegre come lui, che le ricordavano come le promesse andassero mantenute e quanto si fossero allontanati, appena dopo il loro repentino avvicinamento. Che poi le dovesse parlare di una cosa era abbastanza marginale, anche se solleticava la sua curiosità. Senza realmente volerlo –in un moto d’orgoglio- la risposta della giovane era stata cordiale ma…fredda. Un po’ provocatoria. Aveva spinto la pergamena tra le zampe del volatile e si era seduta sul letto, alternando pensieri fugaci e silenzio radio: per la prima volta non sapeva come comportarsi, e quella situazione necessitava di un’intensa riflessione. Si erano accordati di recarsi ad Hogsmeade dopo il successivo allenamento, motivo per cui negli spogliatoi si era portata il necessario per prepararsi. Nei giorni precedenti aveva valutato due diverse e opposte strategie d’azione, optando infine per quella più…simpatica, per così dire. Le sarebbe costato molto autocontrollo, ma l’idea di creare un muro tra lei ed Erick per una manciata di soddisfazioni personali la faceva sentire sciocca e infantile. Così si truccò pochissimo ed indossò un capo comprato da poco al Madama: sarebbe stata quella la piccola soddisfazione concessa. Vederlo là ad attenderla, però la fece pentire di qualsiasi pensiero cattivo le fosse passato per la mente. Rispetto all’agosto scorso non era cambiato nulla, agli occhi di Ruby. Non era cambiata l’attrazione che provava per lui, e non era cambiata la sensazione di trovarsi a proprio agio. Di diverso c’era solo una presenza in più. Si arrabbiò con se stessa per quell’indecisione continua, per quel suo voler sbagliare mira e sbattergli la mazza in mezzo alle gambe e contemporaneamente gettargli le braccia al collo come nel loro primo e ultimo pomeriggio insieme. Ma non lo diede a vedere e si portò affianco al moro. -Sei una buona aggiunta alla squadra Erick, potrebbero tornarci utili i tuoi muscoli.- Scoccò un occhiolino in sua direzione quindi, con tutta la naturalezza del mondo, fece scorrere la mano nell’incavo del suo gomito e portò entrambi oltre i cancelli, poi eseguì il passetto. Non le venne da fare scherzi al ragazzo, quella volta: per quanto si sforzasse sentiva che qualcosa inibiva la sua usuale solarità. Voleva con tutto il cuore sorridere e parlare del più e del meno, ma finchè non avessero buttato fuori tutto ciò che si tenevano dentro non ci sarebbe riuscita. Si disse d’accordo annuendo alla proposta di scegliere Mielandia, quindi dopo pochi passi ancora varcò la soglia del negozio. -Ciao Harley, grazie.- Accettò il listino che la ragazza le porgeva, ma sembrava trasparente. Vedeva chiaramente il vicolo in cui si erano baciati, le iridi brillanti di lui mentre la guardava da una distanza veramente piccola. -Uno Spaccato da mangiare qui, per favore, più una confezione di Caramelle Mou e di Caramelle Dreams. Oh, e un Red Hair Gin, sempre da portare al tavolo.- Quindi aspettò che anche Erick scegliesse le consumazioni e posò i galeoni necessari per entrambi, così da saldare la sua promessa. -E guai a te se cambi idea.- Prese le cibarie, salì la scaletta fino alla Casa di Marzapane. E lì, una volta seduta, decise che aveva aspettato abbastanza. Mise in bocca una cucchiaiata del dolcetto che aveva scelto, sentendo una sferzata di energie partire dal basso. -Sento che ne avrò bisogno.- Commentò ridacchiando. -Ora ti prego parla che mi sto consumando dalla curiosità.- Con la voce teatralmente stanca poggiò la schiena alla sedia. Fece in modo di sembrare ironica e per nulla sulle spine, ma odiava quell’inusuale sensazione di vuoto. In quel momento il maglioncino scollato a V manteneva abbastanza costante una tonalità di viola molto scura. Edited by Ruby Dakota Delaware - 1/3/2018, 11:51 |
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Eccola! Fu il mio primo pensiero appena vidi la bionda. Nella mia mente quella parola suonava con una strana enfasi. Normalmente non avevo reazioni se non quelle riguardanti la semplice amicizia quando vedevo la mia compagna di squadra, ma non so perché oggi qualcosa dentro di me mi fece capire che probabilmente non era solo un'amica, probabilmente nemmeno chissà che altro, ma di sicuro l'attrazione per lei era reale. Scrollai la testa come per scacciare via ogni pensiero, la mia mente e il mio cuore erano totalmente indirizzati nel riconquistare Jasmine, il problema era che un'altra parte di me era in gioco, e lei o meglio lui insieme a tutti i suoi amici ormoni era totalmente preso da Ru. Dovevo riuscire a controllarmi, i ricordi del nostro ultimo incontro facevano si che la cosa fosse davvero difficile da fare; ma in fondo non era successo niente di che e allora perchè mi faceva un simile effetto? Non ebbi il tempo di darmi una risposta che la giovane strega mi si avvicinò Una buona aggiunta? Se siamo qui è perchè sono molto più di una buona aggiunta! Le feci l'occhiolino, quei botta e risposta mi venivano naturali con lei, perchè non era così anche con Jasmine, perchè con lei risultava tanto difficile farlo? Forse perchè avevo paura di sbagliare e rovinare tutto, mentre con Ru sapevo che al massimo mi sarebbe arrivata una mazzata in piena testa per poi ricominciare a ridere e scherzare ancor più di prima, forse era vero non sapevo gestire ne ero pronto per relazioni così importanti, ma allo stesso tempo non desideravo altro che quello. Il mio cervello stava impazzendo per i continuo cambi di direzione, non riusciva a decidere, o meglio lo aveva già fatto, ma un piccolo e scollato tarlo chiamato Ru stava creando un vero pandemonio. Quel contatto più che innocente mi diede come una scarica lungo la schiena, istintivamente mi guardai attorno come per essere sicuro che nessuno ci vedesse Ma che sto facendo? Ci stiamo solo materializzando! Quel pensiero sembrava più una giustificazione che altro, ma in effetti non avevo proprio nulla di cui sentirmi in colpa. Di colpo quella sensazione di leggerezza mista a malessere spazzò via ogni pensiero e di colpo ci ritrovammo a destinazione. Una volta entrati salutammo entrambi la commessa che ci si palesò davanti e ordinammo Vediamo...Direi una burrobirra visto che siamo qui per questo...Anzi no non c'è nel listino, che peccato! Allora vada per Il Grande Mago e una confezione di bastoncini evanescenti! E bè graze Ru! Vorrà dire che te ne offrirò qualcuno! Sorrisi alla concasata e una volta ricevuta l'ordinazione dissi Che ne dici andiamo su? li possiamo mangiare e parlare con calma Se avesse accettato le avrei fatto strada su per le scale fino alla casa di marzapane dove avremmo cercato un posto in cui sederci. L'occhio mi sarebbe caduto su un tavolo poco lontano dove molto tempo prima ero seduto con quella che probabilmente potevo considerare la migliore delle amicizie che avessi mai avuto, ma non era quello il momento di rivangare il passato, era il momento del presente. Presi un profondo respiro e iniziai a parlare con calma e tranquillità Ma va non preoccuparti, non è nulla di che...Vedi dopo il nostro ultimo incontro sono successe diverse cose e come probabilmente hai notato al matrimonio ho iniziato quella che si poteva definire una relazione con Jasmine un'appartenente alla casata di Corvonero. Questo di per se non è un problema se non fosse che.... Non sapevo come spiegarmi, tra me e Ru non c'era stato nulla di che se non della normalissima attrazione fisica sfociata in qualche bacio, nulla di cui vergognarsi o preoccuparsi, quindi perché scusarsi di un qualcosa che non esisteva? Ancora una volta la mia mente si trovava immersa nell'indecisione, l'istinto mi diceva che qualsiasi cosa avessi fatto non sarei mai riuscito a sistemare con Jasmine, anche perchè non capiva per quale motivo se l'era presa tanto, in fondo lei era sparita nel nulla per mesi senza dire una parola ed io senza batter ciglio l'avevo ripresa, non bastava questo a dimostrare quanto tenessi a lei? Cosa dovevo dimostrare, o meglio cosa aveva dimostrato lei? Al primo problema, sempre che di problema si possa parlare mi aveva mollato. Questo dubbio si insinuò nella mia mente come un chiodo nel tenero legno arrivando presto così tanto non profondità da non poter essere rimosso. Sapevo di tenere come mai prima a Jasmine, ma allo stesso tempo non capivo quanto lei tenesse a me se bastava così poco. In ogni caso quello non era il momento per farsi certe domande, quello era il momento di parlare e smettere di pensare o probabilmente sarei uscito da quel luogo con più problemi che soluzioni. ...Jasmine sa della nostra uscita, gliel'ho detto perchè in fondo non pensavo ci fossero problemi e lei mi aveva chiesto di parlarti e chiarire che ora sono, o meglio ero impegnato. Non so perchè non l'ho fatto, non pensavo ce ne fosse bisogno, ci siamo divertiti, abbiamo riso, scherzato, ci siamo spinti fino al limite e tutto ciò è stato per me fantastico. Da allora non ci siamo più rivisti in quel modo e quindi non credevo servisse sottolineare un qualcosa che non sembrava essere nemmeno nato, anzi mi sembrava davvero inutile e inopportuno, ma evidentemente mi sbagliavo, per Jasmine era importante e il fatto che io non lo non ti abbia parlato l'ha fatta sentire tradita e così mi ha lasciato. Lo so ti sembrerà stupido, ma io ci tengo e per lo meno voglio provare a rimediare anche se in ritardo e probabilmente inutile, possiamo anche non essere fatti l'uno per l'altra, ma non voglio separarmi da lei come un infame bastardo che l'ha tradita, quindi volevo parlarti così che tu sapessi tutto. Era la prima volta in innumerevoli notti insonni che pensavo anche solo alla possibilità che io e Jasmine non fossimo affini, mai mi era parso possibile una cosa simile, quel chiodo doveva aver iniziato ad arruginirsi portando con se un'infezione letale. Jasmine era tutto per me, ma in quel momento pensavo solo al rimediare a ciò che avevo fatto il resto sarebbe venuto di conseguenza, o almeno lo speravo. Ru è difficile spiegare e mi sento anche parecchio a disagio nel farlo davvero. Ti chiedo perdono per questa patetica scenetta, non è da me, tu non centri nulla in tutto questo, sei un'amica e non lo nascondo forse qualcosa di più, ma in un modo totalmente diverso da Jasmine. Non sono il tipo da due piedi in due staffe, non ve lo meritate perciò è giusto che come lei anche tu sappia ogni cosa e anche se probabilmente questo mi farà rimanere solo è giusto così. Se il mio comportamento o ciò che ti ho detto ti ha offesa e non vorrai più parlarmi lo capirò e tranquilla abbandonerò anche la squadra, non voglio che tutto questo rovini ciò che tanto ami... Non avevo mai parlato in quel modo con lei, non faceva parte del nostro modo di fare composto da sfide continue e punzecchiamenti, tutta quella serietà non era da noi. Avevo davvero il cuore in mano, Ru mi piaceva molto eravamo complici in tutto forse anche più che con Jasmine e la nostra attrazione reciproca era palese ed estremamente stimolante, proprio per questo non potevo ne volevo ferirla, non volevo che entrasse in una storia che nemmeno io sapevo gestire e soprattutto non volevo che quell'uscita di agosto si ripetesse, non avrei potuto resistere a tanto. Dall'altro canto avevo Jasmine, tutto ciò che desideravo risiedeva in lei, forse in maniera meno fisica di Ru, ma comunque intensa, però fino a quel momento sembrava una relazione a senso unico se non per sporadici momenti, io avevo mollato tutto ciò che avevo costruito nei suoi mesi di assenza mentre lei aveva mollato me senza nemmeno conoscere le mie motivazioni, questo non me lo meritavo. Forse avrei dovuto attendere più tempo prima di incontrare Ru, non ero pronto ad affrontarla, non ero prono ad affrontare me stesso, ma non avevo più tempo, anzi ero in ritardo. Ora stava a Ruby capire e decidere cosa fare, sicuramente mi avrebbe stupito e in cuor mio speravo lo facesse, anche se la mia mente chiedeva pietà e sperava quasi che se ne andasse, Ru non era tipa da mollare mentre invece io ero sul bilico di un baratro. Intanto presi un sorso di Il Grande Mago i miei occhi caddero sul suo maglione di un colore strano, un colore che sembrava nascondere mille riflessi, un colore che divenne ininfluente quando le mie pupille furono attirate dalla scollatura della bionda. Qualche goccia di quell'insolita bevanda mi andò di traversò ma fu abbastanza per rischiare di strozzarmi; appena ripresi il controllo evitai di ricadere nello stesso errore concentrandomi sulle bacchette che avevo comprato, aprendo la confezione e offrendo la prima alla ragazza che avevo davanti e che nelle sue prossime parole aveva molto più che una semplice decisione da prendere. Edited by Erick Fenrir Berg III - 2/3/2018, 19:01 |
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Remissiva. Ecco come si sentì Ruby durante lo sfogo del ragazzo. Poté descriversi così già dall’inizio, già dal tono che lui usò, e contro qualsiasi aspettativa. Per quanto le sue intenzioni fossero bellicose, il sorriso forzato e l’espressione contrariata, Dakota sapeva già che non avrebbe messo in pratica nessuno degli scenari che le passavano per la mente. Nella sua mente erano entrambi sciocchi, e le lamentele di Erick le giungevano come stupide e senza senso. Avrebbe voluto gridargli contro che si era già risposto e che come un asino si stava mettendo da solo il paraocchi, mentre contemporaneamente desiderava solo approfittare di quella crepa tra i due per insinuarsi senza pietà, spingerlo verso la propria parte di burrone. Lo vedeva incerto sui suoi piedi, traballante. E si stava poggiando sull’unica roccia instabile della parete, sull’unica che avrebbe comodamente deciso di rompersi per farlo precipitare. Dentro di sé provava fastidio per molti motivi: perché questa Jasmine lo aveva reso asino, perché lui si era fatto abbindolare dalla carota e poi aveva avuto il coraggio di lamentarsi del bastone, perché lei sapeva già che non avrebbe dato voce a quei commenti. Il viola del suo maglioncino aveva iniziato a schiarirsi, in un modo dapprima leggero, come se le luci si fossero alzate, ma via via sempre più evidente, tanto da non poter essere ignorato. Ruby aveva fatto delle ricerche sulle relazioni tra colori ed emozioni, e aveva imparato a memoria i principali proprio per saper leggere il capo CambiaUmore, ma nessun libro aveva parlato di quel vortice arancione e viola che si creò a partire dal suo petto. Sembrava che il tessuto –come d’altronde il proprio umore- non sapesse che emozione scegliere. Dakota allungò la destra, fino a stringere la mano di Erick: aveva paura che dalla sua bellissima bocca uscissero altre cose terribilmente sentimentali. Chiuse gli occhi, prendendo un profondo respiro. Non sapeva esattamente cosa dire, ma sentiva che se le avesse promesso un tuffo nel Lago Nero per farla stare meglio avrebbe rimesso la torta. -Ti prego, questo tono da cucciolo indifeso non è da te. E su di me non attacca, quindi basta promettere scemenze e ricomponiti.- Lo rimproverò ridacchiando. Da anni cercava di evitare quelle situazioni noiose di spiegazioni, timori, scuse e perdoni. Evidentemente non era abbastanza brava. -Solo questo Erick? Una ragazza crede che tu abbia una storia con me e fa la scenata di gelosia? E tu non…non so, non ti giustifichi? Non spieghi? Non ti arrabbi?- Da come le aveva raccontato, lui non aveva fatto assolutamente nulla. Aveva scritto due righe per lamentarsi con il soggetto della gelosia dell’altra, credendo forse che Ruby potesse dargli una soluzione. Lei invece era molto confusa, sollevata, quasi più allegra di prima, ma molto confusa. -Ti senti in colpa? Ti senti sporco, un traditore, un infame bastardo? Vorresti rimediare, chiedere scusa, chiarire le cose, comprarle una rosa? E poi essere sempre dolce, disponibile, accorto a ciò che fai perché non sia mai che possa fraintendere?- Il tono era volutamente dolce, ma sul finale si incrinò leggermente. -Se la tua risposta è sì allora non so proprio con chi sto parlando.- Ritirò la mano che stringeva quella di Erick, mentre la sua fronte si aggrottava. Incrociò le braccia, cercando di formulare altre frasi prima che lui potesse darle una risposta. -Senti, non ti voglio prendere in giro, ma non accetto che tu prenda in giro te stesso...- Ma poi, perché? A parte un’innata affinità non avevano altro, nessuna responsabilità morale, nessuna esperienza segnante, e nemmeno anni di conoscenza alle spalle. Non aveva nessun motivo per aiutarlo o lui per affidarsi a lei in cerca di consigli. Eppure entrambi si sentivano spinti verso l’altro. -…e me. Certo che sono qualcosa di più di un’amica, mi sarei offesa se avessi pensato il contrario. Ma non c’è una scelta da fare, non esiste nessun o Jasmine o Ruby.- Quel discorso doveva essere chiaro. Forse era aleggiato tra di loro fino a quel momento, ignorato ed accantonato, ma a quel punto doveva concretizzarsi. Per la prima volta. -Non mi sono più sentita così in confidenza con qualcuno da…da mai, a dire la verità. Quello che provo per te non ha niente di ragionato, mieloso o riconducibile ad una relazione amorosa. Non devi scegliere tra me e Jasmine per il semplice fatto che se anche ti dovessi impegnare seriamente con lei..vedi..io sarei comunque lì dietro l’angolo.- Inclinò il capo verso sinistra, scrutando la sua espressione in cerca di segni di comprensione. Sul volto di Ruby spuntò un sorriso, uno spontaneo, non esagerato. Il discorso improvvisamente le sembrò così ovvio che si sorprese del fatto che ne stessero parlando. Il maglioncino prese a vorticare ancora una volta, sostituendo il viola con il blu, e sfumando l’arancione con il giallo. Dakota rise, rise da coprirsi la bocca con la mano, rise perché si ricordò dello Specchio nell’aula di Aritmanzia. E tra una risata e l’altra riuscì a parlare ancora. -Se vorrai evitarmi, se mi verrai in cerca, se vorrai sederti in Sala Comune o al tavolo dei Serpeverde, o allenarti al campo. Non noti qualcosa di costante? Io!- Nessuna Jasmine del mondo avrebbe potuto evitare che loro fossero presenti nella vita dell’altro, un po’ per forze maggiori, un po’ per affetto. Nemmeno se fossero arrivati ad odiarsi avrebbero potuto cancellarsi dalle rispettive menti. Sarebbero restati lì, ancorati, anche se per cause negative. -Non mi importa di quello che deciderai di fare con Jasmine, sono affari tuoi. Ti consiglio solo di prendere una posizione. Non sai se siete fatti l’uno per l’altra? Scoprilo. Al contrario vuoi solo mettere in chiaro qualcosa? Affrontala.- Inclinò il busto in avanti appoggiando i gomiti al tavolo, quindi prese un altro boccone dello Spaccato. Assunse un’espressione enigmatica, con le palpebre più assottigliate. Era tornata a giocare con il fuoco. -Mi importa solo di ciò che deciderò io di fare con te.- Accompagnò il sussurro allungando la gamba fino a sfiorargli il polpaccio con lo stivaletto in pelle. Almeno finché Erick non decise di tossire con la bevanda in bocca. E a quel punto Ruby Dakota Delaware rise ancora e ancora di più, pensando che dal loro primo incontro il rosso l’aveva solo che fatta sorridere, e che voleva con tutta se stessa che fosse ancora così. |
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Al ringraziamento della compagna, la mora le sorrise pronta a prendere il tutto. Alcune volte le sembrava strano servire i propri compagni di scuola, soprattutto coloro che erano i suoi compagni di classe, ma doveva fare attenzione a non mostrare questo suo disagio, alla fine chiunque amasse i dolci sogna di lavorare in luoghi come quello. Tuttavia Harley soffriva di una cosa davvero brutta, che altro non era che dopo che ciò che si voleva diventa abitudine, il tutto si tramuta in noioso, poiché abituale. Di una cosa era certa, era totalmente intenzionata a non far notare ciò alla proprietaria, nonché docente di Difesa Contro le Arti Oscure. Attentamente la diciassettenne ascoltò l’ordine, rimanendo questa volta il più distaccata possibile, poiché sembrava che i due avessero una certa fretta di accomodarsi. Essendo che la ragazza aveva espresso il volere di consumare l’ordinazione di sopra, la leonessa sistemò tutte le cibarie comprese le due bottigliette da cento ml e di calendari, in un vassoio che avrebbe passato ai ragazzi Ecco a voi, fanno 3 Galeoni e 9 Falci per te Ruby e… le parole che seguirono le fecero intuire che avrebbe pagato lei. Ciò non le andò tanto a genio, anche se non lo diede a vedere. Harley era dell’idea che se una coppia va fuori per un appuntamento e normale che debba pagare ognuno il suo oppure che lui offre a lei. Dove era la cavalleria che leggeva tanto sui libri, o se lei era così ostinata da voler offrire che almeno lui facesse la parte provando ad evitarlo non di certo rispondendo che gliene avrebbe offerta qualcuna, si non erano affari suoi ma... Il tutto la turbò molto, ma nonostante questo fece il possibile per non darlo a vedere e sembrava di esserci riuscita anche perché i due sembravano presi da un qualcosa a lei ignoto. Prendendo un respiro profondo concluse tutte e sei prodotti vengono 5 Galeoni e 8 Falci, buona consumazione e proseguimento di giornata concluse prendendo la somma di denaro e deponendola in cassa. //Edit: modificato importo errato. Edited by Sesy Riddle - 7/3/2018, 14:52 |
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Continuai a parlare senza sosta per minuti, davanti a me c'era solo Ru intenta ad ascoltarmi. Ad ogni mia pausa mi aspettavo di essere interrotto da una sua risposta tagliente, da una sua risata, da un'espressione di disgusto per quelle parole così sentimentali che sapevo non apprezzava o perché no da un bel diretto in pieno volto. Invece nulla, arrivai alla fine del mio monologo senza alcuna interruzione, persino quando le dissi che sarei uscito dalla sua vita non ebbe nessuna reazione, o meglio una ci fu; quel suo strano maglione che stavo facendo di tutto per non guardare stava lentamente cambiando colore, altrettanto lentamente capii di cosa si trattava, era sicuramente un capo magico che cambiava colore in base all'umore. Ma perchè mettere proprio un magline simile? Forse per farmi capire cosa realmente succedeva dentro di lei? O forse per evitare che io distruggessi quello che c'era tra noi? Non ne avevo idea ma di sicuro non era un dettaglio trascurabile, il problema era che non avevo assolutamente idea di come tradurre i colori, se non per qualche associazione creata per intuizione. Ad ogni modo in questo momento per me quel colore era indecifrabile, l'unico che invece capivo benissimo era quello roseo che faceva generosamente capolino dalla V del maglione e per quello non avevo bisogno di spiegazioni. Ritornai in me nel momento in cui sentii la mano forte della battitrice sulla mia la sentii stringere e di colpo ogni turbolenza nella mia ente si placò come se avesse erto un muro per proteggermi. Non potevo negare a me stesso che Ruby fosse più di un'amica e quel semplice contatto me ne diede conferma, in un momento mi rivennero in mente le risate le prese per il culo, il continuo punzecchiarsi, l'arrivare sempre al limite ed infine quel bacio, così carico di passione finalmente liberata come mai avevo provato. Ascoltai ogni parola e ognuna di esse arrivò a colpire con decisione un mio preciso dubbio, sentimento e pensiero, quasi fossero dei manichini e la battitrice avesse avuto l'ok per distruggerli con i suoi letali bolidi. Rimasi l'esterrefatto per la sua immancabile schiettezza, non potevo far a meno di pensare che era così che sarebbe dovuta andare anche con Jasmine, bastava affrontare il problema in maniera diretta, scappando non avevamo di certo risolto, anzi, bastava davvero poco perchè tutta questa situazione nemmeno nascesse, ero sicuro ora più che mai, che con Ru non avrei mai avuto di questi problemi, ma di sicuro se ce ne fosse stato il motivo avrei avuto più lividi e forse anche senza motivo! Trattenni una risata anche grazie alle dure parole che mi venivano rivolte. Quanto ero caduto in basso? Non era da me piegarmi a tal punto, non era da me fare certi discorsi, non era di sicuro da me cercare scuse e sperare che qualcuno mi togliesse una patata bollente da fuoco! Non era assolutamente da me! Ma che mi era successo, come mi ero trasformato in ciò che più disprezzavo, come ero diventato così debole!? La risposta era più semplice di quanto sembrasse, ero innamorato o probabilmente provavo un sentimento molto simile ma altrettanto potente, era l'unica spiegazione a quel mio strano comportamento, ero stato investito da una tempesta chiamata Jasmine e questo mi aveva cambiato nel profondo...Ma a cosa era servito? Non ero in me e anche nelle situazioni più normali non mi sentivo a mio agio, avevo paura di sbagliare, cosa che con Ru non accadeva, con lei tutto sembrava semplice, tutto mi veniva spontaneo, tutto era chiaro e limpido e non si poteva certo dire che a lei non tenessi. Ero davvero frastornato da tutti quei pensieri e non riuscivo a trovare una soluzione, anzi più pensavo più la confusione aumentava. Decisi saggiamente di smettere di farmi tutte quelle seghe mentali e rimasi ad ascoltare le parole della mia compagna di squadra; tutto ciò che diceva era tremendamente vero, mi ero come azzerato per Jasmine, avevo reagito si, ma non a modo mio, ma di questo non potevo di certo incolpare la giovane Corvonero, ero io ad essere cambiato e non lei, la colpa era mia, o per meglio dire di un sentimento che non capivo a pieno. Ciò che più mi colpì fu la frase in cui la biondina mi disse Senti, non ti voglio prendere in giro, ma non accetto che tu prenda in giro te stesso... Non so perché ma fu come ricevere un diretto in pieno stomaco per due motivi: primo stavo davvero ingannando me stesso rimbalzando la colpa e cercando giustificazioni inutili quando probabilmente la risposta era semplice solo che non volevo prenderla in considerazione e secondo non pensavo che Ru tenesse tanto a me... Risi alla sua seconda frase, non per la prima parte in cui diceva che era più di una amica per per il fato che sarebbe sempre stata dietro l'angolo! Ru sei di sicuro più di un'amica e me lo stai dimostrando anche ora, sono completamente d'accordo tra noi c'è tanto, ma nulla di tutto ciò è mieloso o scontato, anzi è tutto frutto dell'irrazionalità e dell'istinto, oltre che di un'attrazione non trascurabile Uno sguardo malizioso si fece per un'attimo strada nei miei occhi Il fatto che tu sarai sempre dietro l'angolo invece di terrorizzarmi mi fa stranamente piacere, mi fa capire quanto realmente diverso sia ciò che c'è tra noi e tra me e Jasmine, e soprattutto quanto tu sia unica Ruby Dakota Delaware! Il suo maglione cambiò vorticosamente colore e se ne avessi avuto uno anche io avrebbe fatto lo stesso, iniziai a ridere con lei, di gusto come non facevo da tempo. Questo era il segreto di Ru, lei riusciva a far diventare tutto più facile, riusciva a trasformare una promessa di addio in una risata tra amici e anche se sapevo che nel profondo anche lei era scombussolata dalle mie parole ero anche sicuro che era l'unica con la quale avrei potuto davvero parlare e risolvere qualcosa, o per lo meno capire di più e così fu. Se vorrai evitarmi, se mi verrai in cerca, se vorrai sederti in Sala Comune o al tavolo dei Serpeverde, o allenarti al campo. Non noti qualcosa di costante? Io!- Rimasi scioccato da quella realtà, la bocca mi si schiuse, ero senza parole. Si potrebbe dire la stessa cosa di qualunque altro Serpeverde...No questa era un'altra scusa.... Forse di Jasmine si, e forse questa era l'unica cosa che accomunava le due ragazze, entrambe facevano parte di me in modo indissolubile e io non ero disposto a perderle, perchè entrambe a modo loro erano importanti per me. Sapevo che avrei dovuto scegliere, ma non volevo e ora lo avevo capito, Jasmine non aveva ragione, non c'era niente di nascosto tra me e Ruby, ma non aveva nemmeno torto, io non volevo rischiare di perderla. Ero affezionato a lei e non potevo far a meno di quel rapporto così strano che ci legava, non potevo e non volevo farlo. Le sue parole si unirono ai miei pensieri, ancora una volta mi aveva letto dentro e preceduto, aveva pienamente ragione! Avrei affrontato Jasmine tornando ad essere me stesso, cercando di essere il più chiaro possibile, lei non meritava di soffrire, nessuno lo meritava nemmeno io, in fondo ciò che provavo per lei era reale, forse e dico forse era solo il momento sbagliato, forse ero solo troppo giovane e inesperto per riuscire ad affrontare quel sentimento con la A maiuscola e forse desideravo solo essere me stesso, impulsivo e ironico vivendo tutto così come veniva proprio come facevo con Ru e che solo durante il secondo incontro ero davvero stato con Jasmine e proprio grazie a questo ci eravamo avvicinati tanto, quando e perchè avevo smesso di esserlo?. Poi qualcosa accadde, la battitrice tornò ad essere una cacciatrice e dopo aver inclinato il busto in avanti mostrando, di sicuro senza accorgersene, ciò che più di tutto mi confondeva, assunse un espressione indecifrabile, tra la sfida e il "Ora tocca a me", e in effetti era proprio ciò che fece: Mi importa solo di ciò che deciderò io di fare con te. Non era solo una semplice frase, era carica di un tono che conoscevo bene, il tutto accompagnato da un contatto semplice, tutt'altro che innocente che mi fece deglutire visibilmente, se fossi stato il tipo avrei iniziato a sudare e balbettare, ma io non ero così anzi! Bevvi, ma qualcosa mi andò di traverso quando ebbi piena visione delle curve di Ru, dopo aver tossito e essermi fatto scoprire iniziai a ridere e ridere accompagnato da lei, questo era ciò che amavo del nostro rapporto, ciò a cui non avrei mai rinunciato, nulla era pesante, scontato, tutto era divertente e stimolante. Però c'era una cosa che dovevo fare prima di continuare ciò che si sarebbe rivelata un'uscita all'insegna del divertimento visto che ormai la tempesta era passata. Misi la mano su quella di Ru e mi alzai avvicinandomi a lei e interrompendo con dispiacere il contatto tra polpaccio e piede di lei. Ru indipendentemente da ciò che accadrà e che sei per me devo ammettere che sei la migliore amica che potessi desiderare, l'unica che davvero posso definire tale...Grazie! Detto ciò mi avvicinai a lei ad un soffio da quella bocca che tanto avevo desiderato, la guardai negli occhi, e mi alzai leggermente baciandola sulla fronte, poi ci appoggiai la mia e con tono basso e fermo dissi Hai ragione anche volendo non potrei evitarti... Mi allontanai risedendomi, presi la mia bevanda e diedi un altro sorso stando attento a non ricadere nello stesso errore di poco prima, almeno per il momento. Il mio tono si fece più leggero e ironico mentre lanciavo la mia sfida E poi se me ne vado come faccio a dimostrarti che bravo sono con la mazza... Mi riferivo al quidditch? Non lo sapevo o forse si, sta di fatto che ora era il mio piede sul polpaccio di Ru e il mio sguardo ad essere una fessura. E ora parliamo di questo tuo maglione, come mai questa scelta? Per caso non volevi che ti parlassi seriamente? Lo sai che effetto mi fanno.... Dissi indicando con gli occhi, e nel contempo dando una sbirciata, alla V sotto il suo collo. Iniziai a ridere e ridere, mentre nella mia mente pensavo a quanto avevo capito, pensavo a quanto avevo sbagliato e quanto avrei dovuto fare, dovevo vedere Jasmine e dovevo farlo il prima possibile, non potevo più far finta che non fosse in classe con me, o nei corridoi, se c'era una cosa in cui Ruby aveva assolutamente ragione era che dovevo affrontarla e spiegare, poi sarebbe stata lei a decidere, l'unica cosa che speravo era di riuscire a essere me stesso. Intanto davo una sbirciata dietro l'angolo dove si trovava Ru, nulla sarebbe accaduto, non potevo fino a quando non avrei chiarito, ma nulla mi impediva di divertirmi e ridere, me lo ero negato troppo a lungo. |
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I just wanna dive in the water Un angolino della sua mente pensò che quello sarebbe stato il momento adatto per arrossire, come in una sorta di manuale: lui le faceva un complimento, diceva delle cose dolci, e a lei si coloravano le guance mentre socchiudeva gli occhi, magari coprendosi le labbra con le dita. E magari ogni tanto Ruby avrebbe voluto lasciarsi avvolgere da qualche carineria, invece di provare un leggero sentore di fastidio. -Hei galletto, non so quanto ti convenga sbandierare questa cosa dell’attrazione quando c’è la tua fidanzatina in giro, eh?- Concentrata com’era in quella sua personalissima operazione di assimilazione forzata, non prestò particolare attenzione alle parole di Erick sui rapporti e le differenze. A dire la verità non prestò volutamente mai attenzione ad alcuni suoi discorsi, temendo di incontrare significati che voleva tenere il più lontano possibile da sé. Promise me no promises, promise me Lo vedeva rimuginare intensamente, poteva percepire il groviglio di pensieri riempirgli la mente. Dal punto di vista di una Ruby era quasi divertente notare come i suoi occhi si perdessero a fissare il nulla e immaginare i ragionamenti che stava affrontando. Era una situazione difficile per lui? Non era frustrante sentire la terra sotto i piedi tremare? Perchè era andato ad incastrarsi in quella situazione? Avrebbe voluto circondargli il capo con le braccia e fermarli tutti, annullare quella confusione che aveva comunicato con mille parole e altrettanti silenzi. Poteva? Non poteva? Voleva? Nonostante l’espressione della bionda fosse serena, nel cervello si agitava un terremoto simile a quello di Erick, pieno di domande senza voce. Con prepotenza una si affacciò dalle sue labbra, socchiudendole leggermente, ma da esse non uscì alcun suono. Deglutì. La ricacciò indietro con il cuore che batteva leggermente più forte, pensierosa e bloccata davanti ad alcuni muri che non riusciva a superare. Perché lei si era fatta coinvolgere in quella situazione? Cosa la convinceva a rimanere dentro quella bolla tanto stretta? Se avesse dovuto dare una risposta immediata avrebbe detto l’istinto. Quella cosa strana che nei test ti illumina una delle risposte, che mesi prima le aveva fatto scrivere un appuntamento su una foto del proprio reggiseno e che nel momento in cui Erick le toccò una mano le consigliò di fare tesoro di quel momento che stava per venire. Seguì ogni suo movimento con le iridi chiare, desiderando sempre di più che si fosse alzato per baciarla. Sapeva che non lo avrebbe fatto, sarebbe solo stato uno sciocco, ma non poteva evitare di pensarci costantemente. Si avvicinò, e in pochi secondi quello che vi era attorno a loro venne annullato. Solitamente si scostava dai baci sul viso, quelli che si accompagnano ai ringraziamenti e agli auguri di Natale, li considerava un’invasione inutile del proprio spazio. Ma dal momento che Ruby Dakota Delaware non si mosse, poté nettamente percepire uno degli strati solidi che la ricoprivano spezzarsi, e l’immagine della propria mano che spingeva un punteruolo nel legno le occupò la mente. L’azione del lavorare il materiale grezzo, gli scricchiolii della resistenza iniziale e il successivo suono secco. In quel momento così…strano, le venne in mente la propria attività da Ollivander. Strano pensiero per un’azione strana. Ma in fondo Erick aveva fatto proprio quello: aveva lavorato con metodo su una sua barriera e infine aveva trovato l’incrinatura giusta, il punto debole in cui far leva. Forse non se ne era reso conto, forse lui in quel momento si aspettava una sua battuta, forse non aveva udito il crack. -Mi sembri quasi contento di questo.- Aveva la voce roca, un sussurro. Era come imbambolata, la testa leggera come riempita di ovatta, non riusciva a concentrarsi su un pensiero più complesso del tono della sua voce. I stood here counting every heartbeat Lo vide tornare a sedersi al rallentatore, mentre ancora una volta lo Specchio delle Brame irrompeva nei suoi pensieri. Le sembrò di ricordare che una delle due figure indossasse una maglia bordeaux. Cosa avrebbe visto, se si fosse specchiata ancora una volta? Un piccolo sorriso fece capolino sul suo viso, ma il resto del suo corpo rimase immobile, compresi gli occhi, fissi sul viso di Erick Fenrir Berg come se cercassero qualcosa. thinking about the words to say Magari una risposa, poiché non voleva darne, sentiva che avrebbe sminuito le parole del ragazzo. -Io…- Conoscendolo l’avrebbe presa in giro per quel suo silenzio, come d’altronde avrebbe fatto lei con lui. E precisamente di quello aveva bisogno: di passare oltre, cambiare argomento, tornare a respirare. Ne avrebbero mai discusso, loro? Sarebbe mai riuscita lei a dare voce ai suoi tormenti, agli incubi notturni? Ad abbassare lo scudo, almeno per un attimo? -…anche…anche tu per me.- Era poco, ma l’arrivo di Erick nella sua vita l’aveva presa di forza e lanciata giù dalla torre più alta di Hogwarts, e le volte in cui doveva ragionare equivalevano quelle in cui l’aveva fatta sentire bene. Inoltre nemmeno a lui sarebbe riuscita a dire qualcosa di carino, quello era il meglio per lei accettabile. Finalmente riuscì a tornare in se stessa, le parole scherzose del Prefetto sciolsero l’atmosfera per lei pesante e da quel momento gli ingranaggi del suo cervello ripresero a lavorare. -Mmmh, sentitelo! Intanto fino a prova contraria sono io quella più brava con la mazza.- Mosse le spalle per accentuare le arie che si diede, cogliendo il significato sottinteso e rispondendo a dovere. Quando si riferì al maglioncino Ruby abbassò lo sguardo fino ad incontrare un colore diverso da quello scuro dell’ultima volta che si era vista. I suoi occhi lessero un brillante verde: speranza. Tornò a guardare Erick e rispose prima che altre questioni tornassero ad avvolgerle la mente. -In un certo senso sì, ti preferisco quando nascondi foto nella cintura dei pantaloni.- Scherzò alludendo ad uno dei momenti della loro prima uscita. Aveva indossato quel capo di abbigliamento magico per rendere evidenti le sue emozioni profonde mentre il proprio bel visino sorrideva amabilmente. La sua bellicosità iniziale però era sfumata, lasciando il posto solamente all’occhieggiare furbetto del rosso. Il suo sguardo invece si portò sul tavolo, dove giaceva intoccato il suo drink. Come colta da un’illuminazione si portò il bicchiere alle labbra godendosi due sorsi pieni, contò fino a tre tenendo gli occhi chiusi e infine, speranzosa, si fece scivolare tra le dita alcune ciocche. -Sono come te! Che ne dici? Mi stanno bene vero?- Gli occhi le luccicarono alla vista del suo biondo vaniglia tramutato in un tenue rosso, simile ma molto più chiaro di quello di Erick. Si atteggiò in diverse pose e tentò di specchiarsi in più o meno qualsiasi cosa: le finestre della casa di Marzapane, il tavolo, il cucchiaio del dolce, ma non riuscì a vedersi come Merlino comandava. Improvvisamente alzò l’indice, colta dall’idea giusta. -Direi che potremmo mantenere viva la tradizione –anche se, tecnicamente non possiamo esattamente parlare di tradizione avendolo fatto solo un paio di volte- con…questa!- Aveva infilato la mano nella borsa e ne aveva estratto la sua Giramondo, raccolta dal comodino all’ultimo. Si alzò e raggiunse un tavolo più in là, dove una mamma con il figlio mangiavano dei gelati, e chiese il favore di scattare la foto. Quindi tornò alla sedia di Erick già sorridente, si piegò leggermente per raggiungere il suo livello e ridendo felice tirò una delle proprie ciocche tra il naso e il labbro superiore. Qualche secondo più tardi reggeva la piccola istantanea tra le dita, mostrandola anche a lui: senza che se ne accorgesse dal maglioncino era sparito anche il verde, lasciando il posto ad un brillante arancione il quale, notò con piacere, si abbinava alla nuova e momentanea capigliatura. -Tu hai l’altra, direi che questa la tengo io!- Decretò, prima di tornare a prendere posto davanti al compagno. |
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Che tipa che è!! Nella mia vita non ricordavo di aver mai conosciuto una persona come lei e dire che ne avevo incontrate davvero tante. Quando ero piccolo io mio padre e mio fratello eravamo soliti girare per i vari paesini e villaggi facenti parte del nostro territorio e in queste occasioni avevo la possibilità, mentre lui parlava di politica e cose che allora non capivo, di conoscere tante persone anche più grandi di me; ma mai nessuna era stata come la giovane maga che avevo di fronte. Con Jasmine avevo instaurato un qualcosa che non era descrivibile, che andava al di la di ogni mia comprensione, ma forse mancava ciò che di più semplice c'era in un rapporto, o meglio stava venendo fuori prima che tutto andasse a rotoli, anche se devo ammettere che non mi era sempre facile capirla. Prima ancora c'era stata Lilith, ma con lei era più un rapporto stretto per il passato comune e per un destino ancora più simile, ci sentivamo in qualche modo legati. Ru invece...Con lei non c'erano storie sentimentali, non c'era nulla in comune se non la voglia di ridere e sfidare continuamente l'altro, tutto era spontaneo, tutto nasceva, cresceva e si sviluppava nel modo più semplice ma più divertente e imprevedibile possibile, anche ciò che per me era più sconosciuto, la parte più fisica del rapporto con lei era spontanea, senza troppe pippe mentali. Ru era esattamente la persona che ci voleva per trasformare una giornata in qualcosa di inaspettato e fuori dal comune. Oltre a tutto ciò dovevo ammettere che iniziavo davvero a tenere a lei, ma in un modo diverso da Jasmine, neanche lontanamente paragonabile ad un simile sentimento, ma ugualmente era un qualcosa a cui non avrei mai voluto rinunciare, un qualcosa che era in continua evoluzione, un qualcosa che devo ammettere mi piaceva. Galletto a chi?! Come osi? Io volevo solo farti un complimento, ma visto che sei così suscettibile...E poi cos'è ora anche lei sta dietro l'angolo?? Dopo il mio fare il bulletto iniziale un pensiero mi attraversò la mente; per un attimo mi irrigidii e pensai a una di quelle scene che si vedono nei film in cui mentre parli male di qualcuno quel qualcuno è proprio dietro di te... Mi girai lentamente guardandomi attorno con attenzione...Niente all'orizzonte...Mi rilassai... Bene ora che so che siamo soli, che stavamo dicendo? A giusto! Non sei in grado di resistermi perciò non ti devo fare i complimenti giusto? Mi misi a ridere, mi piaceva punzecchiarla, soprattutto su questi argomenti in cui sapevo benissimo di essere in svantaggio, ma in fondo che divertimento c'era se no? La voce di Ru era strana, mi sarei aspettato qualche frecciatina, invece sembrava che con quel semplice gesto avessi messo piede in un luogo totalmente sconosciuto ad entrambi e a giudicare dallo sguardo la più stupita della cosa era proprio la bionda. Non volli indagare, certe volte era meglio così, probabilmente farle notare che avevo capito che c'era qualcosa di strano l'avrebbe fatta chiudere a riccio e non volevo di certo questo. Continuai facendo finta di nulla e dicendo con la stessa serietà delle parole di poco prima Lo sono...Non sai quanto lo sono... Poi cambiai tono e tornai a scherzare, forse serviva più alla battitrice che a me, non mi piaceva metterla in difficoltà su certe cose... Ma ora non ti montare la testa mi raccomando! Le feci l'occhiolino e bevvi un sorso della mia bevanda. Sorrisi con semplicità alla sua ammissione, non dissi nulla non misi parole pesanti riguardanti chissà quali sentimenti, semplicemente mi limitai a guardarla negli occhi e sorridere contento, questo bastava, non c'era bisogno di altre parole inutili. Sei più brava solo perchè hai più esperienza...! I miei occhi trasmettevano una tale malizia e voglia di prendere in giro che feci fatica a non scoppiare a ridere da solo Comunque dammi tempo e presto giocheremo fianco a fianco e chissà magari prima che tu te ne accorga sarò più bravo di te! Questa volta non c'erano doppi sensi solo una promessa velata, volevo davvero diventare un titolare e davvero volevo superarla, lei era davvero forte e per me era uno stimolo continuo a migliorarmi. Bè e io ti preferisco quando ti scatti foto che posso nascondere nei pantaloni! Anche se in realtà non era nascosta, semplicemente avevo le tasche piene! Questa volta scoppiai a ridere, poi un'immagine mi folgorò la mente abbassai la testa sotto il tavolo e ne riemersi poco dopo Peccato...Hai le tasche! Le sorrisi come un idiota, la battuta era infelice, ma ero sicuro che se quella scena si fosse svolta al contrario avrei avuto non pochi problemi a gestirla, soprattutto considerando che lei aveva un vestitino...Di botto sentii come una vampata investirmi in pieno volto, non riuscii a controllarla e di sicuro Ru se ne sarebbe accorta facendo di me uno spezzatino una volta capito il motivo di quella reazione. Cercai di pensare a tutt'altro, non fu facile, ma ce la feci, così l'incendio si estinse e io potei tornare alla normalità (se così mi potevo definire..) Avevo notato il cambio di colore della ragazza, come non notarlo, e si le stava davvero bene, ma ammetterlo avrebbe potuto significare la mia fine, non ammetterlo la morte per pestaggio, in effetti non avevo molte chance... Bè lo sai che ho una passione per il rosso e per le rosse (occhiolino)...E devo dire che ti sta davvero molto bene, anche se...Il tuo sembra più rosa che rosso, ma in fondo non è mica per tutti... Un colpo alla botte e uno al cerchio. Sapevo bene che toccare l'ego di Ru era pericoloso quanto dare della mezza sega a Voldemort, e soprattutto pormi come migliore di lei in qualcosa poteva significare un diretto sul naso, ma sapevo che avrebbe capito, in fondo questo era il bello...Bello come lei...Non potevo e forse non volevo ammetterlo, ma era davvero molto bella, le dava quel non so che che non mi dispiaceva per niente...Ma che stavo pensando? Volevo darmi e dare altri problemi? Più crescevo meno mi capivo, di una cosa però ero sicuro, non avrei rovinato anche...Qualunque cosa ci fosse tra noi! Probabilmente il mio sguardo tradì le mie parole scherzose, ma fortunatamente la sua proposta fece scivolare tutto nell'oblio. Sono più che d'accordo! Mi piace come tradizione! Pensai anche ad altre tradizioni che avrei voluto ripetere, poi appena vidi la macchina fotografica magica sorrisi spontaneamente come un ragazzino al quale viene regalato un pugno di caramelle dimenticandomi del resto. Accolsi con foga quella proposta, e mi misi in posa attendendo l'arrivo di Ru. Quando lei si mise la ciocca tra i capelli la osservai e decisi di fare lo stesso con una delle mie, il problema era che il ciuffo più lungo arrivava a malapena alla punta del naso così feci l'espressione di chi purtroppo a perso mentre tenevo la ciocca rossa tesa vicino al mio labbro superiore. I miei occhi sprizzavano gioia che andava in contrasto con l'espressione "triste" della sconfitta. Ma come? E va bene mi sembra giusto... Fammela almeno vedere.... Sorrisi... Poi mi alzai e mi avvicinai a lei scrutando tra le sue mani, quella foto in movimento era la pura espressione di ciò che eravamo, tutto e l'opposto, tanto e poco, amici e chissà che altro il tutto condito dalla semplicità di una ciocca rosa e di una rossa. |
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Sedeva chinata in avanti, con i gomiti sul tavolo e l’istantanea nelle mani. Erano simpatici a vedersi, in una posa simile, in un posto luminoso e con dei dolci sul tavolo. Sembrava tutto normale, come se fosse uno dei tanti momenti che passavano insieme a raccontarsela e bere qualche sorso. Se qualcuno avesse visto quella foto avrebbe probabilmente pensato a due vicini di casa, ai classici bambini che crescono insieme, o magari ai compagni di casa che creano il loro gruppetto, il loro punto fisso, e che passano gli anni di Hogwarts a fare i compiti assieme e a passarsi le risposte in classe. Era comica invece la quantità di nozioni che conoscevano l’uno dell’altra, pari ad un paio di conversazioni e ad un gioco in Sala Comune. Per esempio sapeva che sull’avanbraccio aveva delle cicatrici, lui le aveva spiegato come se le era procurate, ma Ruby non aveva idea del perché si fosse imbattuto in un branco di lupi. Sapeva dove era nato, che là usavano poco la magia e che qualche incidente magico gli era capitato prima degli undici anni, ma non sapeva che tipo di stranezze avesse combinato da bambino, e come avesse perciò reagito alla consegna della lettera. Si ricordava da dove derivasse quella sorta di secondo cognome, ma non gli attribuiva ancora alcun significato. E a lui era stato vagamente accennato uno degli episodi più significativi della propria vita, senza tuttavia snocciolarlo, Dakota gli aveva rivelato che anche sua madre aveva i capelli rossi, ma cosa poteva indicare per lui quell’affermazione? Erano state dette tante cose, tante briciole firmate Erick o Ruby, ma descritte nessuna. Si conoscevano solamente a pelle, in superficie, e già avevano iniziato a cercarsi, chiedere consigli e scattare foto. Si rigirò una ciocca di capelli rosa tra le dita, riflettendo a quale delle tante curiosità dare voce per prima, o se magari spargerle sul tavolo tutte insieme. Potevano anche dire una cosa a testa finchè non fossero state esaurite tutte, ma quello non era il luogo adatto. Per un gioco del genere serviva privacy, musica magari e del vino, anche se non aveva idea di dove poterselo procurare. Magari poteva iniziare rivelandogli di essere una Purosangue, che suo padre era stato il classico inglese spocchioso prima di conoscere Emma Woodhouse, o magari chiedendogli se sapesse suonare qualche strumento. -Quest’estate tornerai a casa?- Parlò così, guardando ancora le loro mani in movimento nella piccola foto, senza una particolare intonazione. Era partita da un argomento che poteva sembrare qualsiasi, ma che pensandoci avrebbe esaurito una questione che le stava a cuore. -Dopo gli esami dico, resterai in Scandinavia..- …ma poi, in Scandinavia dove? Non sapeva nemmeno quello. -…fino a Settembre?- La vera domanda era: non si sarebbero più visti fino all’inizio del nuovo anno scolastico? Sperò che la udisse anche se era stata pronunciata solo nella propria mente. La verità era che, nonostante tutto, nonostante non lo volesse ammettere apertamente, nonostante lo temesse, sentiva che non vederlo per due mesi interi le sarebbe costato un pacco intero di pergamene e probabilmente anche la salute mentale di Olimpia, che avrebbe dovuto compiere quel lungo viaggio più e più volte. -Io non lo so, non credo resterò a casa tutta l’estate. Credo che affitterò una stanza dalla Potter.- Ancora una volta era un nonostante tutto’, perché giusto cinque minuti prima Ruby aveva spinto il ragazzo verso Jasmine, verso una pace tra i due, e in quel momento aveva gettato l’amo. Pensieri e azioni si contrastavano e lei li lasciava fare. Del suo dolce rimaneva solamente un rettangolino delle dimensioni di una boccetta di smalto: senza far passare più di dieci secondi dalle sue ultime parole lo divise a metà, facendo fuoriuscire la crema agli agrumi, quindi raccolse un pezzo con il cucchiaio e lo rivolse ad Erick, invitandolo senza parole ad aprire la bocca. Poteva pensare a cosa risponderle mentre masticava lo Spaccato, magari il suo effetto lo avrebbe aiutato a scegliere la risposta che Dakota tanto sperava. Mangiò l’ultimo pezzettino, quindi mise da parte il piatto vuoto e bevve un’altra sorsata del Red Hair Gin, facendo virare i suoi capelli da un pesca ad un corallo tendente ad un melograno, nelle ciocche sulla nuca che raramente prendevano il sole. -Sento che se continuo così finirò con il riempirmi di carie.- All’affermazione seguì una risatina e un’alzata di spalle, quindi la bionda occhieggiò il lato di Erick: lui aveva scelto un drink scuro e una confezione di bastoncini dai tantissimi gusti, così per ricambiare quell’offerta che aveva appena fatto, allungò la mano ed afferrò una stecchetta glassata di arancione, mordendola subito come se potesse scappare. Il sapore di mirtillo le riempì la bocca, fondendosi con quello agrumato di poco prima. Mangiare era una buona scusa per non parlare, soprattutto dal momento che non sapeva cosa dire. Voleva disperatamente porre domande, appagare la sua curiosità, riempire la sua memoria di episodi che si accumulano solitamente con gli anni, ma voleva anche che ciò avvenisse come la sua mente lo aveva progettato, non diversamente, non con la luce di un pomeriggio qualsiasi. Doveva avere un significato. -Ah, a proposito del discorso di prima, sai, quello sul Quidditch…quello a proposito del fatto che vuoi diventare più bravo di me...- Agitò la mano in aria come a spazzare via quella frase, fingendo di reputarla volatile. In verità era esattamente quello che sarebbe successo, quello che allenamento dopo allenamento Ruby vedeva crescere sotto i propri occhi, più o meno alla stessa velocità dei suoi bicipiti. -…ti andrebbe se una mattina ci sfogassimo un po’ insieme ribattendoci un bolide? Potrei chiedere ad Hawkins il permesso!- Le sembrava un’idea a dir poco geniale, non solo come progetto in sé, ma anche perché un argomento del genere era riuscito a sviare dalla sua mente la fretta-di-chiedere-cose. Sarebbe riuscita a resistere. |
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Quella foto raccontava molto di noi, ma in realtà quasi nulla era vero o magari lo era, ma non del tutto o semplicemente non era facile darci un significato. Non so perchè quel pensiero mi attraversò la mente, forse lo stesso sguardo di Ru che sembrava cercare qualcosa nell'immagine in movimento che stringeva tra le mani o forse perchè io stesso mi ero sempre posto delle domande alle quali non avevo mai dato risposte. Forse il rapporto che c'era tra noi era e doveva rimanere superficiale, senza scavare più di tanto o avremmo rischiato di imbatterci nei rispettivi mostri, quei mostri che abitano tutte le storie, tutti i ricordi e che di solito nessuno vuole condividere. Superficiale... Come potevo pensarlo? Effettivamente avevamo appena scalfito la superficie l'uno dell'altra, ma questo era bastato a creare un qualcosa di davvero unico, un legame forte che viaggiava tra un argomento, uno sguardo, una battuta, una risata, una foto... No non era per niente superficiale era solo diverso, un qualcosa di non comune che capitava e basta e sul quale non ci si doveva porre troppe domande. Le domande spesso non danno risposte, ma solo altre domande... Però dovevo ammettere che mi sarebbe piaciuto sapere qualcosa di più della rosa davanti a me, dovevo ammettere che certe sue espressioni mi avevano colpito, mai avevano stimolato a far domande che la ragione mi consigliò di zittire. Chi era davvero Ruby? Chi si nascondeva dietro quel sorrisetto malizioso e audace? E perché per lei avevo perso ciò che pensavo essere tutto per me? Poi c'era la domanda principe di tutte...Lo voglio davvero sapere? La risposta era semplice: No Basta con le seghe mentali, basta con le congetture e basta coi se e coi ma. Avrei preso ciò che veniva, ascoltato ciò che mi veniva detto, detto ciò che mi veniva chiesto, niente più di questo; non volevo più concedermi lo sbaglio di dare qualcosa per scontato avei vissuto questa amicizia così come era nata, per caso, tra una risata e l'altra nel modo più naturale possibile. Decisi solo di lasciare a lei uno spiraglio di libertà, avevo deciso per me non potevo far lo stesso per lei. Mi ricordai di una domanda che mi pose tempo prima alla quale risposi con freddezza senza approfondire, così le diedi la possibilità di riprendere il discorso se avesse voluto. Che caldo... Sbuffai mentre mi alzavo le maniche fin poco sotto il gomito scoprendo la custodia della bacchetta e le cicatrici che essa in parte celava. Non volevo più nasconderle, se c'era una cosa che avevo imparato era che il mio passato non doveva essere un freno, ma una spinta per migliorare e di sicuro non aveva senso nasconderlo, non a Ru per lo meno. Bè penso di si, ma non ci rimarrò a lungo giusto il tempo di preparare lo zaino, quest'anno dopo il diploma voglio fare un viaggio in solitario per tutta l'estate e vedere l'Europa, voglio fare più esperienze possibili e imparare più possibile, la Norvegia è bella, ma è ora che il giovane lupo prenda la sua strada... Quelle ultime parole mi fecero come un nodo alla gola, erano le parole di mio padre quando me ne andai di casa convinto che sarei diventato un mago, anzi Il mago di casa Berg. Furono parole più di sfida che di augurio, ma in fondo era quello il modo di fare di mio padre, voleva che capissi che ogni scelta è mia e che solo io posso prendermene i meriti e le colpe e nessun'altro...Mi mancava mio padre, non avrei mai pensato fosse possibile, invece era proprio così. Sorrisi, bevvi e ricominciai con una nuova luce negli occhi, convinto che anche lui avrebbe approvato. Prima che potessi continuare la giovane maga fece qualcosa che mi stupì un pò, prese un pezzo di dolce e dopo averlo diviso me lo porse, un gesto che non avrei mai pensato fosse possibile veder provenire da lei, non nei miei confronti almeno, poi pensai che forse era una trappola e che all'ultimo me lo avrebbe portato via da sotto i denti sfottendomi. Non diedi a vedere i miei dubbi, le sorrisi e mi avvicinai lasciandola fare. Nessuno scherzo e mentre il sapore di agrumi mi colpì le papille gustative il mio stupore crebbe, ma forse sarei riuscito a mascherarlo dando come scusa la bontà del dolce. Che cosa siamo noi? Una domanda alla quale non volevo dare voce e che feci scivolare nel dimenticatoio della mia mente. Voglio viaggiare Ru, voglio conoscere, voglio VIVERE! Poi il mio sguardo si illuminò di un idea tanto folle quanto fantastica. Ru che ne pensi se ti passassi a prendere e facessimo un pezzo di viaggio insieme, magari al mio ritorno o dall'andata direttamente. Se non sbaglio sei inglese giusto? Non mi costa niente passare a prenderti... Però se hai altri progetti fai pure, non ti devi sentire costretta, non mi offendo, magari giusto un po! Le feci un grosso sorriso mentre mimavo con le dita ravvicinate il po. Chissà se avrebbe accettato, mi sarebbe piaciuta la sua compagnia e di sicuro non mi sarei annoiato. Ora che ci penso non so nemmeno da quale parte dell'Inghilterra vieni! In effetti non conoscevo nemmeno questo, forse potevo concedermi qualche domanda... Ma no dai, basterà una bella lavata di denti e potremmo ricominciare da capo! Aspetta un attimo, hai condiviso il dolce per condividere anche le carie???!!! La mia espressione era tra lo scioccato e il divertito, sapevo che non era quello il motivo, ma mi diedi una scusa per far scivolare ancora più in profondità quella domanda alla quale non volevo dare ascolto. No ma serviti pure! Scoppiai a ridere come un cretino mentre a mia volta prendevo un paio di stecche e gli davo un morso. L'insieme dei sapori fu come prendere a cazzotti le papille gustative che iniziarono a frizzare come colpite da uno di quei frutti esotici non ancora maturi. Bevvi di corsa un sorso della mia bevanda e il sapore non migliorò. Ricordami di non farlo mai più! Dissi disgustato. Si ho presente e dovresti tenerlo bene a mente anche tu! Dissi sorridendole e aggiungendo in risposta al suo gesto la contrazione del mio bicipite e avambraccio segnato in segno di forza, un pò come fossi un leone che mostra la sua criniera orgoglioso di essa. Direi che l'idea mi piace da impazzire, se glielo chiedo io di sicuro mi manda a quel paese, ma forse con te abbiamo una speranza! Me ne ricorderò quando diverrò più bravo!Accetto!!!! Ero euforico , la sua proposta mi entusiasmo moltissimo ed era palese dalla mia espressione, però c'era altro, guardandola meglio potevo vedere che dietro quella proposta cera qualcosa, in effetti quell'uscita era partita in un modo un po strano e non doveva essere facile per lei parlare normalmente, dovev fare qualcosa, volevo che si sentisse a suo agio...Ma cosa fare?Cosa dire? Tutto questo zucchero mi ha reso più buono, Ru che cosa diresti se ti dessi la possibilità di farmi una domanda e una soltanto e qualunque essa sia io ti promettessi di rispondere solo la verità, una specie di obbligo o verità ma senza obblighi, conoscendoti sarebbe problematico in un ambiente pubblico! Risi di gusto e poi tornai serio guardandola negli occhi. A te la parola, e sfruttala bene potresti non avere più occasioni simili... In realtà avrei risposto sempre sinceramente a Ruby non amavo mentire, anzi e lei lo sapeva, era solo per darle una possibilità che magari aspettava nascosta dietro un gioco. Ora stava a lei chissà come avrebbe sfruttato questa possibilità, chissà come avrebbe giocato, chissà quale verità avrebbe voluto conoscere... |