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Mentre si ravvivava i boccoli naturali con le mani bagnate, la ragazza di Winchester immaginò la faccia di Erick nel momento successivo alla sua mossa a sorpresa. I due si erano conosciuti solo poche ore prima, e già si erano dati appuntamento, già lui si era spogliato della maglietta, già lei gli aveva lasciato una foto del suo reggiseno. In mano s’intende, non agganciato al corpo. Una risatina si allargò nel dormitorio in seguito a quelle immagini. -Penso a ieri.- Si trovò a spiegare ad una Pancy perplessa. Erano solo loro due in camera, e semplicemente dicendo così lei avrebbe capito, essendo stata presente a rivelazioni piccanti e burrobirra tra i pettorali. -Uh a proposito…esco con Erick.- Dirlo ad alta voce la fece sembrare un pavone con le piume alzate. Era orgogliosa di se stessa: una serata soltanto era bastata perché i suoi modi di fare trovassero tra le Serpi –e dove altrimenti?- qualcuno che riuscisse a stare al suo passo. Tra di loro era stata continuamente un botta e risposta: lei aveva poggiato il gomito sulla sua spalla, lui le aveva stretto il fianco; lei gli aveva versato della Burrobirra tra i solchi dei muscoli del petto, lui le aveva chiesto di rivedersi, lei aveva deciso dove e quando. Nessuna delle azioni fatte la sera prima era stata di livello inferiore rispetto alla precedente, era semplicemente andato tutto in crescendo, senza esitazioni, senza ripensamenti. Che si stessero testando? Ruby dal canto suo avrebbe risposto sì, certamente. Lei testava chiunque, e la maggior parte la deludevano. Sugar non l’aveva delusa, nemmeno Ashleigh e…sicuramente non Erick. Isaac nemmeno, ma solo all’inizio. Con un sonoro tzè calzò i piccoli tacchi di camoscio, come se con ciò potesse sottolineare quanto in basso era caduto. E così svanì dalla sua mente, sostituito dall’impellente dubbio sulla borsa da utilizzare. Alla fine ne prese una capiente dello stesso colore delle scarpe, e la riempì con il necessario più la Giramondo: magari poteva tornare utile. Andò quindi allo specchio per allacciarsi il portabacchetta da coscia in alto, sotto il vestitino bianco a fiori rossi e arancioni. Era così invisibile sotto la stoffa vaporosa, non avrebbe rischiato di romperla in borsa e non avrebbe dovuto tenerla in mano. La sistemazione peccava solo del fatto che per estrarla avrebbe dovuto esporre l’intera gamba. Fece spallucce a quell’eventualità. L’abitino copriva metà coscia senza essere volgare, era largo e sul seno si sovrapponeva un volant. Essendo senza spalline le lasciava nude le spalle e le braccia, motivo per cui la ragazza decise di portare con se un trench: in Scozia le giornate si stavano facendo più fredde. I tacchi bassi –appena cinque centimetri- erano decorati da due lacci che le si incrociavano sulle caviglie e si legavano con un fiocco dietro al polpaccio. I suoi capelli invece erano stati acconciati in modo tale che risultassero raccolti in una morbida treccia solo per metà, sotto restavano sciolti e soprattutto lunghi: non li tagliava da anni perciò arrivavano oltre metà schiena, alcune ciocche le sfioravano il sedere. Controllò infine che il trucco –sui toni di un nero molto sfumato- non si fosse sbavato, quindi salutò la compagna con la manina e uscì dalla sua stanza, dalla Sala Comune, dal castello. Un’arietta tra il fresco e il freddo le impattò sulla pelle scoperta, e la Serpeverde si godette il momento ad occhi chiusi, pensando a quanto adorasse la sensazione delle temperature basse sul corpo e la pelle d’oca che le provocava. Quando li riaprì vide, una cinquantina di metri più indietro, colui che stava aspettando, e sorrise. Appena il mal capitato le giunse vicino Ruby iniziò a ridere piano, gli afferrò una mano e lo costrinse a camminare rapidamente con lei fuori dai cancelli per qualche metro, il tutto senza parlare, solo con quel sorriso stampato in faccia. Quindi si arrestò di colpo, indossò il trench per evitare di perderlo nel tragitto e si aggrappò al suo braccio con entrambe le mani. Si avvicinò al suo corpo, poggiandovisi, e lo guardò negli occhi. -Tieniti forte.- Il tono era invitante, basso, quasi un sussurro. Che poi era lei, a tenersi a lui, non il contrario. E in quel caso era sicura che non lo avrebbe lasciato andare. Quindi inspirò e portò il piede destro in avanti, come a voler ruotare su se stessa. Non era necessaria quella operazione, ma era scenografica, e se non altro serviva ad anticipargli cosa stava per succedere. I loro corpi avvinghiati scomparvero così nel nulla, e riapparvero un paio di secondi più tardi all’inizio del piccolo villaggio di maghi. Solo a quel punto le mani di Ruby allentarono la presa su Erick, e una di esse si spostò sulla sua schiena. -Come ti senti?- Un sorriso divertito aleggiava sul volto della diciassettenne mentre poneva quella domanda. Sapeva per esperienza che la Materializzazione lasciava storditi e con la nausea, ma quanto intensamente dipendeva da persona a persona. Ennesimo test, anche se non determinante. Se il ragazzo si fosse sentito male in quel momento Dakota era pronta ad accompagnarlo a lato della strada, ovviamente ridendo tantissimo. Aveva messo in conto tutto, anche una possibile ripicca, visto il loro rapporto di botta e risposta. Solo dopo qualche istante avrebbe parlato al suo accompagnatore con tutta la tranquillità del mondo ed un tono di voce felice, emozionato. -Ciao Erick.- Una pausa, un luccichio delle sue iridi pervinca, le fossette sulle guance. -Facciamo due passi?- Innocenza. Falsa innocenza per mascherare altro. Per occupare il pomeriggio di quella domenica di Agosto forse avrebbero dovuto partire a piedi dal castello, viste le ridotte dimensioni del villaggio, ma la bionda voleva a tutti i costi farlo smaterializzare con sé. Edited by Ruby Dakota Delaware - 20/9/2017, 20:25 |
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Quella mattina ero particolarmente allegro, forse memore della bella serata passata poche ore prima. Nonostante avessimo finito di far baldoria davvero tardi mi alzai abbastanza presto, così ebbi tutto il tempo di sbrigare varie commissioni e di riprendermi da quella folle festa. Mi stavo preparando per quell'uscita del fine settimana. Da quando avevo ricevuto quel particolare invito non avevo smesso di sorridere, il pensiero di passare una giornata in compagnia di Ruby mi metteva allegria. Lei era esattamente, o quasi, come me. Era spontanea, con la voglia di vivere che le sprizzava da tutti i pori. Le si leggeva in faccia che amava la vita in tutte le sue sfaccettature, a mio parere era un tipo davvero carismatico, anche se sotto sotto forse nascondeva di più di quello che dava a vedere. Feci la doccia così da svegliarmi e da togliere le ultime gocce di burrobirra annacquata che ancora si trovavano sul mi corpo. Con l'asciugamano in vita mi pettinai tirando indietro i capelli come ero solito fare. In realtà chiamare quell'atto pettinare era davvero eccessivo, mi limitavo a passare più volte le mani tra i capelli bagnati, così da sistemarli lasciando comunque un'effetto ordinato-spettinato che una volta asciutti sarebbe stato perfetto per il mio modo di essere. Mi misi un paio di pantaloni di un grigio ne chiaro ne scuro, di un tessuto molto simile al jeans, non aderentissimi, non amavo fasciarmi, ma nonostante ciò i muscoli delle gambe e dei polpacci erano vagamente visibili quando mi muovevo. In ricordo della sera precedente misi la stessa cintura Chissà se se ne accorgerà? pensai divertito. Sopra misi una maglia sul bordeaux abbastanza lenta, che ricadeva sul mio petto segnandone la forma, per poi scendere più morbida sull'addome, solo le braccia erano leggermente evidenziate. In testa la mia tipica berretta invernale di un verde bluastro dalla quale fuoriuscivano ciuffi rossi ribelli e infine una giacca portata più per abitudine che per reale bisogno. Non è ancora così freddo, ma non si sa mai pensai mentre me la metteno sulla spalla tenendola con la mano sinistra. Uscii attraversando la sala comune, mi guardai attorno ripercorrendo con la mente i momenti più divertenti di quella serata, come ad esempio quando Ruby mi diede l'invito. Lo presi e lo aprii senza pensarci troppo mentre guardavo quello che stava facendo Manolo, poi quando riabbassai lo sguardo vidi il reggiseno color carne della biondina in primo piano e sullo sfondo un pò sfocata la mia immagine. Dietro c'erano scritti luogo e ora dell'appuntamento. Non mi sarei aspettato niente di meno da lei! pensai sorridendo. Era davvero una ragazza la cui energia metteva il sorriso e la cui spontaneità era contagiosa. Di tutta risposta una volta attirata la sua attenzione le feci un gran sorriso annuendo con la testa, per poi con aria molto maliziosa mettere la foto per metà dentro l'insenatura tra i pantaloni e il mio fianco, li dove gli addominali si incontravano con il linguine. Nulla di sconcio, ma in quella situazione tutto poteva far scaturire reazioni non convenzionali. Mi ridestai dal mio ricordo ad occhi aperti e mi affrettai a scendere le scale fino al cancello di ingresso della scuola. Pochi passi davanti a me c'era Ruby. Una folata di freddo vento portò alle mie narici un'odore dolce...Sembrava...Miele! Non riuscii a capirne la provenienza, ma quando Ruby fu abbastanza vicina non mi importò più Però!!! Pensai appena la vidi. Era davvero bella, dal vestitino al trucco, non mi dispiaceva per niente. Non ero tipo da notare queste cose, ma dovetti ammettere che era difficile non farlo. Ero a pochi passi, alzai la mano destra e la salutai Ciao Ruby!Appena la raggiunsi la sentii ridere, e la cosa devo dire che mi preoccupò un pò, anche se in senso buono. Mi afferrò per la mano e con passo svelto mi portò fuori dai cancelli. Non disse nulla, ma il suo sorriso mi fece capire che qualcosa stava per accadere, quando si fermò di colpo e si mise il cappotto istintivamente feci lo stesso, qualcosa non mi quadrava, ma non riuscivo a capire cosa. Poi si strinse forte al mio braccio, di norma mi avrebbe fatto piacere avere una bella ragazza così vicino, ma con lei tutto poteva dire ogni cosa e quell'apparente dimostrazione di affetto sembrava nascondere tutt'altro. Tieniti Forte... Poi i suoi movimenti all'apparenza casuali mi fecero capire, non era la prima volta che li vedevo. D'un tratto il tipico rumore della materializzazione unito a quella sensazione non proprio gradevole mi diedero conferma di quello che Ruby aveva fatto e se la cosa non fosse bastato dietro a me non c'era più il castello ma l'inizio di High Street. La presa sul mio braccio si allentò e una delle mani della maga si posò sulla mia schiena Come ti senti?. E' proprio una piccola serpe...Pensai divertito mentre piegavo il busto verso il basso portando la mano libera allo stomaco e poi alla bocca. In realtà stavo benissimo, Ruby non poteva sapere che anche io avevo frequentato il corso di materializzazione e che se anche non lo avevo portato a termine quella non era la prima volta che effettuavo il salto. La mano davanti alla bocca nascondeva il mio sorriso, mentre con la gola simulavo il rumore di uno che sta per dare di stomaco. Con la mano libera afferrai saldamente il braccio del'ex prefetto come per cercare aiuto, Non mi scappi! Mi girai di scatto come per rimetterle addosso, arrivai a pochi centimetri dal suo bel vestitino, ma invece del contenuto del mio stomaco usci solo un Ti piacerebbe!!!!Seguito da una sonora risata. Mi avvicinai un passo a lei, sempre tenendole il braccio, anche se con molta meno forza. Eravamo vicini, molto vicini. La guardai dritta negli occhi e dissi con voce divertita Sei proprio una streghetta birichina, dovrò ricordarmelo in futuro...Tirai il suo braccio verso di me facendo scontrare i nostri corpi che ora si trovavano pressoché attaccati Ma attenta a giocare con il fuoco, potresti anche scottarti! Le feci un sorriso a metà tra il divertito e qualcos'altro che lasciai interpretare a lei. In quel momento risentii quell'odore di miele e dopo aver annusato l'aria capii che proveniva dai suoi capelli, le sorrisi e poi la lasciai andare e mi allontanai di un passo, mi tolsi la giacca e la misi dove era prima del salto, nel mentre dissi Se non fosse che avevo già effettuato il salto durante le lezioni al ministero ti saresti fatta delle belle risate, anche se devo ammettere che nemmeno la prima volta stetti male (Sorriso beffardo)Purtroppo non ho preso il patentino, una volta non ero uno studente molto diligente, saltai una lezione e fui fuori. Mi ci vorrebbe qualcuno che mi raddrizzasse un pò! Dissi portando la mano al mento, e facnedo uno sguardo pensieroso, per poi farle l'occhiolino e in seguito continuare come se niente fosse quel gioco di doppi sensi. Lei era partita a bomba, non potevo essere da meno. Comunque devo ammettere che sarebbe stato un bello scherzetto!Dopo i saluti di rito, che in un'appuntamento normale sarebbero stati i fatti i primi istanti, ma quello non era di certo un'appuntamento normale, iniziammo a camminare. Misi le mani in tasca mantenendo però il una stretta vicinanza che ogni tanto si trasformava in contatto con lei. Comunque complimenti, non è facile materializzare due persone insieme, ho ancora molto da imparare...Non volevo parlare di scuola, ma i complimenti erano dovuti, mi ricordo quando il professore spiegò riguardo alla difficoltà di portare più persone. La guardai sorridendo, con un'aria palesemente di finta pauraE ora cosa c'è in programma mia piccola streghetta malvagia? Un sorriso era stampato sul mio volto e anche se stavamo insieme solo da pochi attimi il nostro modo di fare, di risponderci mi fece presagire quanto divertente ed unica sarebbe stata quella giornata invernale. |
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L’espressione sospettosa del rosso al suo silenzio iniziale la divertì molto, così come vederlo piegato in avanti dopo la Materializzazione congiunta. Lei non era stata male, lui sì. In un certo senso la faceva apparire più forte, più resistente, e perciò le piaceva. Non importava che lei ormai usasse quel metodo di spostamento da mesi, al contrario suo. Non importava che anche lei all’inizio soffrisse di capogiri intensi. Contavano solo quei secondi in cui Ruby risultava vincente. Perché lei aveva bisogno di sentirsi così, di dimostrarselo in qualche modo. La sua mano continuava a dare leggeri colpetti alla schiena di Erick, finchè questo non diede seri segni di voler rigettare. Il suo labbro superiore si arricciò in una smorfia di disgusto, mentre prontamente lo invitava a spostarsi un po’ più in la per non fare la figura in mezzo a tutta High Street. Evidentemente però non fu abbastanza veloce, perché la mano del Serpeverde la bloccò lì sul posto, impedendole di scostarsi, e tutto il corpo del ragazzo le corse improvvisamente incontro. Tentò di scansarsi –il vestito!- ma era già troppo vicino, non sarebbe riuscita ad evitarlo. -No ma che schifo Eri..- Il resto del suo mezzo urlo venne nascosto e cancellato da due semplici parole, pronunciate dal Prefetto stesso, che ora le stava davanti al naso, con una risata sulle labbra. Ruby era ancora a bocca aperta, invece. -Tu..tu come, brutto gemello di un Troll..- L’iniziale fastidio per la poca finezza nel rigettarle addosso chissà cosa, si trasformò in una breve risata che coprì il resto degli insulti che la sua mente desiderava tanto esplicitare. Capì quindi che non era stato male, per niente. Anzi, stava così bene da giocarle pure uno scherzo. Si dissolse quindi in fumo quella cosa che l’aveva fatta sentire più in alto. Nel momento in cui volle muovere la mano per colpirlo alla spalla però si accorse che lui la teneva ancora, e che si era ulteriormente avvicinato. Una strana pozione di emozioni si impadronì dei suoi sensi, composta da profumo di pulito, pelle d’oca e brutti ricordi. Voleva alzare lo sguardo sul viso del giovane, ma la sua vista era ipnotizzata da quella mano grande che teneva a sé il suo braccio, dalla stoffa bordeaux che celava ciò che già conosceva. Avrebbe voluto poggiare la punta del nasino sulla maglietta e scivolare verso il collo, sulla clavicola, ad occhi chiusi. Avrebbe voluto essere lei a stringere il suo avambraccio e a percepire le fasce muscolari tendersi sotto la sua stretta da Battitrice, non il contrario, che le portava solo alla mente quanto quella notte fosse stata stupida, impotente ed incapace. Invece la pozione creò solo uno scontro alla pari tra il volersi allontanare e la spinta opposta, che durò abbastanza da far decidere lui. Si trovò ad impattare con le gambe di Erick. Non aveva opposto resistenza perché non si era accorta in tempo di quell’intenzione, ma una volta in quella posizione pensò che non si sarebbe aspettata niente di meno da lui. Quel gesto modificò le sensazioni di Ruby, che da contrastanti si allearono in un’unica direzione, come quando incanalava la magia verso la bacchetta: riusciva a percepire un flusso di calore correre uniforme dalle periferie del corpo fino al punto desiderato. Esattamente in quel modo le porzioni di contatto con il rosso ricevettero delle piccole scosse interne, cancellando l’immagine buia che controllava parte della sua mente. Finalmente alzò il capo fino ad incontrare i suoi occhi, e in quel momento, così vicini, poté osservarne i dettagli. Il bordo dell’iride era scuro, più scuro del marrone che, totalmente lucido e uniforme come la superficie di una sfera, avvolgeva quasi l’interezza della zona interessata. Tranne il centro. Al centro i suoi occhi assomigliavano ad un vetro rotto, con delle crepe di un tenue verde foglia che interrompevano la superficie marrone. Rimase lì ferma alcuni secondi, con la mano destra spinta sul suo pettorale ancora da quando si era poggiata per non finirgli contro anche con il busto. Stringendo la stoffa nel palmo –per sottolineare quanto stava per dire- rispose alle sue provocazioni. -Non preoccuparti, ormai sono troppo esperta per scottarmi.- Dakota gli rivolse lo stesso sorriso che le aveva appena dedicato: enigmatico, che nascondeva altro. Quelle frasi, ovvio, contenevano un secondo significato che la bionda comprese egregiamente, poiché anche lei ne faceva ampiamente uso. Quando l’aria tornò a separare i loro corpi, Ruby imitò il sedicenne e tolse il cappottino, tenendolo piegato sull’avambraccio. Subito sulle spalle nude si formò la pelle d’oca, che la bionda si godette come una carezza. Quindi tornò a concentrarsi sul ragazzo. Era sorprendente come fossero passati da delle sensuali minacce velate a parlare della materializzazione. Con una risatina leggera per la battuta finale, la Delaware lo punzecchiò. -Maddai? Credevo fossi troppo piccolo per prendere lezioni di Materializzazione.- Se anche solamente un anno –o forse qualche mese- li separava, avendo perso il precedente vantaggio quella nuova situazione di superiorità la soddisfaceva forse anche più della vista del busto del rosso. Anzi, pensandoci meglio no, poiché quella vista l’aveva più che soddisfatta. Ma fatto stava che Ruby era adulta, oramai, mentre Erick…no. E ovviamente si divertiva a sottolinearlo. -Magari potrai riprovarci quando sarai…grande, e quel giorno potrai avere come stimolo il profondo desiderio di raggiungere il mio livello.- Mosse i capelli con la mano libera come a darsi delle gran arie, mentre le sue labbra si schiusero per lasciar fluire una risata sincera. Non era solita vantarsi in quel modo, e soprattutto di cose così banali, era tutto un grande scherzo volto a provocarlo e registrare la reazione. -Guarda che è stato un bello scherzetto, sei tu che lo hai rovinato non sentendoti male.- Puntò i pugni sui suoi fianchi, sottolineando la sua convinzione, e annuì. In quel frangente voleva apparire altezzosa, ma un ampio sorriso divertito non voleva sapere di sparire dal suo viso, quindi risultò poco convincente. Si arrese, e camminò vicino al ragazzo, con le mani congiunte sotto il trench. Non tentò mai di spostarsi, nemmeno dopo le ripetute volte in cui, a causa della stretta vicinanza, le loro braccia si toccarono. Si trovò a voltare il capo verso il Serpeverde quando lui parlò ancora: era curiosa di catturare l’attimo in cui la sua mandibola si sarebbe mossa, illuminata in controluce. Trovava alcune ossa nel corpo maschile semplicemente spettacolari. -Beh vedi, lavoro da Ollivander da..hei, da quasi un anno. Me ne sono accorta adesso.- Lasciò la sua spiegazione momentaneamente in sospeso, mentre la sua mente vagava in quei piacevoli ricordi. La professoressa Atkinson l’aveva invitata via gufo a lavorare per lei, così, semplicemente come poco tempo fa l’aveva invitata al proprio Matrimonio. Assottigliò lo sguardo, colta improvvisamente da un’idea, e si voltò nuovamente verso il mago. Se l’avesse osservata anche lui in quel momento avrebbe colto, chiara come una magia di segnalazione, la classica espressione di chi sta macchinando qualcosa. Cancellando tutto ciò, Ruby si schiarì la voce. -Dicevo…più volte alla settimana mi facevo accompagnare da Aryanne a lavoro con la Materializzazione Congiunta, prima cioè di compiere diciassette anni. Adesso spesso ricambio il favore.- Ecco perché si meritava quei complimenti: perché aveva fatto tanto, tanto allenamento. Come con il Quidditch. Aveva sviluppato i muscoli nel tempo, e con il tempo era riuscita a non finire più sbalzata dalla scopa. -E ora dici? Adesso…- Non c’erano piani. Camminare, parlare…si morse il labbro inferiore. Aveva pensato l’ennesima cosa non attuabile su due piedi. O meglio si, avrebbe potuto con tutta la naturalezza del mondo, ma sapere di avere un obiettivo che l’altro non poteva conoscere, un piano segreto, le montava nello stomaco non solo le farfalle, ma tutto lo zoo. 'Non c'erano piani'? Oh si che c'erano. -Adesso camminiamo, e mi spieghi da dove vieni. Non lo riesco ad immaginare –sai, per il cognome- e non lo so. E io odio non sapere le cose.- Lei avrebbe fatto si che ogni mossa del rosso fosse una risposta ad un proprio stimolo, che fosse lei a condurre entrambi verso il suo obiettivo. Perché solo così riusciva a mantenere la propria stabilità: non facendosi cogliere impreparata, controllando, studiando le possibilità. Da quella notte di tre anni prima era impensabile per Ruby Dakota Delaware che altri decidessero per lei, e sarebbe stato assurdo vederla senza una via d’uscita. A tredici anni la bionda ancora arrossiva ai complimenti, si lasciava condizionare. Incredibile. |
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Gemello di un Troll a me? Stavo ancora ridacchiando e con una mano feci finta di asciugarmi lacrime immaginarie per sottolineare quanto mi stessi divertendo, Se non fosse che non ho mai visto un troll potrei anche offendermi, ma ti do il beneficio del dubbio! Magari sono estremamente belli! Un'altra risata prese il sopravvento per poi scemare in un semplice sorriso. Eravamo molto vicini, abbastanza da poter vedere ogni dettaglio l'uno dell'altra. Era davvero molto carina, i suoi occhi appena velati dal trucco risaltavano sotto la luce del sole autunnale, le labbra carnose e il nasino completavano quel quadro perfetto. Potevo vedere tanti pensieri scorrere turbolenti sul suo viso, ma non riuscii a capirne il contenuto; Sembrava da un lato infastidita e dall'altro felice di quel contatto, come quando le acque di un fiume e del mare si incontrano, all'inizio sono in contrasto ma poi col tempo una prende il sopravvento e insieme scorrono in un'unica direzione. Così fu per Ruby. Da prima sentivo tensione in lei come se il suo copro volesse fuggire,ma tutto svanì quando la tirai a me. Ogni dubbio si sciolse, se prima il suo avambraccio, più muscoloso di quanto mi aspettassi, era teso con le nervature in rilievo ora potevo sentirne la rilassatezza. La sua mano poggiata sul mio petto stringeva la maglietta mentre i suoi occhi di sfida rispondevano alla mia provocazione. Uno sguardo ammiccante e di sfida si disegnò sul mio volto mentre la mia voce ironica si preparò a rispondere alla sprezzante vitalità della concasata No no non mi preoccupo per niente! Direi che al massimo sono io che dovrei preoccuparmi, non mi sembri tipa da prendere una Sconfitta tanto alla leggera...Sottolineai di proposito quella parola consapevole che non sarebbe stata ignorata da Ruby, ma che anzi avrebbe ancor di più scatenato il suo animo competitivo e giocoso che non mi dispiaceva per nulla. Da sempre preferivo le persone con un carattere forte, deciso, con una spiccata personalità insomma. Spesso erano le persone più difficili da avvicinare, in alcuni casi anche le più diffidenti, in molti casi nel profondo del loro animo nascondevano segreti indicibili, ma nonostante ciò erano le persone più autentiche, quelle che erano definite senza peli sulla lingua, o ti piacevano o le odiavi. Di sicuro davanti a me avevo uno degli esponenti più competitivi che avessi mai conosciuto di quella categoria e dovevo ammettere che mi piaceva! In ogni caso se non sbaglio proprio qui vedo una leggera ustione da scherzo mal riuscito...Avevo la bocca semi chiusa, con espressione incuriosita e vagamente preoccupata, come se avessi notato un dettaglio in realtà inesistente sul perfetto visino della ragazza. Portai la mano libera al volto di lei, li dove lo zigomo incontra la mandibola, scostai una ciocca di capelli e toccai con la punta delle dita la pelle morbida. Mmm non mi sembra nulla di grave... Penso che questo possa bastare... Senza mai guardarla meglio occhi e continuando ad osservare quell'escoriazione immaginaria scostai ancora di più la ciocca di biondi capelli e avvicini il mio volto al suo fino a poggiare le labbra nel punto in cui c'era il mio dito. Le premetti per un'attimo contro di lei, l'odore di miele mi inebriò, e il calore del suo corpo si unì al mio. Mi allontanai e la guardai con aria falsamente seria e preoccupata Così dovrebbe bastare, ma sta più attenta a quando fai gli scherzi, lo so che non sei come le altre, ma neanche io sono come gli altri! Le feci l'occhiolino e iniziai a a camminare al suo fianco. Quando si tolse la giacca il mio sguardo cadde sulla parte alta del suo corpo, dalle spalle scoperte alla clavicola a...Un'immagine chiara e nitida della sera prima si stampò davanti ai miei occhi, sentii il calore salirmi fino alle tempie, e arrossarmi leggermente il viso. Scrollai la testa, ma ormai il danno era fatto, se la sera prima l'effetto del suo corpo su di me era mitigato dall'atmosfera della festa ora, a mente lucida, ne subivo tutto il fascino nonostante le sue doti fossero perfettamente coperte. Cercai di distogliere rapidamente lo sguardo puntandolo altrove, ma ero abbastanza certo che Ruby se ne fosse accorta, e ancora più certo che ne avesse capito il motivo. Fortunatamente dopo poco le parole di lei mi riportarono alla realtà. Bè sarò anche più piccolo di te, ma ho doti nascoste che vanno al di la della mia età... Le feci un sorriso e volutamente non continuai il discorso, lasciando a lei immaginare ciò che voleva. Era ovvio che alla biondina piacesse avere il controllo, sentirsi in qualche modo superiore, ma non aveva fatto i conti con me; Mi piaceva lasciarla fare, vedere quel sorriso soddisfatto dipingersi sul volto, ma mi piaceva altrettanto ribaltare la situazione all'improvviso, era un po come giocare al gatto e al topo, con la sola peculiarità che i ruoli si scambiavano di continuo. Sempre con il sorriso a sottolineare la mia ironia, ma con tono deciso e determinato risposi a quel suo tono scherzoso di sfida Di sicuro la prossima volta parteciperò e prenderò il patentino! Ma non mi accontenterò di raggiungerti, sappi che ti supererò! Quindi non adagiarti troppo sugli allori! Il mio volto si era avvicinato leggermente al suo come a rimarcare le mie parole di sfida. Normalmente mi ponevo come unico obbiettivo quello di superare me stesso, ma per questa volta avrei fatto un'eccezione. Quel nostro continuo scontrarci, quel modo di scherzare e punzecchiarci era davvero divertente, il tempo passava veloce e ogni secondo era diverso da quello precedente, nessuno dei due sapeva cosa sarebbe accaduto da li a poco, quale sarebbe stata la reazione dell'altro e questo mi divertiva come poche volte mi era successo. Scusa la prossima volta cercherò di rovinare il tuo bel vestitino, c'è solo un problema, poi dovrai levartelo...Il mio sguardo era oltremodo malizioso ed andava dalla punta delle sue scarpe hai suoi occhi e ritorno. In verità non avevo considerato che con un semplice incantesimo l'ex prefetto avrebbe potuto rimediare al danno anzi in realtà speravo non o conoscesse, chissà magari in futuro sarebbe servito e peccato... Mi sentivo osservato mentre parlavo così di rimando posai il mio sguardo nel suo e fu li che la vidi. Una scintilla, una di quelle che preavvisa l'imminente esplosione di una bomba, la mente della maga aveva partorito qualcosa che di sicuro mi avrebbe colpito di li a breve. Sorrisi divertito e continuai come se nulla fosse. Bè complimenti deve essere bello vedere la bacchetta che sceglie il mago! Se non ricordo male io però non ho avuto il piacere da avere te come commessa...Un'aria pensierosa prese il posto della precedente mentre cercavo di ricordare chi mi avesse venduto il mio amato catalizzatore. Bè la pratica ha funzionato alla perfezione e come ho già detto complimenti! Si vede che eri un prefetto prima, non mi aspetterei nulla di meno da chi mi ha preceduto! Probabilmente suonava come una sviolinata, ma il complimento era sincero. Credevo molto nella mia carica e se avevo letto bene le espressioni di Ruby anche lei ci teneva. Per un attimo uscii da quell'aria di scherzi, burle e malizia per farle un'apprezzamento vero e un complimento a ciò che aveva portato alla casata. Avevo sentito molto parlare di lei da prefetto e mai vi erano state lamentele o dissensi, aveva degnamente rappresentato la casata e di questo bisognava dargliene atto. Un'interrogatorio insomma... E sia! Vengo dal nord per l'esattezza da una fredda regione della Norvegia. La mia famiglia è nobile e amministra se così la vogliamo mettere quella regione. I miei fanno lavori babbani nonostante siano entrambi maghi; Nella mia famiglia si pensa che la magia sia una sorta di scorciatoia e perciò tutto viene fatto alla vecchia maniera, infatti ho scoperto di essere un mago solo alla consegna della lettera, se non si considera qualche episodio inspiegabile avvenuto in precedenza a cui però non avevo dato una spiegazione. Ho ricevuto un'educazione per così dire severa, fisica da mio padre e intellettuale da mia madre e diciamo che questo è quanto. Il mio cognome è Berg, Fenrir è un'appellativo dato in antichità ai miei avi in segno di rispetto e da allora fa parte del mio cognome, mentre il numero non indica che sono il terzo Erick, ma che sono il successore alla guida della casata dopo mio padre. Direi di aver detto tutto, se hai altri dubbi chiedi pure, cos'è che non riuscivi ad immaginarti? Non farti problemi. Raccontai sommariamente la mia vita passata, non aveva senso parlare di lupi, addestramenti estenuanti e di prove continue. Magari però sarebbe divertente parlarle dei miei addestramenti nudo nei boschi, chissà come reagirebbe?Pensai divertito. Sembrerà banale, ma te lo chiedo lo stesso: E invece tu che mi racconti della Ruby del passato, quali oscuri segreti cela questa maestra della materializzazione? Le feci un sorriso e attesi la sua risposta. Non so come ne perchè, ma il mio istinto mi avvertiva che presto Ruby avrebbe colpito, ma invece che allarmarmi mi lasciai andare cercando di gustare e vivermi a pieno ogni attimo di quella folle giornata da cui tutto mi aspettavo meno che annoiarmi... |
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Uno sbuffo divertito risuonò in mezzo ai due visi. Il ragazzo aveva capito esattamente il suo carattere: Ru non sapeva perdere. Non che in tale caso si prodigasse in scenate, lei odiava le scenate, semplicemente rimaneva infastidita e rabbuiata non rivolgendo la parola al vincitore, magari colorando le ore di insulti mentali. Oppure, ed era la versione che preferiva, non perdeva. Ancora più semplice. Con l’ex Prefetto Danny stava per perdere, letteralmente, una partita a scacchi e…aveva barato. E vinto. Cos’è la correttezza nei confronti degli applausi? Di una coppa alzata, del sorriso? Puntando un dito sottile al petto di lui e picchiettandolo lentamente, Dakota sussurrò, amabile: -E fai bene..- Ancora le pesava come una sfida personale il momento in cui Erick aveva baciato Ashleigh al posto di…beh, di lei. Ovviamente se lo aspettava e ovviamente lui aveva disatteso le sue aspettative. Anche la giovane avrebbe fatto esattamente così: la prevedibilità è noiosa. Ed era esattamente quello il punto: Ruby spesso aveva riflettuto che scontrarsi e prevalere con una se stessa sarebbe stato davvero duro, e ora si ritrovava a confrontarsi con Erick. I due si assomigliavano fin troppo, tanto che nelle profondità l’inglese concordava masochisticamente con la scelta del rosso di non baciarla, ma di tenerla sulle spine. Anzi, di buttarcela proprio sopra. Ogni volta che pensava ai due corpi che trasudavano eccitazione riusciva nettamente a percepire le punte conficcarsi nella sua schiena, nel suo ventre. E ciò non le faceva male, ma la emozionava…era la sfida. Quel piacere si ripresentò quando una mano sfiorò la sua guancia, pungente, sperato, improvviso. Un’ustione da scherzo…la Delaware alzò il sopracciglio sinistro, lasciandolo però fare. Non si sarebbe scostata per nessun motivo al mondo, ma il tono la spinse a scuotere il capo, come a dire non ci casco, ma fai pure. L’espressione del rosso era di un tale finto premuroso che quasi la indusse a crede di avere davvero qualcosa sul viso, ma i brividi sul collo la dissuasero dal toccarsi per controllare. Brividi provocati dalla carezza delle sue dita. Nonostante la tensione accumulata ore prima si stesse riversando ad ondate sottopelle, la Serpe non si scompose. Mantenne l’espressione di chi ha capito uno scherzo che non fa ridere, una sorta di presa in giro. Però poi il suo viso si avvicinò, superò la punta del suo naso e i suoi occhi attenti non la scrutarono più. Ruby Dakota Delaware, nel momento in cui le labbra di Erick si posarono sotto il proprio zigomo, si concesse di socchiudere la bocca. Era incredibile come i corpi riuscissero sempre a sembrare al massimo della vicinanza, ed era sorprendente come invece avessero la capacità di unirsi ulteriormente. Per l’ennesima volta la diciassettenne si sentì così pericolosamente vicina ai suoi pettorali. I muscoli della schiena subirono una piccola scossa involontaria. L’effetto delle spine? Lui non l’avrebbe vista, lei non gli avrebbe dato tale soddisfazione. L’aveva sfidata, era pronta a ribattere. -Eh ma se reagisci così invogli solo a farne degli altri.- Lo stava sgridando. Il tono era dolce e divertito, provocatorio, ma l’indice teso che scattava a destra e a sinistra era proprio di un rimprovero. Gli occhi, tuttavia, brillavano ancora, unico segno della sua precedente concessione. Desiderava ardentemente –colpa di quel sabato sera- rimanere immobile a guardarlo negli occhi. Ma non per un qualche motivo affettuoso o sdolcinato, per carità, solamente perché avevano la strana abitudine di stare particolarmente a contatto quando erano fermi e si osservavano. E poi i movimenti delle pupille esprimevano chiaramente qualsiasi emozione, soprattutto quelle…intense. Invece i due eseguirono delle semplici azioni che la distrassero momentaneamente, come togliere le giacche e camminare. Camminare riusciva a donarle lucidità, faceva in modo che non si perdesse nelle sue fantasie. Però lui era ostinato, continuava stuzzicarla, volontariamente o non. Tanto che lei spalancò la bocca, stupita, nel vederlo distogliere lo sguardo dalla sua pelle scoperta. In un modo o nell’altro si tornava continuamente alla sera prima. Cosa che non le dispiaceva affatto. -Erick Fenrir Berg che prima mi obbliga a sfilarmi il reggiseno e poi per un paio di spalle nude si emoziona?- Il suo era stato un atto piccolo e involontario, ma per il semplice gusto di punzecchiarlo la ragazza ampliò la faccenda, e, continuando a camminare, si avvicinò a lui scuotendo le suddette scherzosamente. Camminare, camminare era il segreto per non pensare. Per esempio per non pensare ad un certo giochino, uno in cui si poggia la mano in un punto del corpo, tipo il ginocchio, e si chiede ti vergogni?. In caso di risposta negativa, la mano verrebbe spostata un po’ più in su, e si ripeterebbe la domanda, ancora, ancora più in su…ecco, camminare dovrebbe aiutare a non pensare esattamente a ciò a cui invece la Battitrice stava pensando. E le parole del rosso non aiutarono. Doti. Altre immagini, come lui che allarga con le dita la cintura dei pantaloni… -Non tanto nascoste, viste le tue performance di ieri sera.- …o come questi ultimi dopo l’intenso bacio con Ashleigh. Ridacchiò sonoramente, convinta che avesse capito a cosa si riferiva. Un po’ a tutto, a dire la verità, quindi avrebbe potuto interpretare la sua frase in almeno tre modi diversi. Pensò seriamente che non si sarebbe riuscita a concentrare su altro, quel pomeriggio. Nel momento esatto in cui credeva di riuscire a prendere un respiro da quel fuoco di Erick, una nuova scintilla scoppiettava, riscaldandola nuovamente. Era estenuante parlare di cose non avvenute, quasi avvenute, o potenzialmente avvenibili (??) senza una conclusione pratica. Sentiva il cuore batterle in petto e il respiro farsi pesante, e non era ancora successo niente, solo nella sua mente, solo qualche parola buttata lì, quasi a caso. Levarsi i vestiti. Con un passo più rapido dei precedenti la ragazza lo superò, per poi bloccarsi di colpo. Come si era immaginata i suoi palmi impattarono con gli addominali alti di lui, sentendo i frutti dello sforzo per la frenata improvvisa. Sorrise soddisfatta di ciò che toccava ed annuì. Quindi si alzò leggermente sulle punte, reggendosi al busto del sedicenne. -Attento, o potrei sfidarti come tu hai fatto con Ash.- Avevano smesso di camminare ed erano nuovamente faccia a faccia. Che brutta abitudine eh? Ru mantenne quella posizione un paio di secondi, durante i quali il giochino nella sua mente era continuato minacciando di distruggere il suo autocontrollo. L’indice laccato della sinistra si alzò verso il viso di Erick, per poi andarsi a poggiare lievemente sotto il lobo. Da lì tracciò un percorso deciso e sottile fino al al mento, seguendo il profilo definito della mandibola, sicura che gli avrebbe causato dei forti brividi. Il problema fu che li causò anche a lei stessa. Non ancora, si disse sorridendo. Lanciò un’occhiata non troppo nascosta alle sue labbra, quindi poggiò a terra i talloni prima che il Serpeverde potesse prendere qualsiasi genere di iniziativa. La tensione nel suo ventre era pesantissima, primitiva, ed era finita per sommarsi alle spine e alle scintille di Erick, solo che quella se l’era creata da sola, e la alimentava vietandosi alcune cose. Quando tornò alla destra di Erick non era successo niente, niente di più di quanto già fosse accaduto fino a quel momento almeno, e questa volta le parole aiutarono enormemente. Parlare del suo lavoro era meglio del camminare. -No, non ti ho servito io, o me ne ricorderei.- Un occhiolino ed un sorriso accompagnarono le sue parole. Ecco, invece parlare della spilla era ancora più potente. Un sospiro grave uscì dalle sue labbra, mentre il sorriso su queste un po’ scemava. Poteva spiegarne il perché, poteva parlarne, ma non lo fece, non lo avrebbe fatto neanche sotto dirette domande. Lui non poteva sapere perché non era più Prefetta, e lei non glielo avrebbe rivelato in quel momento, forse neanche mai. Delle voci erano girate, chissà cos’era arrivato a lui. Un po’ si vergognò, nella solitudine di quella verità. E così non rispose ad un complimento sentito, ma si limitò ad abbassare la testa e cambiare argomento, facendo finta semplicemente che non avesse nulla con cui controbattere. La rialzò per ascoltarlo parlare della sua famiglia, e a quel punto si rilassò. Argomento schivato. -Grazie al papà allora.- Fu il primo commento che uscì dalle sue labbra, mentre i suoi occhi, per fargli intendere a cosa si riferiva, percorrevano l’intero suo fisico. Un sorriso sincero squarciò il precedente velo chiamato questione-spilla nel sentirlo parlare di madre e padre. La sua famiglia non le aveva mai fatto mancare niente, era l’unico ambito in cui era estremamente sentimentale, l’unica cosa che non le era stata strappata dal cuore con forza. -Ecco perché non riuscivo ad immaginare la tua provenienza...non sei inglese!- Prima Fenrir alle sue orecchie non aveva senso, come non lo avevano per nessuno i suoi due nomi. Significati, significati nascosti. La Ruby del passato…chi era, la Ruby del passato? Quella di sei anni bullizzata sotto la pioggia? O quella di quattordici trattenuta al buio nel mezzo di trasporto prediletto dai babbani? Magari avesse saputo Smaterializzarsi, allora. -Immaginami più piccola, su un copriletto rosa, ci sei? Ora immagina delle grosse lacrime sulle guance. Cosa contrasta con queste? L’immobilità, quindi immaginami immobile. Cosa contrasta con questo ora? Il fuoco. Immaginami con il più infernale degli incendi negli occhi. Ed infine…mia mamma, con il viso stropicciato dal sonno che mi pettina dolcemente i capelli.- Una ragazzina infuriata e calmissima, carina ma con pensieri da belva, triste ma con il cuore pieno d’amore. Il discorso poteva sembrare uno sfogo o un tentativo di impietosire l’interlocutore, invece quando la diciassettenne si voltò verso Erick nei suoi occhi vi era serenità, ecco il potere di sua madre. La tranquillità interiore, l’assoluta fiducia in se stessi, la positività. Se suo padre –come quello di Erick- le aveva insegnato il coraggio fisico, l’assenza di paura nei confronti degli stimoli esterni, sua madre l’aveva istruita sul controllo della mente, delle reazioni. -La Ruby del passato è piena pienissima di emozioni contrastanti, magari ero bipolare.- Una risata divertita interruppe la serietà di quel discorso. Non voleva intristire nessuno, magari colpire un po’ in profondità, ma le sue erano parole consapevoli e tranquille. -Anche lei ha i capelli rossi, sai? Sarà per quello che mi piacciono tanto.- Continuò a parlare lentamente, diminuendo il volume della voce progressivamente, fino al sussurro. Fissò le sue iridi pervinca prima sul capo, poi negli occhi, forse con maggiore intensità di quanto in realtà voleva trasmettere. C’era di più del semplice piacere’ in ciò, era qualcosa di intimo, profondo. Forse l’enorme stima che riversava nella donna era così espansa da coprire tutti quelli baciati dal fuoco. Involontariamente aveva espresso un’enorme verità sul suo conto, una di quelle cose che definiscono interiormente. Lo guardò negli occhi, si accorse che avevano rallentato. Sentì in quel preciso momento che aveva due scelte, solo due, e la prima avrebbe significato troppo per lei. Un troppo che aveva già sperimentato e che non voleva più nella sua vita, nel suo cuore. Lo stava per baciare, era quella la prima opzione, quella troppo significativa. La prima via consisteva nel avvolgere le guance di Erick nei suoi piccoli palmi e nel lasciare che la tensione si sciogliesse. Ma non doveva andare così, se sarebbe successo, avrebbe avuto un significato nettamente opposto. Si sentì in trappola al solo pensiero, e lei si era giurata che mai avrebbe permesso che una rete le si avvolgesse ancora attorno. -Fammi vedere la bacchetta.- Disse, tornando al presente come niente fosse, con un’espressione serena. Dakota non lo poteva sapere, ma per un istante il suo sguardo si era oscurato, perso altrove. Comunque in quel momento qualsiasi segno sul suo volto si era dissolto, lasciando spazio ad una fragorosa e sincera risata, una di quelle che costringono a coprirsi la bocca con la mano. -Io..hem, intendo il catalizzatore eh.- Chissà, forse bipolare lo era ancora. |
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Avevo quel piccolo ditino laccato in punta che mi puntava sul petto, lo sguardo di lei era ricolmo di sfida, mentre il tono era quasi dolce, un contrasto che ancora una volta rivelava l'animo sfaccettato della ragazza. Alzai le braccia come in segno di resa, con le mani aperte come per dargliela vinta, ma nei miei occhi tutto c'era fuorché la resa. Forza, determinazione e sfida erano il cocktail di emozioni che trasparivano dai miei occhi e se Ruby li avesse uniti con il sorriso beffardo che si disegnò sul mio viso avrebbe capito che non le sarebbe stato facile, che avrei combattuto, che ci sarebbe stato da divertirsi. L'ex prefetto non vacillò, non esitò fino a quando non la baciai delicatamente poco sotto lo zigomo. Qualcosa accadde al suo corpo, ma fu così impercettibile che mi parve di aver immaginato tutto. Sembrava cose se si fosse irrigidita, ma per il piacere più che per la rabbia di quel mio gesto. Quando mi allontanai dal suo bel volto davanti a me non vidi una ragazza in preda al desiderio o alla voglia di approfondire quel contatto, anzi, proprio li in piedi di fronte a me c'era una ragazza estremamente sicura di se che mi stava sgridando! La cosa unita al suo linguaggio corporeo mi lasciarono per un'attimo interdetto, quella ragazza riusciva a passare così velocemente da un sentimento, un'espressione, un modo di fare ad un'altro che quasi facevo fatica a stare al suo passo. La cosa non mi metteva in difficoltà anzi, mi stimolava a dare il meglio di me per starle dietro, anzi due o meglio tre passi avanti. Il sorriso già presente sul mio volto si allargò prendendo una piega più maliziosa, il viso si avvicinò a quello di lei e con voce profonda ma quasi sussurrata dissi al suo orecchio seminascosto dalle bionde ciocche al profumo di miele E chi ti dice che non lo faccia per questo... Fatti sotto! La seconda parte fu solo nella mia mente, ma dal contesto era più che capibile cosa volevo intendere. il non concludere le mie parole dava solo più spazio all'immaginazione e a tutta una serie di sfaccettature che rendevano più interessante come Ruby avrebbe reagito a quella frase. Alle sue parole scoppiai a ridere e guardando avanti a me dissi divertitoBè in fondo ho ricevuto un'educazione d'altri tempi! Tette al vento si ma spalle scoperte per carità!! Un'altra risata irruppe interrompendo le mie parole. Appena mi ricomposi continuai E comunque non sto arrossendo per le tue spalle, ma proprio per quanto visto ieri sera...E devo ammettere di essere rimasto colpito, davvero un qualcosa che non mi toglierò tanto facilmente dalla mente, ma in fondo non ho nemmeno nessuna voglia di farlo! Voltai lo sguardo incrociando il suo, le feci un lento occhiolino a sottolineare che avevo davvero apprezzato e poi tornai a guardare avanti. Cosa che però mi riusci per poco, infatti lei iniziò scherzosamente a muovere quelle... Be aveva delle doti innegabili, e anche se erano contenute da un reggiseno erano davvero uno spettacolo che ero più che contento di potermi godere dalla prima fila. Non mi feci pregare e diedi una bella occhiata sorridendo e mordendomi leggermente il labbro inferiore, Davvero interessante...Quando il movimento antigravitazionale finì la guardai per un'attimo in volto, senza alcuna vergogna o timidezza, ma solo scuotendo leggermente la testa in segno di assenso. Un lampo folgorò la mia mente e un sorriso ,quasi impercettibile se non per una leggera grinza al lato della bocca, si formò lasciando trasparire a chi fosse stato abbastanza attento da interpretarlo che qualcosa stava per accadere. Avevo notato che Ruby cercava di camminare, di evitare in qualche modo il contatto fisico, ero certo che non lo temesse, ma probabilmente proprio il suo punto forte era il suo punto debole. Magari mi sbagliavo, ma a dir la verità non mi importava più di tanto, mi piaceva il nostro modo di fare, parlare e di reagire, così decisi di stuzzicarla ancora una volta. Aspetta ora che ci penso! Mi fermai di scatto assumendo l'aria più illuminata che potessi, e per farlo pensai a quando realmente mi ero dimenticato i libri di pozioni in camera ed ero già davanti la porta dell'aula a un minuto dall'inizio della lezione. Mi voltai verso di lei e abbassai lo sguardo verso i miei pantaloni, con la mano sinistra afferrai la maglietta dal fondo e con calma, forse troppa la alzai. Piano gli addominali involontariamente contratti vennero alla luce, la fredda brezza li colpì facendoli attraversare da un brivido superficiale. Poi afferrai il lato destro lasciando quello che già avevo in mano, come se stessi cercando qualcosa che non trovavo. Altre porzioni di pelle vennero alla luce, man mano che la maglietta saliva sul lato destro, li dove gli obliqui incontrano gli addominali centrali, un qualcosa di bianco venne alla luce, sembrava un foglio ed era per metà nei miei pantaloni e in parte scritto. La bionda davanti a me l'avrebbe riconosciuto sicuramente, era l'invito che mi aveva dato la sera prima. Eccoti qui furbetto, ti stavi nascondendo! Afferrai la piccola immagine con la mano libera e la estrassi per poi lasciare andare la maglietta che lenta ricoprì la mia pelle. Poi la alzai soddisfatto davanti ai nostri volti e come se non fosse successo nulla, come se non avessi fatto nulla di che iniziai a parlare Sai non mi era mai capitato un'invito simile, per di più con la mia vittoria qui in primo piano! Ci vorrebbe una dedica non pensi? In fin dei conti è la prima foto magica che ho ! Era la verità non avevo mai avuto una di quelle foto e non avevo nemmeno idea di come funzionasse quell'affare che Ruby aveva usato per farla. Era davvero assurdo come nonostante fossero passati diversi anni io fossi ancora all'oscuro di molte di quelle cose che si potrebbero dire quotidiane del mondo magico. Ad ogni modo nonostante mi sarebbe piaciuto davvero avere una sua dedica, di qualunque genere, il mio gesto era indirizzato a scoprire se la ragazza stava o meno cercando di evitare un qualsiasi contatto con il mio corpo, anche visivo. Se qualunque cosa fosse trasparita non avrei cambiato espressione rimanendo focalizzato sulla foto, ma sorridendo dentro di me per aver trovato una breccia nel carattere forte ed estroverso della concasata. Le sue parole volevano sempre dire molto di più, ma nulla era per caso, ormai avevo capito che lei amava lanciare l'esca e vedere quale pesce avrebbe abboccato, per poi decidere come comportarsi. Non mi dispiaceva essere sotto esame, ma di certo non glie l'avrei resa facile. Era ovvio a cosa si riferisse, le risposi con un sorriso e dissi semplicemente Bè un obbligo è un'obbligo che ci devo fare io? E poi non mi sembra che tu abbia fato diversamente Le feci l'occhiolino e ripresi In ogni caso è stato divertente...Ho una domanda per te mia cara Ruby. Se ci fosse stato un'obbligo tra me e te e tu avessi vinto, se non avessimo avuto alcuna regola o restrizione, cosa mi avresti fatto fare? Lo sguardo era incuriosito, ma di sfida, volevo vedere non tanto cosa, ma come avrebbe risposto. Anche se era una domanda che avrebbe messo in difficoltà molti ero sicuro che la battitrice non si sarebbe tirata indietro, proprio come quando durante una partita un bolide ti arriva contro, a quel punto hai due opzioni: scappare e sperare o fermarti e colpirlo così forte da spedirlo in orbita e io sapevo quale scelta avrebbe fatto lei. Poi all'improvviso me la trovai davanti, dovetti irrigidire tutto il corpo per evitare di finirle addosso e fortunatamente portando il peso di tutto il corpo sulle punte dei piedi ci riuscii, fermandomi contro i suoi palmi, Attento, o potrei sfidarti come tu hai fatto con Ash. La mia risposta fu così diretta e spontanea che sorprese persino me Mi chiedo perchè tu non lo abbia ancora fatto?... Mentre il suo dito scorreva sul mio volto un brivido attraversò il mio corpo come una scarica elettrica andandosi a fermare proprio li dove il piacere trovava il suo strumento. Quel brivido fu fugace e momentaneo, ma davvero intenso, probabilmente perchè sapevo che se mai ci fosse stato di più quei nostri corpi che per ora si stavano solo studiando, ci avrebbero fatto provare qualcosa che difficilmente sarebbe stato possibile spiegare a parole. Il mio volto si avvicinò al suo per intensificare le mie parole. Il suo sguardo era posato sulle mie labbra e il mio sulle sue, c'era attrazione, la cosa era innegabile e la cosa cresceva di attimo in attimo, forse proprio per quel fermarci sempre un passo prima. Una volta avevo sentito da qualche parte questa frase Il piacere dell'attesa è essa stessa il piacere... O qualcosa di simile. Bè per noi era simile, non c'era frase più azzeccata, era come se stessimo caricando una molla che prima o poi sarebbe scattata. Tutto finì in un'attimo prima ancora che io potessi fare qualunque cosa e di colpo il di scorso cambiò, Forse è meglio così...Per ora... Una sorta di tristezza, un sospiro, un qualcosa che mai avrei pensato di vedere sul bel volto di Ruby irruppe in quell'atmosfera di malizia e ironia. Probabilmente qualcosa nelle mie parole o qualche ricordo che esse avevano scaturito in lei la fece rabbuiare, non sapevo cosa fare, ma di sicuro non potevo esserle vicino solo quando si trattava di obblighi e reggiseni in testa, non era da me. Mi avvicinai a lei con un grande sorriso stampato in volto, il braccio si alzò passando dietro la sua schiena e appoggiandosi sulle sue spalle. Con una leggera contrazione la portai a me e abbassando un pò il tronco del mio corpo mi abbassai fino a raggiungere il suo volto e con un'espressione divertita dissi Dai non essere triste, la prossima volta andrà meglio vedrai che sceglieranno un prefetto un po meno...come me insomma, o per lo meno uno che tu riesca a imbrogliare! Le diedi un leggero buffo sulla fronte con a mano libera e mi rialzai. Sapevo che non era quello il motivo, ma volevo cercare di distogliere l'attenzione da qualunque pensiero l'avesse rattristata, magari facendole pensare che non avevo capito, dandole lo spunto per una presa in giro. Di sicuro non sarebbe felice di sentirselo dire, ti direbbe che ora ho perso un pò troppa prestanza fisica e che dovrei allenarmi di più! Era vero, in passato il mio fisico era davvero statuario, ogni fibra muscolare era portata all'estremo della sua forza e resistenza, purtroppo però dopo gli ultimi avvenimenti dell'inverno passato e in generale della vita tranquilla del castello avevo perso parecchio. Il mio fisico era comunque sviluppato e asciutto, ma alcune delle fibre che tanta fatica aveva fatto apparire sulle braccia, sulle gambe e in generale in giro per il corpo erano ora sparite lasciando comunque spazio a grandi porzioni muscolari ben definite tra loro di cui comunque andavo più che fiero, come avevo tra l'altro dimostrato la sera prima. Come hai fatto a pensare che fossi inglese? Ma mi hai visto?Il tono era lievemente offeso, non consideravo gli inglesi come il massimo del confronto, anzi mediamente erano una massa di figli di papa abituati alle comodità, non proprio il mio genere. Bè direi che sei esattamente come ora! Una ragazza con tante tantissime sfaccettature e modi di fare, magari contrastanti, ma che insieme compongono quella che secondo me è un'ottima compagna di viaggio e di serate come quella di ieri sera. Il suo volto non esprimeva tutto ciò che pensava e non mi era difficile capirlo perchè mi era stato insegnato come sopprimere le emozioni e in lei scorgevo un'educazione molto simile. Le sue parole furono immagazzinate dal mio animo, di sicuro in futuro, magari grazie a qualche altro pezzetto del puzzle che componeva il passato di Ruby, avrei potuto capire molto di lei, della lei che si celava sotto quel suo modo di fare forte e deciso. Bè sono probabilmente la prima cosa che si nota di me...Dissi mentre con una mano mi toglievo il copricapo mettendolo in tasca lasciando illuminare dalla luce autunnale il ramato dei miei capelli,mentre con l'altra mi passavo una mano tra i capelli schiacciati per ravvivarli. Ne vado orgoglioso e sono contento che ti piacciano! E sono sicuro che tua madre deve essere una persona straordinaria, da quello che ho sentito dire i rossi hanno una o due marce in piùUn occhiolino divertito concluse la mia frase mentre toglievo delicatamente il braccio dalle sue spalle lasciandola libera dal mio corpo, se voleva avvicinarsi avrebbe tranquillamente potuto farlo, non volevo costringerla io anche se inconsapevolmente. Qualcosa sul volto della bella ragazza si impadronì della sua felicità, sol per un momento, ma fu così intenso da far trasalire internamente il mio essere. Una tale tristezza, un tale peso non doveva appartenere ad una giovane ragazza. C'erano pensieri che saltuariamente invadeva la mente della giovane, cose diverse magari, ma ciò significava che c'era veramente molto di più di quello che dava a vedere e che probabilmente quel suo modo di fare era una sorta di difesa che col tempo era diventata parte integrante del suo essere. Non voli indagare, non era ne il luogo ne il momento, mi limitai ad un lieve sorriso accompagnato da un'espressione dolce, ma non di pena o accondiscendenza, le stavo semplicemente dando affetto, niente di più. Sorrisi alla richiesta e tutto tornò come prima,Ma certo ecco a te..Scoprii l'avambraccio sinistro, li dove era legata la custodia in pelle, le profonde quanto vecchie cicatrici parzialmente coperte da essa vennero alla luce e senza darci troppo peso slacciai la fibbia che teneva ferma la bacchetta, la sfilai con un movimento preciso e rapido, per poi ruotarla nella mano fino a porgere a Ruby il manico Ecco a te! Mi avvicinai al suo volto e con un sussurro E' solo la prima uscita, ma mi piacerebbe avere un parere professionale sulla mia....bacchetta....Dissi mentre lasciavo il mio catalizzatore tra le sue mani. Quelle parole erano dette con una tale profondità che stentai a credere di averle pronunciate io stesso, erano un misto tanto forte di desiderio e malizia che avrebbero di sicuro colpito il bersaglio. Tenevo e non poco alla mia bacchetta, ma in fondo lei le vendeva, le maneggiava tutti i giorni e per quanto ora fosse solo mia ero tranquillo a lasciarla a lei. Per l'altra bacchetta invece bè il sorriso disegnato sul volto mentre tornavo in una posizione eretta lasciava poco adito a dubbi. Edited by Erick Fenrir Berg III - 28/9/2017, 23:52 |
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Era disabilitante la disinvoltura con cui il suo amabile antagonista scostava qualsiasi lancia Ru usasse per punzecchiarlo, quasi le sue parole fossero invece rametti secchi. Non riusciva in alcun modo a coglierlo impreparato o privo di risposta, mentre lui –per poco- non raggiungeva lo stesso scopo con quel Dammi ancora diceva il suo tono basso e sicuro. Provocami insisteva la sua vicinanza. Riescici quasi urlavano i due corpi. -Che…complimenti particolari.- Il suo capo si alzò ed abbassò per annuire, mentre i suoi occhi erano concentrati su di un ciottolo. Mente e labbra si rallegrarono all’unisono. Non c’era solo una forte attrazione, ma benessere, un benessere genuino, naturale, spontaneo. Nessuno dei due si sforzava per ridere e sorridere. -Solitamente per far colpo su di una ragazza si dicono cose tipo…i tuoi occhi risplendono come questo cielo, oppure sei incantevole.- La ragazza mimò un’espressione di noia agitando una mano in aria, era divertita. -Non ci credo di aver pronunciato quelle frasi, bleah. Però solo e solamente io ho ricevuto come primo complimento un apprezzamento per le mie..hem..il mio seno.- La sua voce era orgogliosa, orgogliosa di ciò che aveva detto Erick, orgogliosa di averlo fatto arrossire ed orgogliosa di essere un caso unico. -Oppure le tue parole si riferivano ad altro? Attento alla risposta!- C’erano due vie dirette, entrambe sbagliate: nel primo caso avrebbe negato il complimento alle sue doti, nel secondo alla sua mancanza di pudore nella performance della sera precedente. Sarebbe stata davvero interessante la risposta, considerano soprattutto la direzione plateale del suo sguardo. Il suo abitino, anche se lasciava nudo il decolleté, non era scollato, e in quel momento la bionda desiderò che lo fosse, e molto. Si godette la vista del morso leggero che Erick diede al proprio labbro inferiore, gesto di per sé invitante oltre ogni dire, unito poi a…tutto il resto, alle fantasie della sua mente. Sentiva caldo alla base del collo e brividi sulle braccia e sulla schiena. Se l’avesse toccata li avrebbe potuti sentire nettamente, se l’avesse toccata, e se lei avesse toccato lui? I pensieri invitanti come il cioccolato rimasero sempre presenti, collegati ai suoi occhi per un sottile filo di coscienza, anche quando il ragazzo in questione attirò la sua attenzione. Una Ruby confusa, curiosa e confusa, seguì lo sguardo di Erick. Da quel momento i secondi successivi le parvero come delle foto: le tasche dei pantaloni, una mano sul bordo di essi, pelle, muscoli. La bocca di Dakota si seccò. Temeva –o forse desiderava?- che si stesse per togliere la maglietta, nuovamente. Invece questa venne alzata ed abbassata, due volte. La delusione si mischiò all’emozione per quei gesti, mentre le sue mani resistevano alla tentazione di allungarsi ad afferrare la stoffa rossa. I suoi polpastrelli desiderarono tracciare i solchi degli addominali di Erick, seguire tutte quelle linee che lui era tanto smanioso di mostrarle. Quello era l’ennesimo stimolo che il Serpeverde le somministrava, l’ennesima strategia per far si che Ru lo guardasse con desiderio. La studiata lentezza, quel piccolo assaggio di se stesso. Ma poi tutto venne nuovamente coperto. Le labbra della diciassettenne erano socchiuse e lo sguardo basso, molto basso. Erick in mano teneva il suo invito, la foto che lei stessa aveva scattato poche ore prima. -Mai visto foto magiche?- Era riuscita a parlare, nonostante la quasi totalità della sua mente fosse rivolta altrove. Le dita della propria mano si poggiarono su quelle di Erick, con disinvoltura, quindi scivolarono indietro, carezzandolo, e si strinsero sulla foto. Avrebbe potuto prendere quest’ultima e basta, ma…stava smettendo di ragionare, stava lentamente scivolando verso le decisioni istintive. Guardando il proprio reggiseno ed un sorridente Prefetto dietro Ruby fece svolazzare la foto. -Purtroppo ora non ho nulla con cui scrivere, né c’è spazio qui. Ma ho la Giramondo nella borsetta, magari potrei farti vedere come si usa.- La frase così innocua venne pronunciata con un tono vellutato ed invitante, quasi volesse intendere che gli avrebbe insegnato altro. Cioccolato al peperoncino. Chi assaggia il suddetto cioccolato per la prima volta non percepisce immediatamente il pizzicorio dell’ingrediente speciale, esso viene dopo, dopo la scioglievolezza del cacao, è una sorpresa. Ma Ruby amava le sorprese, le entrava aria nei polmoni grazie alle novità, al brio, al peperoncino nel cioccolato. E un peperoncino fu la domanda del ragazzo. Senza regole, senza limiti, cosa lo avrebbe obbligato a fare? Si morse il labbro inferiore con particolare foga in seguito ad una serie di immagini che le balzarono alla mente. -Credo ti lascerò il dubbio per ancora qualche minuto, devo scegliere tra tante opzioni valide, non è facile. Ma la linea conduttrice è che non sarebbe stato qualcosa di facile, per te, ovviamente. E di sicuro sarebbe stato molto…gradevole per me.- E non era facile davvero, doveva riassumere tutto in un unico obbligo a proprio vantaggio. Si dimenticò momentaneamente dell’argomento obbligo’ quando una serie di eventi si presentarono in maniera rapida. Fasce di muscoli sotto i suoi palmi, minacce sensuali, brividi, tensione, parole. E queste parole furono come una scossa elettrica per la Serpeverde, le attraversarono completamente la colonna vertebrale. Fortunatamente parte del suo peso ricadeva sul rosso. Diversamente dal bacio sulla guancia non riuscì ad evitare che le emozioni trasparissero, a partire dal respiro trattenuto fino al piccolo cedimento delle gambe. Se prima l’istinto aveva guadagnato un punto sul ragionamento, in quel momento era in netto vantaggio. -Perché siamo al centro di High Street.- Semplice, conciso. I suo cuore batteva rapido, le sue iridi chiare non lasciavano quelle di Erick. Il motivo era solamente quello. Nessun giro di parole, nessun significato nascosto. Avevano entrambi espresso tutto ciò che sottintendevano da minuti, ed erano state frasi così potenti da spezzare definitivamente qualsiasi desiderio o fantasia. Oh no, niente più immaginazione. Da parte della ragazza non ci sarebbero state più allusioni, solo…fatti. L’atmosfera si alleggerì, e passò –se si dovesse definire tutto ciò con dei colori- dal rosso scuro all’azzurro. Sottopelle rimasero le implicazioni delle ultime frasi, e Ruby era sicura che nessuno dei due le avesse davvero accantonate, solo rimandate. Ad un certo punto la ragazza incrociò le braccia fingendosi offesa. -Hei, io sono inglese, lo dici come fosse una nota negativa.- Realmente non le importava del tono del ragazzo, era solo curiosa di conoscerne il perché. Se dovesse scegliere una parola, una soltanto, per descrivere quel momento, Dakota userebbe interessante. Interessanti sono quelle cose di cui desideri informarti meglio, quelle che suscitano domande, quelle non del tutto comprese ma che ti porteresti a casa nascoste sotto la giacca. Che poi le azioni di quel pomeriggio non stavano propriamente accadendo, come potrebbe invece un colpo di fortuna, o una nevicata. We’re the masters of our own fate." Le stavano scegliendo, escogitando, mettendo in atto, e la Serpeverde di Winchester poteva solo che bearsene. Adorava il modo di fare di Erick, come la guardava, come creava stratagemmi per tentare di coglierla alla sprovvista, per sorprenderla. Che fosse il suo essere straniero? Magari solo gli inglesi erano piatti, magari i norvegesi nascevano –o venivano cresciuti- con l’obiettivo di valicare le comuni barriere, caratterialmente parlando. -Anche tre.- Commentò ridendo. Lanciò un’occhiata in alto, verso le ciocche che spendevano di quel sole di fine estate, e desiderò sopra ogni cosa passarci una mano, sentirle scorrere tra le dita. E ciò avrebbe significato stargli ancora vicina, disporre liberamente del suo viso. Sperò che il suo momento di immersione nel passato non intaccasse anche il suo compagno, non voleva, non poteva permettere che certe cose trasparissero dalla sua pelle. Lei stessa doveva essere un tappo e sopportarne la pressione. E in questo era brava, bastava non pensarci, infatti il momento sfumò. -Hei!- Erick aveva accolto la sua richiesta di sfoderare la bacchetta per mostrarla all’Aiutante, ma questa aveva notato i segni bianchi sotto il portabacchetta e con la destra afferrò il suo polso. Forse stringendo di più di quanto in realtà servisse. Colpa degli allenamenti di Quidditch. -Come te le sei fatte?- Una domanda spontanea, una curiosità sincera. Si era per caso procurato una pelliccia nuova e fresca a mani nude? Avrebbe mollato la presa da Battitrice solamente dopo aver ottenuto una risposta. Lo avrebbe lasciato quindi slacciare la cinghie ed estrarre il catalizzatore. A quel punto sarebbe spuntata l’Aiutante di Ollivander che c’era in lei. Tenne il corto (?) catalizzatore tra gli indici, uno sulla punta e uno all’estremità opposta e lo sollevò all’altezza dei suoi occhi, in modo che fosse in controluce. -Oh, il Tiglio Argentato. Ne ho venduti un paio di esemplari ed entrambe le volte mi hanno dato parecchia soddisfazione.- La bacchetta era chiara, con appena un nodo sulla sommità, e la luce lo illuminava di un tenue grigio. Appoggiò il catalizzatore sul suo avambraccio per conoscerne la misura. Quella era una sua tecnica personale: la sua undici pollici e tre quarti quasi raggiungeva il gomito se fatta partire in corrispondenza dell’unghia del medio, cinque pollici arrivavano al polso. Quella di Erick lo superava, ma non di molto. -Tra i sette e i nove pollici.- Quindi la afferrò saldamente nella destra e appellò un sassolino. Questo si mosse docilmente fino a posarsi sul suo palmo. -Mh, corde di cuore di drago, decisamente.- Non spiegò com’era riuscita a capire quelle cose, dandosi invece arie di superiorità. Quindi riconsegnò al proprietario il catalizzatore e si preparò a fare una certa cosa. Ruotò tutto il corpo lateralmente, dando ad Erick il fianco destro. Allungò leggermente in sua direzione la gamba, in modo da stendere l’angolo dietro al ginocchio, quindi piegò il busto e poggiò il palmo sulla coscia. La mano iniziò a scivolare in alto, portando con se la stoffa leggera del vestito. Il viso di Ruby era increspato da un sorriso provocatorio mentre alzava il capo e cercava gli occhi di Erick. Le dita continuarono il loro percorso fino a scoprire il fondo del portabacchetta, quindi anche la sommità. L’intera gamba era ora scoperta, ma non l’intimo. La Serpeverde quindi estrasse il proprio catalizzatore e lasciò ricadere il vestito. Come niente fosse lo portò ad altezza viso. -Se tu provassi a fare una magia con la mia bacchetta probabilmente non ci riusciresti, l’unione di Prugnolo e unicorno –sommati al tempo passato insieme- la rendono molto molto fedele. Le corde di cuore di drago invece sono un po’ più volubili.- Piccola lezione sul suo lavoro. Ovviamente per dire ciò non serviva tenere in mano lo strumento, ma la ragazza voleva assolutamente vedere l’espressione del rosso. Riposizionò il catalizzatore nel portabacchetta, questa volta più rapidamente della precedente. -Comunque mi aspettavo di vedere una bacchetta più…lunga.- Un occhiolino accompagnò quelle parole, era ovviamente una provocazione, una presa in giro. -Io personalmente ti avrei proposto una undici pollici, almeno, vista la tua statura, ma evidentemente la tua di Tiglio ti conosce più intimamente di me.- Voleva rincarare la dose, pungerlo nell’orgoglio, vedere come avrebbe potuto reagire. Il suo sguardo era serio, come volesse fingere di non scherzare, e i suoi palmi erano rivolti verso l’alto. Le venne in mente che ancora non aveva risposto ad una domanda, così assunse un’espressione misteriosa assottigliando gli occhi e sorridendo un poco. Fermò ancora una volta il loro camminare mettendoglisi davanti, quindi finse di togliere dalla sua maglia qualcosa di invisibile ed inesistente solo per avere una scusa per toccarlo sul petto. -Comunque…sai la domanda di prima a proposito dell’obbligo senza limiti?- Alzò gli occhi a cercare i suoi, aspettando che la curiosità lo avvolgesse, quindi con il tono più suadente che possedesse rivelò il frutto dei suoi pensieri. -Credo proprio che ti imporrei di fare tutto quello che voglio per…dieci minuti? Si dai credo bastino. Così potrei dare fondo alla fantasia senza essere limitata da un’unica scelta.- Che minuti paradisiaci sarebbero. Erick, solo guardando negli occhi della bionda, avrebbe potuto immaginare un paio delle innumerevoli idee che la sua mente in quel momento proiettava. -Si, hai capito bene: tutto quello che voglio. Scapperesti o affronteresti la sfida?- Tentavano di sorprendersi a vicenda da ore, e ci riuscivano sempre. Edited by Ruby Dakota Delaware - 8/10/2017, 19:40 |
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Quella ragazza mi faceva non solo essere me stesso, ma andare oltre. Con le sue parole, i suoi modi di fare e il suo continuo mettermi alla prova aveva risvegliato in me qualcosa che persino io facevo fatica a capire, un qualcosa di istintivo che rispondeva con decisione e prontezza ad ogni punzecchiata o trappola di Ruby. Mi piaceva quel lato di me e non ero il solo evidentemente, quella giornata evolveva così rapidamente che era quasi impossibile capire come si sarebbe conclusa. Smisi di pensare, non era il momento, e mi concentrai sulla ragazza al mio fianco che sembrava stupita e contenta al tempo stesso delle mie parole. Sorrisi silenzioso alle prime parole di Ruby, non volevo darle modo di appigliarsi a qualche altro mio ricordo...Piccante. "Io non sono come tutti, e più mi conoscerai più lo scoprirai, sempre che tu ci riesca!(Sorriso) Ma ciò non vuol dire che non lo penso. Il mio complimento è semplicemente un dato di fatto, e se non te lo hanno mai detto è solo perchè hai trovato persone troppo timide per farlo!" Le feci l'occhiolino e nonostante il soggetto di quella conversazione spostai lo sguardo da quella sua scollatura I miei gesti sortirono l'effetto desiderato e la direzione dello sguardo della biondina ne fu la prova. Sorrisi semplicemente osservando platealmente dove lo sguardo di lei si era posato come per cercare qualcosa che non andava e che ovviamente non c'era. Quando lo sguardo di lei si fosse rialzato avrebbe incontrato il mio con un'espressione che dicevaTrovato nulla di interessante? un sorriso beffardo e divertito avrebbe accompagnato il tutto. Quel contatto anche se breve sorti l'effetto desiderato da Ruby, un brivido che mi arrivò fino alla nuca, si perché ero sicuro che non fosse casuale, ma mi andava bene così, anzi forse desideravo molto, molto di più! "No purtroppo no, o meglio si in giro, ma non ne ho nessuna mia. Peccato, magari più tardi troviamo qualcosa con cui scrivere, in ogni caso mi piacerebbe molto vederla..." Il tono della frase si concluse quasi distrattamente, ma sapevo che quell'ultima parola sarebbe stata come una bordata per l'ego di Ruby, e non era di certo finito li, l'attacco contro l'instabile autocontrollo della strega stava continuando. "Tu conosci molto di questo mondo Botta e risposta, era la ricetta vincente del rapporto tra me e la concasata. Un rapporto che si evolveva a velocità sempre maggiore, che non sembrava avere limiti e che sfidava le certezze l'uno dell'altra, era come una prova continua senza vincitori ne vinti, ma fatta solo di sguardi e fugaci contatti. Le labbra di lei si tormentavano, sapevo bene cosa questo voleva dire...Desiderio...E la cosa mi piaceva, eccome se mi piaceva e di sicuro non mi sarei fatto sfuggire quel momento, perciò con aria di sfida risposi alla provocazione. "Be ti sfido a mettermi in difficoltà, ma ti avverto non sottovalutarmi, o potrei divertirmi invece che faticare, ma tranquilla sarà di sicuro gradevole Un'occhiolino concluse la frase. Bè peccato allora...Anzi se è solo questo il problema scegli pure il campo di battaglia Dissi beffardo alzando la mano in direzione degli edifici e dei negozi del piccolo villaggio. Giocare con me significava dover essere pronti ad una persona testarda, amante delle sfide e che ama vincerle e, come in questi casi, mettere in difficoltà gli altri. Ruby non era ragazza da essere facilmente incastrata, sapevo che mi avrebbe risposto a tono, e non aspettavo altro, oppure mi avrebbe sorpreso dandomi corda e mettendomi momentaneamente all'angolo, ma comunque prima o poi avrei reagito e ribaltato di nuovo la situazione a mio vantaggio. Stavamo giocando una partita a scacchi in cui fino ad ora erano caduti solo pochi pedoni, la vera e propria sfida si sarebbe presentata quando il muro della prima linea sarebbe caduto lasciando spazio d'azione hai pezzi forti, quelli che veramente avrebbero scosso dalle fondamenta i nostri animi e le nostre catene inibitorie. La situazione si era momentaneamente placata. Era forse la calma prima della tempesta? Non lo sapevo e poi quel faccino offeso davanti a me interruppe i miei pensieri, ma invece di spaventarmi mi fece sorridere. Era forse un'altra delle prove di Ruby? "Non è una nota negativa, almeno non nel tuo caso, non mi pare proprio che tu rappresenti i tipici canoni inglesi che ho conosciuto. Vedi dalle mie parti spesso mi sono ritrovato con nobili inglesi e noi li consideriamo dei deboli capaci solo di dare ordini, che non scendono mai dal loro trono degli spocchiosi che si divertono a guardare dall'alto in basso gli altri. In generale una persona fredda e distaccata con un pessimo umorismo. Scusa la schiettezza, questo vale per i nobili e per coloro che ho conosciuto, tu non mi sembri proprio così!...." Probabilmente avevo un pò esagerato, ma io davvero non sopportavo la vista di quelle persone. Io ero stato abituato a guidare la mia gente in prima linea, e ciò implica che io sia il primo a scendere in campo e l'ultimo ad andarsene in qualsiasi occasione e non il contrario o peggio. In ogni caso non era il momento per lasciarsi andare a simili pensieri perciò riportai il discorso in una direzione diversa e molto più piacevole. "...Non sopporto chi si sente grande per un titolo ereditato che non si è guadagnato, o chi parla tanto senza concludere mai.. Quell'ultima nota aveva un tono tutto suo, anche il mio sguardo era cambiato. Avevo totalmente virato in un'altra direzione in modo improvviso e repentino. Avrei di sicuro preso alla sprovvista Ruby che magari si aspettava un'altra offesa al suo popolo; ma a me in fin dei conti non importava parlare di loro, ma di noi. Non sapevo come avrebbe reagito a questa ennesima provocazione, che poi tanto provocazione non era, non ero mai stato tipo da tante parole, anzi. Sorrisi a quel suo complimento velato e interpretando il suo sguardo abbassai la testa verso di lei e mantenendo lo sguardo nel suo le avrei fatto cenno di accomodarsi e infilare la mano tra i capelli. Qualche ciocca mi sarebbe caduta sul volto, ma non mi importava, del resto mi piacevano i miei capelli proprio perché erano così ribelli ma al contempo morbidi e di un ramato intenso. L'attenzione per i particolari di Ruby era innegabile, non avevo fatto in tempo a sollevare la manica che aveva notato le cicatrici, e una stretta presa mi bloccò il polso. La sua domanda non tardò ad arrivare e come questa la mai risposta. "Qualche anno fa, prima di Hogwarts sono stato attaccato da un branco di lupi, mi sono salvato, ma mi hanno lasciato questo ricordo. Anzi a dir la verità ne ho un paio di queste in giro per il corpo, questa è la più profonda, ma se vuoi più tardi ti faccio vedere anche le altre..." Non dissi tanto ne poco, in fondo era la verità, non serviva sapere perchè mi trovavo li o cose simili, anzi forse la strega avrebbe notato solo l'ennesima sfida lanciata in una frase qualunque. Il mio passato era un qualcosa che difficilmente metteva il sorriso negli altri e sinceramente non mi andava di rovinare quella bella atmosfera. La guardai attentamente e ascoltai ogni sua parola con attenzione. Osservai ogni suo gesto con curiosità ed interesse. Da quando aveva preso la mia bacchetta sembrava un'altra persona, la professionalità, l'attenzione ai dettagli e la cura di ogni movimento mi lasciarono a bocca aperta. Amavo chi conosceva bene un'arte o un mestiere, chi lo faceva con passione e riusciva a trasmettere la stessa a chi, come nel mio caso, li osservava. In quel momento avrei voluto fare infinite domande e imparare tutto dell'arte delle bacchette ma fui riportato alla realtà dalla natura sfacciata di Ruby che probabilmente stanca di fare la seria aveva di nuovo preso il sopravvento. Seguii ogni movimento della strega, non ne persi nemmeno uno e quando la pelle della sua gamba inziò a scoprirsi lenta e costante capii cosa avevo provocato in lei poco prima. Ogni centimetro facevano salire la temperatura, "Chissà...Forse si o forse no, in fondo è volubile l'hai detto tu...Magari potresti darmi un tuo parere da professionista...Ci terrei particolarmente..." Con la stessa calma delle mie parole mi allontanai leggermente fino a incontrare lo sguardo di lei, ero ad un soffio, la guardai intensamente spostando lo sguardo sulle labbra rosee, morsi le mie quasi con forza, poi un sorriso si fece strada sul mio volto e piano tornai alla mia posizione iniziale. Ancora una volta l'avevo sfidata, ancora una volta ero stato ad un soffio da lei, ancora una volta avevo osato. Solo Odino sapeva quanto avrei voluto baciarla in quel momento, quanto avrei voluto dare più di qualche parola maliziosa, ma quel gioco al limite, sempre sul filo del rasoio nel quale entrambi stavamo seriamente rischiando di tagliarci mi stava davvero piacendo. Ero certo che non sarei riuscito a resistere ancora per molto, ma in fondo perchè farlo, in realtà non lo sapevo, sapevo solo che non avrei resistito a lungo a questa pressione crescente. Rimasi ad occhi sbarrati, non per lo stupore, ma perchè nella mia mente migliaia di immagini si accavallarono senza tregua...Ruby...Io....Dieci minuti...No rules...No inhibitions... Un fuoco mi divampò dentro, anzi un vero e proprio incendio, il fulcro del mio piacere sembrava impazzire e io stesso davo segni di cedimento, stavo perdendo il mio autocontrollo o per lo meno ciò che ne rimaneva...Poco. Cercai di ricompormi, di ricomporre per lo meno la voce e dopo aver inspirato mentre mettevo in tensione il collo prima da un lato poi dall'altro facendo crepitare le vertebre, come farebbe un pugile pronto al combattimento, dissi con voce di sfida "Ruby Ruby...solo dieci minuti? Mi aspettavo molto, molto di più da te, forse sei abituata con gli inglesi, ma io NON sono inglese!" Detto ciò sorrisi beffardo gonfiando il petto e irrigidendo i muscoli che fecero capolino dalla stoffa morbida dei vestiti, volevo vedere dove sarebbero andati gli occhi di lei, dove si sarebbero posati. Eravamo entrambi al limite che più limite non si può, probabilmente i prossimi istanti sarebbero stati la spinta finale, ma fino ad allora il gioco continuava ed era di nuovo il mio turno. "Sai Ruby quando mi hai mandato quell'invito non avrei mai immaginato di divertirmi tanto, sei una vera e propria forza della natura!" Allungai il braccio verso di lei così che potesse, se avesse voluto, affiancarmisi durante la camminata. "Che ne dici di farci una di quelle foto magiche, meglio farlo ora magari dopo non ne avremo il tempo...." Il mio sguardo era rivolto in avanti, impassibile, ma nonostante ciò un sorriso divertito si fece strada di nascosto tentando di non essere visto, cosa che di sicuro non avvenne, perciò mi voltai verso di lei e le feci l'occhiolino lasciando libere le labbra di inarcarsi come amavo fare e, nel caso si fosse attaccata al mio braccio, l'avrei portata più vicino a me. Quella ragazza era un mix di talmente tanti modi di fare e sentimenti che il solo cercare di capirla sarebbe stato inutile, almeno per ora, io preferivo di gran lunga seguirla, superarla, stando sempre al suo fianco. Diciamo che il nostro rapporto era sull'orlo di un baratro chiunque si sarebbe appena sporto terrorizzato dall'ignoto, ma noi, noi eravamo diversi, di sicuro nessuno dei due si sarebbe posto il problema di cosa ci fosse la sotto mentre entrambi saltavamo nel vuoto vogliosi di conoscere ciò che sarebbe successo. |
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Il punto era che riusciva a sentirsi a suo agio. Ma in un modo tranquillo e rilassato, conscia che non serviva controllare le parole o rifiutare ciò che le passava per la mente, non come durante tutta la sua vita, in cui prima di agire doveva riflettere sulle possibili reazioni altrui. Non doveva fingere. Non che normalmente indossasse una maschera, dato che il suo carattere iperattivo e provocatorio era noto, ma aveva incassato così tante occhiatacce che si sentiva in dovere di provare, perlomeno, ad essere più controllata. Ma lo odiava, odiava la banalità delle decisioni programmate, della timidezza, del corteggiamento. Quel pomeriggio invece poteva lasciare ai suoi sentimenti le decisioni, l’impulsività era ben accetta. E tutto ciò grazie ad Erick. Dal preciso momento in cui aveva poggiato un gomito sulla sua spalla non aveva ancora fatto una –comunemente ritenuta- figuraccia, e questo solamente perché lui non riteneva inadatto nessuno dei comportamenti della giovane. Era così semplice…voleva sospirare, e infatti sospirò, pesantemente, come quando ti stendi sulle coperte profumate dopo un allenamento di Quidditch in cui hai da difendere tre manichini e colpirne un quarto contemporaneamente. Il sospiro uscì insieme ad un’occhiata obliqua, mentre un mezzo sorriso increspava l’angolo sinistro delle labbra. Provava soddisfazione, curiosità e un’istintiva vicinanza, come se si riconoscessero della stessa specie. ..hai trovato persone troppo timide per farlo. Sì, rispose il movimento oscillatorio del suo capo. Quasi si dimenticò che –in sostanza- aveva fatto un complimento alle sue tette, e ricordarsi di ciò la fece ridere. -Quando si dice bruciare le tappe mh?- La bionda alzò per l’ennesima volta il capo verso Erick, questa volta però osservando i dettagli. Non c’erano rughe d’espressione sulla fronte, mentre una sottile linea si originava affianco e sotto al labbro inferiore. Le spalle erano abbassate, le braccia lungo i fianchi, una leggera striscia di luce circondava i suoi contorni. Era rilassato anche lui, perfettamente inserito in quei minuti e lucido. Si accorse che gli occhi castani la scrutavano, accesi di quella scintilla che le trasmetteva dei così vividi pensieri da farle trattenere il respiro. I riferimenti nascosti delle ultime due frasi erano così palesemente ovvi che le sue corde vocali non espressero nell’immediato alcuna risposta, mentre il suo viso si limitò a comunicare una decisa approvazione. -Tu che necessiti di una maestra? Non ti ci vedo proprio a ripetere movimenti e a prendere consigli.- Continuava a stupirla, ad accendere idee e luoghi della sua mente come una fiamma fa con uno stoppino. Ma ci sarebbe stata una volta in cui nominando qualcosa di semplice come le macchine fotografiche non si sarebbero invece riferiti…ad altro? -Piuttosto mi dai l’idea di uno che i trucchi se li inventa al momento, o di cui non ha alcun bisogno.- Era inebriante quel gioco di parole, così come lo fu il successivo. Anzi, lo scambio di frasi che venne dopo ebbe tutto tranne gli enigmi, e ciò infiammò il ventre di Ruby. Parole schiette, desideri espressi e quel termine… -Il campo di battaglia dici?- …quel termine le dava l’idea dell’assenza di ripensamenti. E proprio così se lo immaginò: una scena per nulla romantica in cui esistevano solamente i due corpi, noncuranti di essere in una via a caso o nel bagno di un locale. Uno contro l’altra, mentalmente e fisicamente. Chissà se sarebbero stati così competitivi anche nello spingersi oltre. Si accorse di avere ancora i palmi poggiati ai pettorali del Serpeverde, così si guardò le mani con studiata lentezza, in modo tale che anche lo sguardo di lui seguisse il suo. Quindi accartocciò la stoffa rossa spingendo non troppo delicatamente le unghie, sicura che si sarebbero sentite al di sotto. -Ebbene, lo sceglierò io.- La voce era quasi roca, bassissima e carica di desiderio. Era una promessa, avrebbe scelto lei dove i due si sarebbero affrontati, e lui avrebbe dovuto seguirla o…perdere la battaglia. Colpa sua, avrebbe potuto usare un termine diverso. A malavoglia ripresero a camminare, Dakota aveva le dita che formicolavano, le braccia che non riuscivano a stare ferme lungo i fianchi. Se pochi minuti prima cercava di distrarsi dai suoi pensieri, in quel momento desiderava intensamente che la avvolgessero e si concretizzassero. -Secondo me..- Si azzardò, consapevole della forte provocazione all’orgoglio di Erick. -..sei un po’ inglese anche tu allora.- Sentì i brividi sulla colonna vertebrale. Non sapeva come avrebbe potuto reagire, e forse ne temeva un po’ la reazione. Non ci credeva nemmeno lei nelle sue parole, era ovvio che Erick Fenrir Berg fosse uno che non parlava solo per dare aria alla bocca, ma…lo aveva detto appositamente per far emergere una risposta non banale. Poi un’occasione Se qualcuno le avesse toccato in quel modo collo e capelli non sarebbe riuscita a resistere senza che le cedessero le gambe. Era proprio una reazione istantanea: i brividi e il piacere erano così forti che necessitava di un sostegno, un po’ come i gatti. Ruby teneva ancora stretto il polso di Erick, e non staccava gli occhi da quei segni irregolari. Provava un misto di curiosità prettamente medica –quanto erano profonde? si erano rimarginate da sole o vi aveva applicato una qualche pomata?- e immaginazione. Cosa che forse non era così fantasiosa come credeva. -Uau, non so perché ma ci avrei scommesso, anzi, avevo pensato proprio una cosa simile. Non è che per caso hai una pelliccia di lupo? Che se è così torno indietro e chiedo la cattedra del professor Mison. - Non era inorridita o sbiancata. Solo le sue sopracciglia si erano aggrottate, spinte da un ricordo lontano di ululati agghiaccianti. Era ammirata, stupita da quell’esperienza per lei così fuori dall’ordinario ed emozionante. A metà tra il pensare che fosse una cosa incredibilmente interessante e incredibilmente dolorosa, l’inglese provò l’impulso di chiedergli più informazioni, più dettagli. Ma lui aveva continuato a parlare, distraendola dai suoi interessi discutibili. Comunque si ripromise di chiedere un resoconto dettagliato sull’incontro con i lupi. Aveva altre cicatrici, e a giudicare dal tono di voce, queste si trovavano in posti normalmente coperti. -E lo chiedi anche? Non mi perderei mai l’occasione di farti spogliare un po’.- Concluse la frase con un occhiolino, quindi strinse il labbro inferiore tra i denti, succhiandolo leggermente. La ragazza di Winchester si bevve le reazioni di Erick come lui probabilmente stava gioendo del suo spettacolino: notò la fermezza delle sue iridi nel seguire la propria mano così come la delusione quando queste si fermarono sul portabacchetta. Dentro di sé fremeva di soddisfazione. Il viso del ragazzo era come un libro aperto, e l’aureola di pensieri ed intenzioni che gli faceva fremere le mani era leggibile da chiunque. Anzi, sembrava così deciso ad assecondare le sue voglie che Ruby si convinse che lo avrebbe visto annullare le distanze da un momento all’altro. Invece questo sbatté le palpebre un paio di volte e controllò l’incendio, senza tuttavia spegnerlo. Poteva percepirne il calore. Il viso della diciassettenne rimase colorato da un sorriso malizioso anche quando lo vide avvicinarsi inesorabilmente. Sapeva che non l’avrebbe baciata, ma sapeva anche che ci stava pensando intensamente, come lei d’altronde. Non si stupì una seconda volta di quel gesto, anzi lo accolse e si concentrò su ogni dettaglio: dalle sue nocche che toccarono casualmente l’avambraccio di lui, al sussurro della voce, alla pelle d’oca sulla spalla e sul collo. Le sue parole si propagarono come un’onda, e contemporaneamente la fecero ridere piano. -Professionista? Se vuoi un parere professionale devi chiedere a Miss Atkinson, ma aimè, si sposa, sei arrivato tardi.- Ci sarebbe stata bene una linguaccia, ma la bionda invece picchiettò su una sua guancia con il palmo della mano, come a condividere il dispiacere. Si trovava ancora vicina al suo viso come una manciata di secondi prima, con un’espressione canzonatoria a fare da regina. -Il mio parere sarebbe puramente soggettivo…ecco, forse un pochino dettato dall’esperienza..- Approfittò della posizione per far salire la mano dalla guancia ai capelli, dove provò a lisciarli indietro facendoci scorrere le dita aperte. Quindi le sue iridi chiare tornarono a quelle più scure del Prefetto, il quale le stava sfacciatamente osservando le labbra mentre si mordeva le proprie. Ruby disegnò un debole no’ con la testa, uno di quelli che più di una negazione definivano una rassegnazione. Aveva il ritmo cardiaco accelerato e mentre rendeva partecipe Erick della sua idea di obbligo senza limiti le tremò la voce sulle ultime parole. Forse si erano arresi all’idea di camminare, fatto sta che erano ancora fermi, l’uno di fronte all’altra, a vedere chi sarebbe ceduto prima. ..molto, molto di più. -Oh ma vedi…- La sua voce era nuovamente calma, controllata, volta ad entrare sottopelle e lascare la sua impronta -…finiti i dieci minuti saresti tu stesso a chiedere un altro obbligo. E comunque mi stai facendo piacere sempre di meno gli inglesi.- Concluse con decisione e certezza assoluti. Le mancava il fiato, e anche se cercava di non darlo a vedere, provava un leggero capogiro. Era inebriata da tutto ciò, dal formicolio sotto l’ombelico, dal profumo di doccia fatta da poco, da ciò che la doccia’ le faceva venire in mente, dal tono di voce del rosso. Ciò che aveva davanti le riempiva la mente, cancellava le persone che probabilmente avevano assistito a qualsiasi loro scambio di sguardi. Non si prese nemmeno la briga di prenderlo in giro per quel suo pavoneggiamento, lasciò anzi che i suoi occhi scendessero sulla Y rovesciata che si creava in corrispondenza del diaframma. Non sopportava più la pressione che sentiva sotto lo stomaco e il fiato corto che si ritrovava, e fu estremamente convinta del fatto che il venticello non bastasse più a rinfrescarla, quando possedeva interiormente un fiamma non controllata e un’altra le ardeva davanti. Immaginò che ci si sentisse così, da ubriachi. Senza pensarci due volte scivolò lungo il braccio che le veniva offerto, fino ad appoggiarsi con la spalla nell’incavo sotto l’ascella, docile. Annuendo poi estrasse dalla borsa l’aggeggio del Ghirigoro, quindi scattò in avanti per bloccare un mago non troppo vecchio che perlomeno lo sapesse usare e tornò al fianco destro di Erick, pronta per mettersi in posa. In quell’esatto momento comprese il significato della frase detta poc’anzi dallo stesso e, animandosi esattamente come un elastico teso troppo, la sua espressione mutò. Si voltò verso il fotografo improvvisato mentre –ne era sicura- ancora la macchina stava catturando immagini e si riprese con un frettoloso grazie’ la Giramondo. La ficcò disordinatamente nella borsetta con una mano sola poiché l’altra aveva nel frattempo stretta attorno al polso del Serpeverde che l’aveva provocata. E quindi…corse. Una breve ma rapida serie di passi portarono lei e di conseguenza l’altro tra due edifici a lato non identificati, Ruby notò solamente che nella parete di uno vi era una porta chiusa, probabilmente una seconda uscita poco utilizzata. Sentì che la sinistra mollava la presa sul polso di Erick e facendo perno sui tacchi bassi ruotò l’intero corpo, così che nuovamente si trovasse ad impattare con i palmi aperti sul petto di lui. Premette, e sostenendosi in quel punto si alzò sulla punta dei piedi. Il tocco delle labbra non fu delicato, e nemmeno lento. Racchiudeva tutto il desiderio che così tante volte era stato accantonato, risultando così frettoloso, ma non per quello superficiale. Istintivo è la parola giusta, poiché Dakota sentiva che cervello e corpo si erano di sicuro separati, e quest’ultimo era guidato solamente da impulsi. Nello stesso momento in cui le dita salivano verso le spalle –accarezzando la superficie sferica dei muscoli- la bocca si schiuse perché il bacio diventasse più profondo. Ruby stessa aveva dato il via alle danze, e ciò la faceva sentire più -Cosa dicevi prima? Che non avremmo avuto tempo? - Gli occhi pervinca della giovane brillavano di un piacere puramente fisico. Il passaggio dalla passionalità allo scherzo per lei risultò normale, ma niente nella sua espressione fece intendere che sarebbe finita lì. Erick avrebbe potuto percepire il cuore spingere prepotentemente contro il petto, come lei avrebbe potuto sentire quello del Prefetto se solo non fosse stata tanto concentrata a fissare la sua bocca, ora arrossata per l’attività compiuta. Edited by Ruby Dakota Delaware - 4/11/2017, 08:35 |
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Erick e Ruby Due nomi che di certo suonano bene insieme, ma che fino a qualche ora prima non erano nemmeno mai entrati in una stessa frase se non nell'elenco degli studenti di Serpeverde. Non so come ne perchè, ma più stavo con Ru e più quella ragazza riusciva a tirar fuori quel lato di me che in pochi, pochissimi avevano visto e anche lei sembrava fare lo stesso Eravamo complici, sfidanti e sotto certi punti di vista due amanti desiderosi di conoscersi per la prima volta. Riuscivamo a racchiudere in ogni frase, sguardo anche nel più semplice dei movimenti ogni tipo di sentimento, dall'amicizia al desiderio, dalla sfida alla risata. Non lo definirei bruciare le tappe, piuttosto essere sinceri e diretti. Lo ammetto, magari sono troppo diretto... Dicendo ciò mi passai la mano tra i capelli fermandola alla base della nuca, un sorriso quasi colpevole si disegnò sul volto, poi tutto d'un tratto il mio sguardo si fece serio e provocatorio, il mio viso si avvicinò a quello di lei e con voce profonda e di sfida dissi "Oppure sei tu che sei troppo timida..." Interruppi la frase senza aggiungere altro, non serviva, l'unica testimonianza delle mie ultime parole fu il sorriso beffardo disegnato sul mio volto. Bè sono convinto che ci sia sempre da imparare...Ma non ho mai detto che non sia capace o non conosca qualche trucchetto anche se non li definirei tali, diciamo che in tutte le cose mi faccio prendere dal momento e bè mi lascio andare ecco... Quella frase voleva dire tutto e niente, per lo meno se detta a una persona qualunque, ma non era questo il caso, la testolina di Ruby avrebbe di certo interpretato, vagliato ogni possibile significato per poi capire che in soldoni le stavo dicendo che mi piaceva imparare, ma più che altro mi piaceva fare, ero un tipo pratico e in tutto, proprio tutto ciò che facevo mettevo passione. Le parole scorrevano come un fiume in piena, non vi erano mai momenti di silenzio definibili imbarazzanti. Tutto era perfetto, divertente, stimolante e tutto era una sfida e la battitrice non perse l'occasione per ricordarmelo. Stavo camminando tranquillo quando come un fulmine a cel sereno le parole della ragazza colpirono direttamente il mio ego, una cosa molto azzardata da fare, soprattutto considerando che di sicuro aveva capito quanto non apprezzassi gli inglesi. Sorrisi guardando dritto davanti a me, di sicuro si aspettava una risposta, una degna del mio modo di essere, purtroppo però io non amavo essere instradato ne essere prevedibile perciò optati per altro. Lentamente voltai lo sguardo verso di lei, non cercai ne le labbra ne i suoi floridi seni e la cosa non fu facile, andai dritto ai suoi occhi nei quali piantai i miei come si fa con un chiodo nel legno. Il mio sguardo era intenso, ricolmo di sfida, ma non la solita ironica e leggera no, questa volta stavo immaginando di guardare un avversario, qualcuno che valeva la pena sfidare, qualcuno insomma che accendesse la parte più competitiva e fredda del mio animo. Non c'era sorriso sul mio volto ne gioia nei miei occhi, il mio intento era penetrare la dura corazza di Ru e scuoterla così forte che non avrebbe più lasciato proferire quelle parole alle sue labbra rosee. Conclusi con poche, semplici e dure parole, in fondo era quello che voleva...Più o meno. "Inglese?...Devo aver sbagliato qualcosa se lo pensi...Vorrà dire tirerò fuori ciò che mi rende un vero Scandinavo..." Le pause erano volutamente lunghe, per marcare ogni singola sillaba, il mio tono era piatto, costante, ma incredibilmente freddo quasi volessi portare il gelido clima norvegese in quel luogo magico. Poi tutto tornò normale, come se una forte, improvvisa folata di vento avesse spazzato via tutto. Il mio viso tornò rilassato, la mia bocca riassunse la tipica posizione all'insù e il mio sguardo tornò allegro e spensierato come sempre. Sapevo che era una semplice sfida, una provocazione, così mi spinsi un pò oltre, ma ero davvero convinto delle mie parole, presto le avrei dimostrato cosa mi distingueva tanto da un semplice inglese. Tutto era di nuovo come sempre, e ancora una volta i nostri corpi erano in contatto, nulla di che, semplicemente la sua mano tra i mie capelli, ma nonostante fosse una cosa davvero semplice dei brividi mi percorsero la schiena fino al punto in cui le dita di lei sfioravano la mia nuca, leggermente torsi la testa di lato come fa un gatto che apprezza una grattata dietro l'orecchio e segue i movimenti della mano speranzoso che quel piacevole momento non finisca. Era palese, io ero come quel gatto, mi piaceva e non facevo nulla per nasconderlo alla Verde - argento, probabilmente avrei pagato questa mia debolezza, ma in quel momento non mi interessava. Socchiusi gli occhi e mi godetti più intensamente ogni piccolo movimento della mano della ragazza, poi li riaprii e la guardai in volto con quello sguardo che voleva dire tutto e molto di più...Attenta Ruby, così rischi... In realtà ero io a rischiare di perdere il controllo, cercavo di ripetermi quelle parole solo per trovare un'appiglio che mi permettesse di rimanere lucido ancora per un pò, anche se non so quanto avrei ancora potuto tirare l'elastico del mio autocontrollo che ormai era già teso al limite sopra una fiamma chiamata desiderio. Tutto si concluse così come era iniziato e con fatica riuscii a deviare i miei pensieri sulle mie cicatrici e sulle domande di lei. Una pelliccia di lupo? Forse ho qualcosa di simile, non ricordo, ma non è per questo che ho queste cicatrici...E stato un mio errore...Senza accorgermene ho sbagliato strada...E mi sono ritrovato in mezzo a un branco di lupi...E' una lunga storia, magari un giorno te la racconterò! Un sorriso forzato si frappose al velo di tristezza che aveva coperto i miei occhi, cercai di tornare al presente e dimenticare il passato e Ruby fu molto brava nel facilitarmi il compito a modo suo. La voce si fece suadente, carica di quel sentimento che ormai era alla base di ogni frase...Desiderio Se proprio vuoi saperlo non ti serve una scusa per farmi spogliare... Le feci l'occhiolino e continuai a guardarla mordendomi leggermente il labbro inferiore. Una proposta? Una sfida? Stava alla giocatrice decidere come interpretare le mie parole. Bè allora mi accontenterò di questo giudizio puramente...Soggettivo, chissà che non scopri qualcosa che non conoscevi! Il tono era sempre al limite, sul filo dei doppi sensi. Sei davvero sicura di te non c'è che dire! Ma dieci minuti non si possono nemmeno definire riscaldamento, è ovvio che ti chiederei un'altro obbligo...Ho un'idea!!! Facciamo così, Accetto sin da ora ogni singolo obbligo che vorrai pormi, così non dovrai interromperti a chiedere. Ora bisogna vedere se sei pronta a tanto...Non vorrei fosse troppo per te... La sfida era lanciata, ma sinceramente non sapevo chi sarebbe stata la vittima e chi il carnefice, ne se ci sarebbe stato davvero un vincitore e un vinto, sapevo solo che avevo appena lanciato un'esca succulenta ad un famelico lupo. Ne sono felice e per questo perdonerò la tua frase di poco fa...Invece io devo ammettere che anche a me piacciono sempre di più i...NO...Sei tu che mi piaci sempre di più...Raramente mi sono trovato così a mio agio con una persona e dopo così poco tempo poi. Sei davvero una bomba! C'era un che di sdolcinato nella mia frase, lo ammetto, anche se era detta con allegria, ma era la pura verità. Ru era una forza della natura e mi piaceva stare con lei, parlarle e sfidarla, non sapevo mai come sarebbe andata a finire e la cosa mi stimolava, se poi a questo aggiungiamo quella voglia ancestrale sempre presente, creavamo un mix davvero esplosivo. Per la prima volta stavamo facendo qualcosa che non avesse un secondo significato, una foto. Mi ero messo in posa, sorridente come sempre e devo ammetterlo anche un pò curioso di come funzionasse quella sfera. Non feci in tempo a rilassarmi che la ragazza scttò come una molla riprendendo la piccola macchina magica e scattando lungo la via fino a infilarsi in un vicolo. Ma che avrà in mente? Dentro di me avevo già la risposta, ma ero troppo stupito per ascoltarla, ero sicuro che sarei stato io a fare la prima mossa e invece... Le labbra di lei si stamparono sulle mie le nostre lingue si fusero, danzarono, lottarono. Il desiderio aveva preso forma, velocemente ogni barriera e limite della mia mente venne spazzato via come investito da uno tsunami. Prima era lei a guidare, a far sfogare la sua libido per troppo a lungo trattenuta, ma non era l'unica. Le mie mani scattarono, una si posò sulla coscia, all'altezza di dove si trovava la sua bacchetta posta nell'altra gamba. Piano ma con forza salì sollevando leggermente il morbido tessuto, accarezzando la pelle morbida per poi arrivare al fianco, la mano si spostò al centro della schiena e in un attimo i due corpi furono saldamente uniti, i respiri si fusero insieme ai battiti furiosi dei nostri cuori, attutiti solo dalle sue morbide curve che si contrapponevano alla rigidità dei miei muscoli tesi come per dimostrare la loro forza. La mano libera andò al suo collo e salì aperta verso la nuca facendo si che le dita si infilassero tra i capelli profumati. Era mia. Il mio desiderio si espresse in tutta la sua forza che investì il corpo della maga. Non capivo più nulla, senza quasi accorgermene la schiacciai contro il muro, la mano sulla nuca e sulla schiena attutì il colpo evitando che si facesse male, ma di sicuro l'aveva sentito. Era come aver liberato un'elastico dopo una lunga tensione, con la sola differenza che il nostro si era proprio rotto. Non c'era limite, non c'era Inibizione, non c'era freno. Non sapevo quanto fosse durato, sapevo solo che mi era piaciuto e molto e qualcosa nel basso ventre lo dimostrava senza ombra di dubbio. Era stato diverso da qualunque altra esperienza, del tutto priva di qualunque tipo di modo per descriverla. Cercai di riprendere il controllo come, almeno all'apparenza, aveva fatto lei. Ho detto così perchè sapevo che una volta Ero certo che dopo quel bacio la voglia, il desiderio scemasse...Mai pensiero fu più errato, tutto era come prima se non peggio. Nei nostri occhi era ancora vivida quella fiamma, e anche se i sorrisi cercavano di celarla era molto probabile che non sarebbe stato l'ultimo bacio di quella giornata. Bè devo dire che queste foto mi piacciono proprio, ora capisco perchè hai comprato quella macchina... magari dopo ne facciamo un'altra che ne dici? La malizia era difficilmente mascherabile, probabilmente non ci provai nemmeno, ero ancora troppo preso da ciò che era accaduto, così decisi di fare qualcosa per riprendere le redini del gioco Ti va di andare da qualche parte? Avevi già in mente qualcosa? Avrei rimescolato le carte, avevamo cambiato elastico e già era teso al limite, il gioco ricominciava, questa volta più intenso che mai, avevamo avuto un'assaggio l'uno dell'altra, ma ero sicuro che come per me non le sarebbe bastato. |